
© Grazia Neri
NAPOLI, 4 luglio - Trentacinque, una storia ch’è poi la storia di Napoli, due scudetti e la coppa Uefa, le coppe Italia e Maradona, Ferlaino e De Laurentiis, l’altare e la polvere del fallimento, la gioia e i dolori sopiti. Trentacinque custoditi tra le dita, tra le pieghe della memoria, in una mascella che sa di scrigno, nel caveu dei ricordi in cui c’è spazio per qualsiasi cosa sappia di Napoli, d’Italia e persino d’Argentina, un mondo attraversato in maniera amicalmente trasversale, senza mai disconoscere se stesso, senza mai staccarsi dalla leggerezza d’un massaggio. Trentacinque di calcio attraversati viaggiando nei ricordi di Salvatore Carmando, una galleria di fotogrammi ingialliti eppure così colorati da sembrar freschi, come se fossero usciti adesso dalle sue mani.
Il primo giorno da pensionato di Carmando com’è stato?
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Indaffarato. Tante telefonate, il segnale di una stima forte, manifestatami da chiunque, amici e vecchi giocatori, allenatori e dirigenti. Pensi, a un certo punto ho spento il cellulare» .
In casa com’è stato il clima.
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Di grande festa, perché Roberto mio figlio si sta laureando. E poi mia figlia Margherita, che lavora a Londra, si è sposata sei giorni fa: mi sto vivendo la felicità della famiglia» .
Senza nostalgia?
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E’ chiaro che il calcio ha rappresentato la mia vita, ma io sono uomo di mare e guardo avanti. Me ne andrò un po’ in Inghilterra da mia figlia, vuoi vedere che a sessantacinque anni imparo a parlare inglese?» .
La lingua universale è l’ironia.
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Ne ho usata tanta, sempre con sincerità assoluta. Ho preso il mio impegno sul serio, da professionista, però utilizzando la verve per sdrammatizzare » .
Domanda facile facile: il giorno più bello.
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Il 10 maggio dell’ 87, il primo scudetto: la città invasa e bloccata per una notte intera, Napoli in copertina per essere uscita da un incubo ed essersi ritagliato un posto nella storia. Ne parlo e mi viene la pelle d’oca. Ma è stata felicità anche il secondo scudetto e le coppe e quel periodo magico in cui veramente eravamo i più forti. Se uno rilegge la formazione se ne rende conto: uomini di spessore, di carattere, uomini veri, Bruscolotti, Bagni, Giordano, Careca, Carnevale, Ferrara. E poi Lui: lo scriva con la maiuscola, eh, Lui... » .
Il più triste, scartando il 2 luglio.
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Quando abbiamo capito che il Napoli stava fallendo, che non c’era niente più da fare. Poi è ricomparso De Laurentiis ed ha salvato famiglie e soprattutto la passione della città. Ma è stata una estate terribile, a modo suo indimenticabile. Sentivi il mondo crollare sotto ai piedi, leggevi la tristezza della gente » .
Maradona.
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Ci siamo presi subito e non ci siamo mai più lasciati, perché ci univa e ci unisce un affetto reciproco senza eguali. Mi ha concesso il privilegio di essere con lui in Messico, di essere con lui in America, di sentirmelo sempre a fianco. Il vero genio del calcio, non solo con i piedi ma anche con il cuore. Chi non lo conosce non può descriverlo, ma sensibilità unica. La sua uscita di scena a Usa ‘ 94 è stato un dolore autentico che ho superato a fatica e solo con il tempo » .
Gli allenatori non si contano, qui ne cambiavano uno al mese una volta
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Sono stato rispettoso con tutti, sempre al mio posto, poi è chiaro che con qualcuno hai più confidenza, c’è maggiore intesa. Non esistono classifiche in questo senso, però devo confessare che con Lippi, Marchesi, Ranieri, Novellino e Reja c’è stato un rapporto più intenso » .
In trentacinque anni, quasi trenta con Ferlaino.
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Il numero uno dei presidenti, il migliore, il più capace, un artista nel suo genere. De Laurentiis ha tutto per eguagliarlo » .
De Laurentiis e Marino.
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Sono grato per avermi tenuto finché hanno potuto. A ottobre saranno 66 primavere » .
Sembra che a mandarla in pensione non siano stati loro... Un po’ la legge, un po’...
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Cambiamo argomento. Però mi scrive che sinceramente e pubblicamente voglio esprimere a presidente e direttore generale tutta la mia simpatia? ».
Racconti un particolare che le piace.
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In pochi possono ricordarlo, ma da ragazzo ho giocato. Ero nella Salernitana giovanile, si chiamava la De Martino, in squadra c’era con me Ciccio Cordova: ero terzino, fu espulso il portiere e finii in porta » .
Volevano già che usasse le mani.
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Non sono un mago, ma un professionista. Ci ho messo sempre la faccia e la passione, mi sono divertito un sacco ed ho ricevuto tantissimo. Tre mondiali, due con Maradona e uno con gli azzurri, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, l’amore della gente di Napoli che mi ha considerato una bandiera » .
Vero che lasciò la nazionale perché Sacchi e Berlusconi le fecero pagare la storia della monetina?
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Altra domanda, per cortesia » .
Bergamo e Alemao: un tormento.
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Uffa, che noia. Ancora con quella sciocchezza. Dissi a Ricardo: sanguini, stai male, stai giù. In tv è andato solo l’ultima parte del labiale e da quel giorno ogni anno è una ricorrenza. Pure voi del Corriere, quest’anno, me l’avete ricordato » .
Un inedito, per cortesia.
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Se dico tutto a lei, poi chi va a comprare poi il mio diario? Si intitolerà un’avventura meravigliosa, il racconto di una vita. Lo scriverà mia figlia. Ci divertiremo » .
A proposito, lei è stato maestro di scherzi...
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Non si è salvato nessuno. E diventa complicato ricordarseli. Però uno degli ultimi merita. Io ho paura dei cani, sento che Calaiò racconta a un compagno: ora vado da dietro, abbaio e con le dita fingo mordere. Preparo il controscherzo: ci sto, mi butto a terra e fingo di essere sotto choc. Calaiò è diventato bianco » .
Sull’aereo non scherzava, però..
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Quella era ed è paura autentica. Un po’ però ci marciavo, tenevo allegra la compagnia. Però decollo ed atterraggio » .
Ha uno spazio sul giornale, lo utilizzi.
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Devo salutare generazioni di tifosi del Napoli che non hanno mai nascosto di portarmi nel cuore. Mi sono ritrovato persino sugli striscioni, ho avuto una dietro l’altra prove di un amore che mi ha toccato. Ai ragazzi delle curve, a chi è sostenitore del Napoli, il mio grazie » .
Antonio Giordano