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CITTA’ DEL CAPO, 3 dicembre - Da una parte lo stadio nuovo che sembra opera di quell’artista che incartava i monumenti, dall’altro, a venti minuti di battello, il vecchio campo recintato con il filo spinato. Niente prato, solo sabbia ed erbacce, seccate e mangiate dal sole. Tra i due non corre soltanto un fazzoletto di mare, corrono anni di storia.
«Molto più di una semplice partita», recita la scritta che chiude un film sul calcio giocato all’interno di Robben Island (Robben Eilan in lingua locale). Il cartelo che campeggia all’entrata è paradossale come altri che la storia peggiore dell’umanità ricorda:
«We serve with pride», noi serviamo con orgoglio. Di quell’orgoglio ora è rimasta una prigione vuota diventata museo e la piccola cella che per diciotto anni accolse Nelson Mandela,
«Madiba».
CALCIO E LIBERTA’ - Per capire cosa sia questo primo Mondiale africano, questo primo Mondiale Sudafricano bisogna partire da qui. Lo sa bene, Sepp Blatter, gran regista di eventi che a volte somigliano al Nulla. Il calcio è la metafora di una lunga marcia e il Mondiale il momento in cui comincia in qualche maniera comincia un’epoca. Non più il pallone di stracci legato con lo spago calciato negli spazi angusti di una prigione per dimenticare la crudeltà dell’Apartheid, non più le partite organizzate dalla Makana Fa, protagonisti gli ospiti (forzatamente ospiti) di Robben Island; finalmente gli spazi aperti, il football che unisce, che abbatte i confini di un mondo a parte. Il filo spinato è rimsto solo come elemento della memoria, ma non fa più male, non è più invalicabile perché è stato valicato.
IL MONDO IN DIRETTA - Oltre quella recinzione lo stadio che si affaccia sul mare,
«incartato», forse non troppo rispettoso degli standard urbanistico-ecologici occidentali (faticosamente inseguiti e il più delle volte solo parzialmente rispettati). L’Evento è domani sera: duecento milioni di telespettatori, duecento paesi collegati, una tra le più belle attrici del mondo, Charlize Theron. Soprattutto trentadue squadre. Archiviato il
«siluro» alla Francia (la Federazione transalpina l’ha presa bene: in certi casi è meglio far buon viso a cattiva sorte), il centro della scena verrà preso dalle urne. Parola alla sorte. In città è arrivato Marcello Lippi. E’ arrivato il presidente della federazione, Giancarlo Abete. La presenza della Francia in quella terza urna alimenta foschi presagi: e se finisse come i occasione del sorteggio della fase finale dell’ultimo europeo? I film già visti non affascinano. In ogni caso resterà il messaggio globale: il Mondo oltre Robben Island. Nel frattempo, Sepp Blatter, che sa bene come nel Mondiale gli aspetti prosaici legati al vil denaro prevalgano su quelli nobilmente ideologici, ieri ha fornito il dettaglio dei quattrini che la Fifa distribuirà grazie a questa manifestazione: in tutto 261 milioni di dollari, cioè un +61% rispetto al Mondiale precedente. Il vincitore ne intascherà trenta, l'altro finalista 24. 40 milioni saranno distribuiti alle società che metteranno a disposizione i loro giocatori a vantaggio delle nazionali.
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