Breve Storia del Free Climbing

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Mani nude e piedi sono gli strumenti indispensabili per l’arrampicata sportiva

    L’arrampicata sportiva nasce in Italia nel 1985 con la disputa, a Bardonecchia (TO), della prima gara cui presero parte i più forti arrampicatori del mondo.
    Già negli anni sessanta, però, nell’ex Unione Sovietica si disputavano gare di “velocità”. Le prime gare si svolgevano su roccia naturale. Oggi tutte le gare si svolgono su apposite strutture artificiali generalmente ubicate nei centri delle località sede delle competizioni.
    Le specialità dell’arrampicata sono tre: la velocità, il boulder e la difficoltà.
    La gara di difficoltà consiste nel salire una parete alta quindici-venti metri; l’atleta è assicurato con la corda e se cade non può più ripartire. Vince la gara l’atleta che riesce a salire più in alto degli altri.
    Nel boulder (masso) i concorrenti devono salire in sequenza sei percorsi brevi di circa cinque metri ciascuno. I percorsi presentano difficoltà estreme. L’atleta che cade finisce su grossi materassi e può riprovare più volte lo stesso percorso, durante il tempo a disposizione per ognuno dei sei massi (sei minuti). Vince la gara l’atleta che riesce a salire il maggior numero di massi con il minor numero di tentativi.
    Nella velocità gli atleti gareggiano su percorsi paralleli. Per poter accedere alle eliminatorie dirette bisogna effettuare una prova di qualificazione a cronometro. Accedono alla fase finale soltanto gli atleti che hanno ottenuto i migliori sedici tempi. Si procede quindi dagli ottavi fino alla finale per il primo e secondo posto.
    Ognuna di queste discipline si differenzia sia per la preparazione tecnica sia per quella fisica. La difficoltà esalta le doti di resistenza degli atleti, il boulder la forza esplosiva, mentre nella velocità sono essenziali la rapidità e la coordinazione.

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