Stop a Pellizotti, niente Giro
Bufera sulla Federciclismo

L’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha chiesto l'apertura di procedure disciplinari nei confronti di tre corridori per violazione «apparente» del Regolamento Antidoping, sulla base delle informazioni raccolte dal passaporto biologico. I tre corridori sono Franco Pellizotti (Liquigas Doimo), Tadej Valjavec (AG2r) e Jesus Rosendo Prado (Andalucia Cajasur)
ROMA, 3 maggio - L’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ha chiesto l'apertura di procedure disciplinari nei confronti di tre corridori per violazione «apparente» del Regolamento Antidoping, sulla base delle informazioni raccolte dal passaporto biologico. I tre corridori sono Franco Pellizotti (Liquigas Doimo), Tadej Valjavec (AG2r) e Jesus Rosendo Prado (Andalucia Cajasur).
Dei tre il più famoso e importante è Pellizotti, terzo al Giro dell’anno scorso. Come tradizione vuole la sua squadra lo ha sospeso immediatamente e domattina effettuerà un vertice per prendere posizione. Il corridore, da parte sua, parlerà domani pomeriggio a Milano, per spiegare in modo trasparente, con l’aiuto di alcuni specialisti, le obiezioni formulate dall’UCI in merito al proprio passaporto biologico. Con lui il dottor Roberto Corsetti, medico sociale della Liquigas-Doimo; il professo Giuseppe Banfi, professore associato di biochimica clinica e biologia molecolare clinica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano e direttore scientifico presso l’Irccs Galeazzi di Milano; l’avvocato Rocco Taminelli.
Tra i commenti più caustici, quello di Ivano Fanini, patròn dell'Amore & Vita-Conad: «Come volevasi dimostrare, le mie parole sono state profetiche: gli “uomini in nero” pian piano saltano fuori». Un anno fa Fanini aveva dichiarato che Pellizotti e altri corridori erano seguiti in allenamento tra Livigno e St. Moritz dal dottor Michele Ferrari, medico sportivo radiato per doping. Per questo Pellizotti fece querela, Fanini invece venne ascoltato sull'argomento dal Pm di Torino Gauariniello poi non si seppe più nulla.
Bufera anche su Renato Di Rocco, presidente della federazione Ciclistica Italiana nonché vice presidente dell’UCI. L’agenzia Ansa riporta un suo commento: «Per Pellizotti - ha detto - non c'è al momento alcuna sanzione ma una sospensione cautelare che farà saltare il Giro. Scognamiglio invece non ci sarà anche perchè la Isd non era tra le formazioni invitate».
Il nome Scognamiglio ha innescato l’immediata reazione della squadra che ha dato mandato all’avvocato Giuseppe Napoleone, lo stesso che ha assistito Filippo Simeoni nell’azione legale contro Lance Armsgtrong. La squadra ha dichiarato che non risulta nessun coinvolgimento di Carlo Scognamiglio negli uffici dell’UCI e si ritiene lesa dalle dichiarazioni di Renato Di Rocco. Anche l'ufficio stampa della federciclismo, sei minuti dopo il comunicato della Isd-Neri, si è affrettata a dichiarare che: «Dopo aver esperito gli accertamenti necessari presso l’Unione Ciclistica Internazionale non risulta aperto nessun procedimento di accertamento nei confronti dell’atleta. Per abitudine consolidata la Federazione Ciclistica Italiana non emette comunicati per fatti di doping rinviando alle comunicazioni ufficiali della federazione internazionale».
Nessun comunicato, però le parole restano, come quelle dello stesso Di Rocco su Valverde: «E’ scandaloso che continui a gareggiare e anche a vincere, giovedì 6 maggio sarò in Svizzera, ad Aigle (la sede dell'Uci), per capire lo stato dell'arte. Spero che Valverde sia sospeso prima del Tour, sarebbe un bel segnale e non si darebbe l'idea di una disparità di trattamento tra corridori». Anche Gianni Petrucci, presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) aveva sollecitato Di Rocco a darsi da fare presso l'UCI per estendere i due anni di squalifica di valverde in Italia alle corse estere.
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