Jennings stende New York, ore contate per D'Antoni?
L'ex playmaker di Roma segna 37 punti al Garden e sancisce la crisi dei Knicks, che oggi ospitano i Nuggets di Gallinari
sabato 21 gennaio 2012
NEW YORK, 21 gennaio - Il presente, e soprattutto il futuro, di Mike D'Antoni sono strettamenti collegati al suo passato. Mai in difficoltà come in queste ore da quando allena New York, il coach dopo essersi inchinato a Steve Nash, che insieme a lui aveva reso Phoenix una delle squadre più divertenti della Lega, due giorni dopo vede violare il Garden anche a Brandon Jennings, che di sicuro gli avrà ricordato la proprio esperienza italiana da giocatore e allenatore. Il playmaker ex Roma prende per mano i Bucks con una clamorosa prestazione offensiva (36 punti, 15/26 al tiro, 6/12 dall'arco e 5 assist) ed è il grande protagonista della prima vittoria in trasferta di Milwaukee della stagione. Dopo un primo tempo ad alto punteggio e in equilibrio è suo lo strappo (due schiacciate, una palla rubata, una tripla) in un parziale di 29-17 che porta gli ospiti avanti in doppia cifra: la presenza costante di un chirurgico Livingston (18 punti con 7/10 dal campo) e la doppia doppia di Drew Gooden uscendo dalla panca (10 punti, 11 rimbalzi) sono troppo per i peggiori Knicks di questo inizio regular season, giunti alla quinta sconfitta consecutiva. New York è tradita dai suoi lunghi: Stoudemire inconcludente vicino al canestro (15 punti con 6/13 al tiro e 5 perse), Chandler in difficoltà contro Bogut che lo porta lontano dall'aerea. Ma soprattutto è tradita da Carmelo Anthony: nonostante i 35 punti, massimo stagionale, la sua prestazione è l'emblema del periodo di confusione dei Knicks. Mai coinvolto con i compagni, impreciso (11/26 dal campo), perfino irritante nel finale, quando a partita compromessa si prende a gomitate prima con Delfino e poi con Jennings, con il quale innesca una lunga diatriba che costringe gli arbitri al doppio tecnico: è il secondo per lui, espulsione e doccia anticipata.
LA RABBIA DEL GARDEN - New York continua ad avere poco dalla panchina, a faticare in attacco (24 palle perse, un'enormità, tirando con il 37% dal campo, solo 12 punti in contropiede), a concedere troppi secondi possessi e stavolta nemmeno Fields e Shumpert (0-7 dal campo per lui) offrono un contributo credibile. Senza Baron Davis, per il quale bisognerà aspettare fine gennaio, e con un Bibby impalpabile (0/4 in 8 minuti), D'Antoni non ha un play affidabile e deve incassare i fischi del Garden: che prima invita la dirigenza a licenziarlo, poi suggerisce l'ingaggio di Phil Jackson, quindi a risultato acquisito fa partire cori d'incitamento per i Giants, impegnati domenica nella finale di Conference della Nfl contro San Francisco. Il passato che ritorna addosso a D'Antoni prende ora le sembianze di Danilo Gallinari: in un sabato sera che si preannuncia decisivo per il suo futuro nella Grande Mela, è proprio l'azzurro che torna a New York il grande protagonista della giornata. I suoi Nuggets cavalcano una striscia vincente di 5 partite consecutive: la sesta potrebbe essere fatale al coach che fino alla scorsa stagione lo allenava nei Knicks.
DECIDE HARRINGTON - Quinta vittoria consecutive per Denver, che si impone 108-104 contro i Wizars confermandosi squadra di estrema solidità pure se priva di una vera e propria stella. A Washington mancava Nene, ancora alle prese con un infortunio, e allora la voce grossa al Harrington, suo sostituto, con 29 punti, 5/8 da tre. Ottima la prova di Danilo Gallinari, 21 punti per lui come per Ty Lawson; da cinque partita Denver alterna il proprio top scorer, un altro sintomo di una squadra che sa di poter contare su una chimica eccellente. Di Afflalo il vantaggio Denver (100-98) a 2 minuti dal termine, subito imitato da Harrington che ha messo la tripla della sicurezza e poi ha certificato il successo dei Nuggets con la schiacciata del 108-104 a 7 secondi dalla sirena.
RAPTORS IN CRISI - Il perdurare dell'assenza di Andrea Bargnani continua a pesare come un macigno su Toronto, sconfitta anche da Portland e alla settima gara consecutiva senza vittorie. I Raptors trovano sulla loro strada un indemoniato Lamarcus Aldridge, capace di mettere a referto ben 33 punti e 23 rimbalzi, nuovo career high del lungo dei Blazers. La partita, conclusasi sul 94-84 per gli ospiti, non è mai stata in discussione a dispetto dello scarto limitato e ha confermato una volta di più l'inadeguatezza del roster dei canadesi. Non bastano i 23 punti di James Johnson ad evitare il record negativo di punti segnati in un tempo (32 nella prima metà) per la squadra di Casey, travolta dall'atletismo di Aldridge e dalla regia di Felton (14 punti e 5 assist). In maglia Raptors, 22 punti per DeRozan e 17 per Barbosa, con percentuali di tiro pessime (12/37 complessivo, 32.4% dal campo) e poca leadership, la stessa che manca dalle cinque partite finora saltate da Bargnani.
SUNS INDIAVOLATI - Altro scalpo illustre per i Suns nel tour sulla costa orientale: a due giorni dalla vittoria di New York, la squadra di Nash espugna il TD Garden al cospetto dei Boston Celtics, franchigia in crisi di risultati e ad un passo dalla rifondazione. La parte del leone nella seconda vittoria consecutiva di Phoenix spetta a Marcin Gortat, autore di una doppia doppia da 24 punti e 12 rimbalzi, assistito al meglio da Grant Hill (9 punti, 8 rimbalzi e 4 recuperi) e dal già nominato Steve Nash, ad un assist dalla doppia doppia (11 punti a referto) e come al solito abilissimo a sfruttare le lacune difensive dei biancoverdi con scelte di alto livello. L'assenza di Rondo pesa nell'economia del gioco dei Celtics che troppo spesso ingolfano il proprio attacco con forzature figlie di una gestione errata dei possessi e della bravura di Phoenix nel riempire l'area costringendo i locali al gioco di metà campo. Cinque uomini in doppia cifra non bastano a Boston, che perde la nona gara in stagione e vede avvicinarsi lo spettro di un'annata senza playoff.

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