Corriere dello Sport

giovedì - 18 marzo 2010

Meneghin: «Azzurri, scioperate nei club»

«Assurdo attaccare la Nazionale: è l’unica che fa giocare gli italiani»
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Dino Meneghin assiste ad un match dell'Armani Jeans insieme a Giorgio Corbelli© LaPresse
ROMA, 2 luglio - Secondo per pre­senze con la maglia azzurra (ben 271) nei diciannove an­ni durante i quali l’ha indos­sata, attuale team-manager della Nazionale e testimone universalmente riconosciuto e apprezzato, Dino Mene­ghin - come al solito - non ha peli sulla lingua e lancia l’en­nesima provocazione: «I gio­catori italiani possono an­che aver ragione e cercare di farla valere, ma sbagliano metodo e mezzo: la Naziona­le è l’unica squadra che li fa giocare. Se lo sciopero è l’unica arma valida, sciope­rassero nei loro club, e cioè contro le società che, invece, non dànno loro spazio. Se­guissero l’esempio di altre battaglie sindacali che negli Usa sono state condotte nel­l’hockey su ghiaccio e nel baseball e che alla fine sono state vinte dai giocatori».

L'AZZURRO È SACRO - Anche - e soprattutto - per Dino Meneghin la maglia az­zurra è sacra: «Non va stru­mentalizzata, soprattutto perchè appartiene a tutti e a nessuno». Non crede comun­que che si arriverà all’asten­sione: «Almeno lo spero. Spero che sia stata solo una minaccia per cercare di ri­portare al tavolo delle trat­tative, con la mediazione del Coni, Fip e Lega, prendendo­si un posto anche loro. L’ar­rabbiatura dei giocatori è sa­crosanta, perchè non si cam­biano le regole in corsa, tut­tavia minacciare di boicotta­re solo la Nazionale è deci­samente sbagliato». Suggerisce la via del dia­logo: «Le azioni violente so­no inutili e controproducen­ti: arrivare al muro contro muro non serve a nulla, ci vuole equilibrio e la volontà di discutere per raggiungere una soluzione condivisa: spero che tra oggi e il radu­no di Bormio si trovi un ac­cordo. Bloccare il lavoro del­la Nazionale significa rovi­nare tutto quello che è stato fatto finora e compromette­re in modo gravissimo il fu­turo».

DIALOGO - Una prima picco­la vittoria i giocatori l’hanno comunque ottenuta. Il Con­siglio di Presidenza di ieri pomeriggio (del quale fa parte il sindacato dei gioca­tori con il suo consigliere fe­derale Maurizio Ragazzi, ma non la Lega di Serie A) ha af­frontato l’argomento dando mandato al presidente Mai­fredi «di convocare a breve Lega e Giba per aprire un ta­volo di trattativa,aderendo così anche all’invito al dia­logo nuovamente rivolto dal presidente del Coni, Gianni Petrucci. Lo scopo del tavolo di trattativa è evitare che gli atleti convocati disertino il prossimo raduno di Bormio». Primo passo, dunque, ver­so i giocatori, probabilmente concordato in qualche modo con la Lega, che dovrebbe essere accettato positiva­mente. In mattinata, al Foro Italico, Maifredi aveva au­spicato: «Ognuno faccia un passo indietro», aggiungen­do che l’incontro - il primo a coinvolgere anche gli atleti dopo che il 5 giugno scorso la Giba aveva deciso lo sciope­ro - si terrà la prossima set­timana, probabilmente mer­coledì 9 luglio. Bisogna capi­re come intendono muoversi le parti, se la promessa di trattativa è solo un gesto di­latorio o se c’è l’effettiva vo­lontà (e i margini) per modi­ficare il testo della conven­zione (due passaportati e quattro italiani di formazio­ne nel roster il prossimo an­no, un passaportato e cinque italiani dal 2009 al 2011). Si­curamente la Fip farà di tut­to, anche se Ragazzi ieri ri­peteva che non si sarebbe tornati indietro e Corrado deve valutare l’atteggiamen­to dei suoi club.

Mario Arceri
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