Corriere dello Sport

mercoledì - 17 marzo 2010

Conte: «Atalanta, vendi cara la pelle»

Il tecnico nerazzurro perde pezzi per la sfida col Cagliari: dopo Barreto, ko anche Garics
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Conte: «Atalanta, vendi cara la pelle»© LaPresse
BERGAMO, 31 ottobre - L'Atalanta di Antonio Conte continua a perdere pezzi. Dopo Barreto, che dovrà operarsi e stare fuori tre mesi per una recidiva del problema al piede destro, si è bloccato anche Garics per una distorsione al ginocchio. Un bel guaio per il tecnico dei bergamaschi, che però chiede ai suoi di «onorare la maglia e vendere cara la pelle» domani a Cagliari. «Purtroppo la situazione d'emergenza si protrae - sbuffa l'allenatore -. Insomma, potrebbe andarci meglio ma affiliamo le armi pronti a giocarci la partita. A Livorno non meritavamo di perdere ma a Cagliari siamo pronti a una nuova battaglia contro una squadra reduce da due successi di fila».

Per Conte, è «inutile piangerci addosso per le assenze o per la sconfitta di Livorno: siamo terzultimi, ma solo qualche settimana fa c'era da disperarsi». Sono già pronte le soluzioni per tamponare l'emergenza: Radovanovic sostituirà Barreto, mentre a destra arretrerà Padoin con l'inserimento al suo posto di Madonna. Nessun dubbio invece per quanto riguarda l'attacco: Doni affiancherà Tiribocchi, a conferma che la ribellione del capitano dopo la sostituzione di Livorno è definitivamente archiviata.

Da ex calciatore e capitano della Juventus, Conte sottolinea che «sono situazioni normali, che si verificano in tutte le squadre. Non c'è nessun problema, c'è stato un chiarimento come si fa tra persone intelligenti». Ma il tecnico tiene a ribadire che «qui decido io, nel bene o nel male, piaccia o non piaccia». Comunque, aggiunge, «il nervosismo è un segnale positivo: i giocatori passivi non mi interessano». La personalità del resto non fa difetto nemmeno a lui: «Ho un brutto carattere - ammette il tecnico -. Doni ha la mia stessa personalità, ha il sangue bollente. Non mi interessa che mi si venga a dire che sono una carogna, ma voglio che alla fine del percorso i giocatori dicano che ho insegnato loro la mia idea di calcio».
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