Bici a motore, il duello
continua: parla Fanini

Il patron della Amore & Vita: «Non ho mai detto che Visconti ha vinto il campionato italiano barando. Ho solo ricordato che è sotto inchiesta da parte della Fci»

    ROMA 17 luglio - Il caso delle "bici a motore" si arricchisce di una nuova puntata, l’ennesima e non certo l’ultima. Vediamo un po’ dove siamo arrivati. A livello sportivo c’è la commissione d’inchiesta istituita dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) dopo le voci che additavano Fabian Cancellara utilizzatore principale per vincere la Parigi-Roubaix. In Italia, ci sono due inchieste: la prima della Procura della Repubblica di Torino affidata al Pubblico Ministero Raffaele Guariniello; la seconda della FCI (Federazione Ciclistica Italiana) dopo il campionato italiano.

    Ivano Fanini, patròn dell’Amore & Vita-Conad (società che alla vigilia di quel campionato aveva visto prima escludere e poi riammettere il suo corridore Matteo Fognini) scoperchia il pentolone e fa il nome di Giovanni Visconti, ovvero il corridore che ha vinto quella corsa e ora corre con la maglia di campione d’Italia. Immediata la replica della società che paga lo stipendio a Visconti, in breve «Accuse false, adiremo le vie legali».

    Ecco la contro-replica di Fanini che ci ha inviato un messaggio: «Voglio replicare alle accuse di Scinto nei miei confronti che ho letto sul sito del Corriere dello Sport-Stadio e riguardanti i dubbi sulla bicicletta di Visconti al campionato italiano. Queste voci sono venute fuori dopo l’articolo pubblicato sul sito ciclismo-online.it e intitolato “Bici a motore all’’italiano? La Fci apre un’inchiesta”. Le mie dichiarazioni volevano solo significare che è questo il corridore sotto inchiesta ma non si può certo affermare che sia colpevole di aver barato con la bici a motore. Sarà l’inchiesta della FCI a chiarire le cose e forse anche Guariniello se lo chiamerà a deporre a Torino. Comunque l’importante è che vengano fatti i controlli e se i corridori risultano puliti a 360°, tanto meglio per loro perché vuol dire che vanno forte davvero».

    Al di là di tutto, una considerazione: l’inchiesta aperta dalla Federciclismo è tardiva: se controllo ci dev’essere, questo può e dev'essere fatto soltanto dopo l’arrivo, non a distanza di giorni.

    Nando Aruffo
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