Recalcati, momento d'oro:
Può nascere un ciclo

La vittoria di Roma ha definitivamente lanciato Varese nelle zone nobili della classifica. L'ex tecnico della Nazionale analizza i motivi dell'ottima stagione della sua Cimberio

VARESE, 7 dicembre - Siena, Treviso e domenica anche Roma. Se tre indizi fanno una prova, le grandi (o presunte tali) battute da Varese lasciano intendere lo straordinario campionato che la Cimberio sta interpretando. Merito soprattutto di Carlo Recalcati, tornato su una panchina di Serie A dopo i tanti anni in Nazionale e già una decina di sassolini rimossi dalla scarpa. «Paradossalmente, la squadra è nata prima della società. Nel senso che abbiamo scelto i giocatori in luglio, con un paio di correttivi successivi mentre il nuovo club è nato solo il 18 settembre. Avvertiamo questa responsabilità, in senso positivo perché è uno stimolo: se tutto funzionerà, allora potrebbe nascere un nuovo futuro luminoso per Varese. Non dico da scudetto, ma da quartieri alti, senza affanni. Noi vorremmo essere ricordati come quelli che hanno avviato un nuovo progetto tecnico e societario» . Un esempio straordinario di necessità divenuta virtù. «Avendo poche risorse non abbiamo voluto dare un'etichetta. Non abbiamo costruito la squadra italiana, o europea, oppure americana, o esperta. Abbiamo semplicemente pensato ad allestire la miglior squadra possibile puntando su giocatori motivati o in cerca di riscatto, di una vetrina. Elementi che fossero complementari e in grado di formare la miscela corretta» .

NESSUNA VENDETTA - La parola vendetta non fa parte del vocabolario di Recalcati: «Non devo dimostrare nulla anche se non nascondo di essere contento. Sapevo benissimo di voler ancora allenare, con tutto il cuore. Sono anche andato a scegliermi un possibile problema ma l'ho fatto per riconoscere i veri amici. Sono tornato a Varese per capire chi volesse bene a Recalcati e chi ricordasse soltanto lo scudetto della stella» . E ora quali obiettivi si pone una squadra come Varese partita per ottenere la salvezza e ora tra le prime: «Non cambiamo programmi: il primo riguarda la società. Se dai 40 soci attuali il consorzio arriva a 70 potrà programmare. La squadra deve continuare a dare il 100% se non più del proprio potenziale. Per il resto non so come si possa fare pronostici se ogni anno le squadre cambiano tutto. Qualificarsi per la Coppa Italia per noi sarebbe una bella vetrina» .

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