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ROMA, 17 giugno - Rieccolo
Zdenek Zeman. L'allenatore boemo torna in gioco e lo fa dalla panchina della Stella Rossa di Belgrado. Un anno e mezzo dopo la seconda esperienza di
Lecce, Zeman riparte dalla Serbia e c'è da stare certi che non passerà inosservato. La nuova avventura è cominciata oggi con l'annuncio ufficiale del suo ingaggio (due anni di contratto) e la promessa di riportare la Stella Rossa ai vertici del calcio europeo.
LA CARRIERA - Sessantuno anni compiuti a maggio, Zeman arriva in Italia nel 1968 e dopo un breve ritorno in patria (dove nel frattempo c'era stata l'invasione sovietica) si trasferisce in Sicilia dove comincia con le giovanili del Palermo e il Licata la sua carriera di allenatore che prosegue con Foggia, Parma e Messina. Ma la notorietà arriva dopo: dal "Foggia dei miracoli", che agli inizi degli anni '90 stupì tutti con il suo modulo di gioco spregiudicato e spettacolare, alle esperienze con romane, prima sponda
Lazio e poi
Roma. In seguito il lento, ma inesorabile, declino con qualche rara fiammata: Fenerbahce,
Napoli, Salernitana e Avellino e ancora Lecce, Brescia e sempre Lecce.
«USCIRE DALLE FARMACIE» - Zeman viene però ricordato più per le sue esternazioni sul doping (celebre la frase
«vorrei che le farmacie uscissero dal calcio»), per i suoi commenti sempre originali, mai diplomatici. Dichiarazioni le sue che portarono all'apertura di una inchiesta da parte del pm di Torino Raffaele Guariniello e che, soprattutto, innescarono una serie infinita di polemiche.
LA TATTICA E I TALENTI - Assoluto fautore della zona e del gioco offensivo, sono tanti giocatori lanciati da Zeman: da
Beppe Signori, bomber del suo Foggia a
Pavel Nedved, voluto alla Lazio dal tecnico boemo; dal brasiliano Cafu, a
Marek Jankuloski, arrivato in Italia durante la sua esperienza sulla panchina del Napoli. E poi, più di recente,
Mirko Vucinic,
Valerj Bojinov, e l'attaccante Pabro Juan Osvaldo, giusto per citarne alcuni.
A ROMA IL PERIODO PIÙ BELLO - Le esperienze sulle panchine di Lazio e Roma sono da considerasi il nodo centrale della carriera di Zeman. Il boemo arriva sulla panchina biancoceleste nel 1994. L'allora presidente della Lazio,
Sergio Cragnotti, decide di puntare sul tecnico per portare la Lazio al "tavolo delle grandi". Zeman ritrova a Roma il suo pupillo Signori e porta con sè anche l'argentino Chamot e Rambaudi. La Lazio è seconda in campionato. L'anno seguente raggiunge il terzo posto nel campionato scoprendo al centro della difesa il giovane
Alessandro Nesta. Il terzo anno alla Lazio non è altrettanto felice tanto che Zeman verrà esonerato (27 gennaio 1997). Dalla Lazio alla Roma il passo è breve: Zeman accetta la proposta di Franco Sensi e si prepara ad affrontare il campionato 1997/98 che dovrà segnare il rilancio dei giallorossi. Chiude la stagione al quarto posto con il miglior attacco della serie A, e ottenendo la qualificazione in coppa Uefa. Nel luglio 1998 le dichiarazioni choc di Zeman sul doping. La Roma 1998/99 chiude al quinto posto, ad un punto dalla quarta ed a due dalla terza posizione che avrebbero garantito l'ingresso in
Champions League. È sempre della Roma il miglior attacco della serie A. Si devono a lui la definitiva consacrazione di un campione come
Francesco Totti, la nazionale per giocatori come Damiano Tommasi, Eusebio Di Francesco, A.C. Zago, l'esplosione di Luigi Di Biagio e la pioggia di gol di
Marco Delvecchio che risulterà il miglior realizzatore italiano della stagione. Poi una lunga serie di esperienze insoddisfacenti in Italia e all'estero. Ora da Belgrado il boemo cerca un rilancio in grande stile.
ciro
27/07/2008 22:04:30