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LOMÈ (TOGO), 10 gennaio - Il primo ministro del Togo ha dichiarato oggi che la squadra, oggetto di un attacco nell'enclave di Cabinda nel quale sono morte tre persone,
«rientrerà oggi» in patria e non parteciperà dunque alla Coppa d'Africa.
UFFICIALE - La nazionale di calcio del Togo rientrerà in patria, non giocherà nel torneo per la Coppa d'Africa. Lo ha detto il calciatore Emmanuel Adebayor alla radio francese RMC.
«Avevamo fatto una riunione tra noi calciatori ieri e avevamo deciso che giocando avremmo fatto qualcosa di buono per il nostro Paese, in segno di rispetto per coloro che sono morti», ha detto il capitano della nazionale del Togo, Adebayor,
«ma, sfortunatamente, il Capo di Stato e le autorità del nostro Paese hanno preso una decisione diversa, quindi facciamo le valigie e torniamo a casa».
LE CERTEZZE - Il premier Gilbert Fossoun Houngbo ha precisato che
«se all'apertura della Coppa d'Africa, una squadra o qualcuno si presenterà sotto le insegne del Togo, sarà un falso...La squadra deve tornare oggi».
«La squadra - ha ribadito il primo ministro parlando con la stampa a Lomè - d
eve tornare. La decisione del governo è inalterata. È una decisione maturata da venerdì. Noi - ha spiegato ancora Houngbo -
comprendiamo il passo dei giocatori che volevano esprimere così un modo per vendicare i loro colleghi morti, ma sarebbe irresponsabile da parte delle autorità togolesi lasciarli proseguire». Stanotte alcuni giocatori avevano detto di voler partecipare alla Coppa che si apre questa sera ,
«in memoria» delle vittime dall'aggressione.
ADEBAYOR: «NIENTE COPPA» - Il capitano della nazionale togolese, Emmanuel Adebayor, ha annunciato che la squadra non disputera' la Coppa d'Africa.
«Le autorità hanno deciso che dobbiamo fare i bagagli», ha spiegato facendo riferimento alla presa di posizione del governo del Togo. E poi ha rilanciato le ragioni del proprio Paese:
«Se si dovesse guardare ai morti, la Coppa d'Africa dovrebbe essere annullata, ma la Federazione africana ha deciso diversamente».
LA RABBIA DEI SEPARATISTI - Nel frattempo i separatisti dell'enclave angolana di Cabinda, autori dell'attacco alla nazionale di calcio del Togo, hanno detto oggi che
«le armi continueranno a parlare» a Cabinda. Le dichiarazioni sono state fatte al telefono da Rodrigues Mingas, responsabile del gruppo separatista che ha rivendicato l'attacco contro la delegazione del Togo alla Coppa d'Africa. L'agguato di due giorni fa nel quale sono morte tre persone (l'autista del pullman e due membri non giocatori della squadra), è stato rivendicato dal Fronte armato di Liberazione nazionale (Flec) che vuole l'indipendenza di quell'enclave angolana ricca di petrolio. Oggi, contrariamente alla volontà fin qui espressa da alcuni giocatori, il governo del Togo ha fatto sapere di voler richiamare in patria la squadra ritirandola di fatto dal torneo. Mingas, parlando al telefono da Parigi dove vive in esilio, ha spiegato:
«Siamo in guerra e tutti i colpi sono consentiti». Mingas, che è segretario generale delle Forze di liberazione dello stato di Cabinda-Posizione militare, ha rimproverato al presidente della Confederazione africana del calcio, Isaa Hayatou, di aver deciso di mantenere sette partite di Coppa d'Africa nell'enclave separatista.
«Questo continuerà perché il paese è in guerra, e perché il signor Hayatou si è intestardito», ha concluso.
BLATTER: «FIDUCIA NELL'AFRICA» - Il presidente della Fifa, Joseph Blatter, ha espresso la sua
«fiducia nell'Africa», a cinque mesi dai Mondiali in Sudafrica, in una lettera aperta ad Issa Hayatou, presidente della Confederazione di calcio africana (Caf), dopo l'attacco al pullman che portava la Nazionale del Togo in Angola per la Coppa d'Africa. Il testo della lettera di Blatetr è stato diffuso dalla Fifa sul proprio sito.
«Ho fiducia nell'Africa - fa sapere Blatter -
e forti di questo organizzeremo insieme la competizione di punta del calcio mondiale nel 2010. Questa situazione terribile non può far dimenticare che il calcio africano ha scritto bellissime pagine della storia del calcio mondiale: l'Africa è la culla di gioielli puri del calcio». Poi Blatter assicura ad Hayatou il suo
«massimo appoggio nel momento in cui una delle federazioni che fanno parte della Fifa e della Caf è vittime di eventi tragici. La Fifa e io personalmente abbiamo un pensiero particolarmente commosso per le vittime e ci associamo totalmente al dolore delle loro famiglie e dei loro cari».