Mihajlovic: «Ero contro Mou invece è proprio grande»
«Qui però gli viene permesso tutto, in Serbia durerebbe un mese. I nerazzurri fanno paura, ma il Catania sta bene e in questo momento può battere chiunque. La lotta scudetto è già riaperta perché 4 punti non danno più certezze. Penso alla salvezza, ma Milan e Roma tiferanno. Ibra via? Ovvio: dopo due anni i compagni non lo sopportano...»

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ROMA, 10 marzo - Non è una partita qualsiasi. Non può esserlo, per Sinisa
Mihajlovic. All’Inter ha legato quattro anni bellissimi: gli ultimi da campione, i primi da tecnico accanto all’amico Mancini. Andò via quando arrivò Mourinho, che allora non sopportava. Aspettando la partita del cuore, ci spiega perché ha rivalutato il portoghese. E perché Ibra non è più nerazzurro. E perché a Bologna è finita... Sinisa va oltre il miracolo Catania: racconta il suo calcio con la solita schiettezza.
Mihajlovic, lo sa che tra due giorni mezza Italia tiferà per il Catania?
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Milanisti e romanisti, probabilmente, ma io non posso pensare allo scudetto. Io devo salvare questa squadra, perché se lo merita»
Per lei quella contro l’Inter è la partita del cuore.
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Una delle partite del cuore, perché quando incontro la Lazio o la Sampdoria le emozioni sono le stesse. Squadre a cui ho legato la mia vita. Ma in campo i sentimenti non possono trovare spazio. L’Inter vuole lo scudetto, il Catania vuole la salvezza».
Meglio incontrarli ora che non volano più.
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Questo non lo so, è difficile scegliere il momento più opportuno per affrontare un’avversaria. L’Inter è talmente forte, che fa paura davvero. Però...».
Però?
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In questo momento il Catania può battere chiunque, perché sta bene».
Vuole riaprire la lotta per lo scudetto, proprio lei ex interista?
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La lotta si è già riaperta da qualche settimana, ormai quattro punti di vantaggio non sono più una garanzia. Io, alla Lazio, ho perso lo scudetto con nove punti in più e l’ho vinto quando di nove punti ero sotto. Voglio vincere, mi auguro per il presidente Moratti e per i tifosi nerazzurri che l’Inter conquisti il titolo».
Milan o Roma, dietro all’Inter?
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Oggi dico Milan, ma in una settimana può cambiare tutto. Occhio alla Roma».
Ma perché l’Inter, in volata, ha sempre il fiatone? E’ successo anche all’epoca di Mancini.
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Nel suo dna, evidentemente, ha la sofferenza come destino. Ma non solo: è la Champions la vera ossessione dell’Inter, ormai da anni. Lo scudetto, adesso, lo danno quasi per scontato, rappresenta il minimo per i nerazzurri».
Neanche Mourinho si è avvicinato all’obiettivo.
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Lui ha preso una squadra molto forte, che aveva iniziato un ciclo importante, e l’ha rinforzata in modo spaventoso. E’ stato bravo a farsi comprare da Moratti i giocatori che voleva. Ora se la gioca contro il Chelsea: ha un piccolo vantaggio, può sfruttarlo».
L’Inter ha cambiato la panchina proprio per vincere la Champions, ma per ora non si sono visti grandi progressi.
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Io dico la verità: appena arrivato in Italia, il tecnico portoghese mi stava sulle scatole, non sopportavo i suoi comportamenti. Ora ho cambiato idea, per me è un grande personaggio. Lo stimo».
Si spieghi meglio, per favore.
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Lui tratta male i suoi interlocutori, spesso chiunque si trovi davanti a lui, a volte prende in giro anche voi giornalisti, ma tutto gli viene permesso. Lo dico in senso buono: quindi alla gente piace. Faccio un esempio: se in Serbia si esponesse così e usasse le stesse tecniche di comunicazione, non durerebbe più di un mese. Chiedete a Zenga cosa gli è successo: due dichiarazioni fuori dalla normalità ed è dovuto andare via da Belgrado».
Viva Mourinho, allora.
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E’ giusto che faccia così, mi piace sempre di più. Se se ne andasse, mi dispiacerebbe. Aspetto sempre con curiosità di vedere che cosa dice o che cosa combina».
A proposito di gente che se n’è andata: si aspettava il divorzio tra Inter e Ibrahimovic?
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Sì, perchè Ibra non può stare più di due o tre anni in una squadra. Dopo questo periodo, non sopporta più i compagni e i compagni non sopportano più lui. Un tipo alla Bobo Vieri, insomma: straordinari campioni, ma difficili».
Leggi l'intervista completa sull'edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio
Alberto Dalla Palma