Doping, guai per Armstrong
Corte Usa lo cita a giudizio

Pochi giorni dopo essere stato spodestato definitivamente dal trono del Tour de France, il ciclista più famoso d'America dovrà difendersi per la prima volta davanti un giudice dall'accusa di aver usato sostanze proibite. Bettini: «I tempi della giustizia in America sono rapidi e, quindi, spero che sul caso di Lance sia fatta subito chiarezza»
WASHINGTON, 27 luglio - Ancora guai per Lance Armstrong. Pochi giorni dopo essere stato spodestato definitivamente dal trono del Tour de France, il ciclista più famoso d'America dovrà difendersi per la prima volta davanti un giudice dall'accusa di doping. La Corte di Los Angeles, racconta con grande evidenza il Wall Street Journal, ha acquisito le carte e valuterà tutte le prove e le tante testimonianze emerse contro di lui, nelle ultime settimane, da diversi suoi ex compagni di squadra.
ACCUSA - A guidare l'accusa, Jeffrey Tillotson, l'avvocato che rappresenta gli interessi di una compagnia di sponsorizzazioni, la Sca Promotions Inc che in passato strinse un contratto con il campione americano. Va sottolineato che sinora Armstrong si è sempre dichiarato innocente e non è mai stato formalmente inquisito. In più, nel sistema giudiziario americano, sottolinea il Wall Street Journal, utilizzare sostanze, o anche seguire pratiche che in qualche modo migliorano le prestazioni sportive generalmente non è considerato un reato. Stavolta però la questione è diversa.
POSSIBILE CONDANNA - In gioco, più che i principi della lealtà sportiva, ci sono tanti, tantissimi soldi. Se la Corte riuscirà a provare l'uso di doping, Armstrong potrebbe essere condannato per frode ai danni degli sponsor, visto che una clausola del contratto prevedeva che non avrebbe assunto mai sostanze proibite o comunque in grado di migliorare le sue prestazioni.
INDAGINI - Le indagini federali hanno avuto spunto la primavera scorsa, quando l'ex ciclista, Floyd Landis, ha formalizzato le sue accuse contro Lance, suo ex compagno di squadra, la Us Postal Service. Testimonianze che si sono incrociate con la disputa legale portata avanti, sin dal 2004, dalla Sca Promotions. All'epoca la compagnia si rifiutò di pagare al ciclista, sette volte trionfatore di Parigi, ben 5 milioni di dollari come premio per le sue vittorie, citando le continue accuse di doping.
TESTIMONIANZE - Ovviamente Armstrong e la sua squadra hanno denunciato la Sca per il mancato pagamento. Ma nelle ultime settimane le testimonianze contro di lui si stanno moltiplicando. C'è un altro suo ex compagno, Stephen Swart, che ha raccontato agli inquirenti che durante una corsa nel 1995, Armstrong gli aveva confessato che stava cominciando a prendere Epo, una sostanza assolutamente proibita. Un altro corridore, Frankie Andru, ha detto di aver ascoltato Armostrong nel 1996 confessare l'assunzione di doping nel corso di una visita medica. Tutti colloqui che Armstrong ha sempre smentito.
CORTE - A questo punto l'ultima parola tocca alla Corte di Los Angeles. Bryan Daly, l'avvocato scelto da Armstrong, ostenta tranquillità, ricordando come il suo assistito abbia sempre superato tutti i test anti-doping. «I dati oggettivi, le prove riscontrabili e credibili dicono che Lance non ha mai mentito. Tutto il resto sono chiacchiere».
BETTINI - «I tempi della giustizia in America sono rapidi e, quindi, spero che - sul caso di Lance - sia fatta subito chiarezza, si arrivi alla verità, lasciando da parte illazioni e sospetti»: è il pensiero del commissario tecnico azzurro Paolo Bettini sulle nuove accuse di doping rivolte ad Armstrong. «È da tempo - aggiunge - che vengono lanciate accuse ad Armstrong e penso sia tempo di fare chiarezza». Ha sbagliato a tornare in pista? «Sono scelte personali - risponde Bettini - ma credo che ogni atleta debba sapere quale sia il momento adatto per smettere. Se poi si ritorna in pista, è chiaro che ci si mette in discussione. Io, ad esempio, non riesco neanche a guardarla la bici. Ho preso la mia decisione e non torno indietro».
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