Felipe Melo: «Il Brasile? Devo fare bene alla Juve»
Il centrocampista brasiliano: «Voglio il Mondiale ma non penso solo a quello. Io non tiro indietro la gamba quando gioco per la Juve, perché fare bene con il club è l'unico modo per essere sicuro di essere convocato nella Seleçao»

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ROMA, 8 febbraio -
«Prego, e chiedo a Dio di rivestirmi con una corazza celeste. So che lui mi sta osservando, e per questo non ho paura. Il timore lo combatto con il lavoro». Intervistato dal sito brasiliano 'Globoesporte' il mediano della Juventus Felipe Melo spiega come si esce dalla crisi, se non quella della sua squadra, almeno quella personale.
«Comunque - aggiunge il religiosissimo giocatore bianconero -
non prego di più perchè questo è l'anno del Mondiale». Però ammette che Sudafrica 2010 è costantemente nei suoi pensieri.
«La Coppa del mondo - dice Felipe Melo -
è l'apice della carriera di ogni giocatore. Arrivare in nazionale è il massimo, disputare un Mondiale è tutto ciò che un calciatore può chiedere. Io ci penso anche quando dormo, e ovviamente quando sono sveglio. Ma quando dormo e sono sveglio penso anche alla Juventus, perchè alla fine è questo club che mi dà il pane. E poi è molto semplice: se fai bene nel club, ciò ti fa arrivare in nazionale. Le due cose vanno insieme». Ma non è che il pensiero del Mondiale, e la paura di un infortunio che potrebbe impedirgli di andare, possono indurre un calciatore a tirare indietro la gamba, magari inconsciamente?
«Con me questo non esiste - è la risposta -.
Non sono proprio quel tipo di giocatore, anche se è impossibile non pensare al Mondiale. Ma io prendo molto sul serio il mio impegno di giocare nella Juventus».
Melo giura che uscirà dalla crisi, anche perchè non sente di avere un posto garantito nei 23 convocati del ct Dunga.
«Spero di fare parte della Seleçao - dice Melo -.
Il gruppo non è chiuso e, secondo me, ancora non c'è nessuno con il posto garantito. Quindi continuo a lavorare con grande voglia». Oltretutto il centrocampista della Juve è convinto che il suo Brasile possa fare molto bene in Sudafrica, ed ecco perchè vuole esserci.
«Dunga è il pizzico di sale che mancava alla Seleçao - dice Melo -.
La nostra è una squadra che gioca, fa tanti gol e lascia il segno. È una nazionale di pitbull e di una montagna di campioni: c'è Robinho, c'è Kakà, c'è tanta gente che letteralmente ti nasconde il pallone. Luis Fabiano è un grande finalizzatore, un 'matador', e così pure Nilmar. Dunga è riuscito a riunire tante qualità in una stessa squadra».