Il ricordo di Gino Palumbo

Franco Arturi, Alessandro Cannavò e Antonio Giordano del Corriere dello Sport ricordano il giornalista sportivo Gino Palumbo.

    Cava de'Tirreni ha ricordato ieri, a 90 anni dalla nascita, Gino Palumbo, uno dei suoi più illustri cittadini nonché uno degli uomini più importanti nella storia del giornalismo italiano.

    Relatori del Convegno sono stati il vice direttore della Gazzetta dello Sport, Franco Arturi, Daniele Redaelli, segretario di redazione sempre della Gazzetta, che ha svolto anche funzioni di moderatore, Romolo Acampora, capo storico delle pagine sportive del Mattino di Napoli, il giornalista del Corriere della Sera Alessandro Cannavò, figlio di Candido Cannavò e il giornalista del Corriere dello Sport Antonio Giordano.

    Direttore della Gazzetta dello Sport dal novembre 1976 al marzo 1983, Gino Palumbo ha lavorato al Mattino di Napoli dal 1949, è stato fondatore di SportSud nel 1953, dal 1962 è stato vice direttore del Corriere della Sera, dal 1974 direttore del Corriere d'Informazione. Ad attenderlo nel 1985 c'era la poltrona di Direttore del Corriere della Sera, cui rinunciò a causa della malattia che non gli avrebbe permesso di dedicarsi al lavoro con l'impegno dovuto.

    Con il suo grande amore per le notizie – e per il lettore – Gino Palumbo ha rifondato il giornalismo della carta stampata, portando in un ambiente chiuso ed elitario innovazioni, fermento e stile. Palumbo, detto l'Artigiano della notizia per la cura maniacale con cui svolgeva il suo lavoro, ha rivoluzionato le prime pagine, ristabilito l'ordine delle notizie, prima di tutti ha capito l'importanza della grafica nella comunicazione scritta.

    Laddove i giornalisti trattavano esclusivamente argomenti di loro interesse, Palumbo metteva al centro della sua attenzione il lettore e i suoi interessi, miscelandosi ai tifosi allo stadio, viaggiando con loro sui mezzi pubblici dopo la partita per ascoltarne i commenti, comprenderne il pensiero e i sentimenti. Il giornalismo per Palumbo era emozionale. I suoi titoli, più di ogni altra cosa, riprendevano lo stato d'animo delle persone. A caratteri cubitali Palumbo non descriveva una notizia ma ne spiegava le cause, esprimeva sentimenti. Stupore, dolore, gioia. A lui i giornalisti moderni devono l'invenzione di quello che al giorno d'oggi è il titolo-slogan, il richiamo per il lettore, ciò che fa la differenza sulle prime pagine.

    Il suo grande intuito lo portava ad essere sempre avanti nel tempo e a saper affrontare ogni difficoltà con lo spirito con cui si sfrutta un'opportunità. Quando la televisione ha iniziato a trasmettere le partite di calcio, portandole nelle case e rendendole accessibili a tutti, Palumbo ha raccontato quello che la televisione non diceva: il clima dello spogliatoio, l'ambiente prima e dopo la partita, la cronaca invisibile ai telespettatori.

    Con lui l'attualità si affacciava spesso sulle pagine sportive, che ospitavano titoli e articoli sugli argomenti di maggiore peso: l'attentato a Kennedy, la strage di Piazza Fontana, la morte del Papa. Palumbo mandava i suoi giornalisti tra la gente per coglierne le sensazioni, per raccontare la realtà dal loro punto di vista, giù dalle cattedre e fuori dagli uffici. I giornalisti sportivi, diceva, sono i migliori nelle interviste. Nessuno come loro è in grado di giungere al punto parlando con le persone.

    Queste sono solo alcune delle Lezioni di Gino Palumbo, che in punta di penna ha reinventato il giornalismo, insegnando un nuovo modo di scrivere e di vivere le notizie, senza il quale la stampa moderna forse ancora inseguirebbe il tempo, invece di raccontarlo e anticiparlo.

    Il convegno è stato organizzato dalla Provincia di Salerno, in collaborazione con l'Amministrazione comunale di Cava de' Tirreni, con il patrocinio della Gazzetta dello Sport, della Fondazione Cannavò e dell'Ordine dei Giornalisti.

    Scrivi un commento
    Per poter inserire un commento/articolo devi eseguire il login


     


     
    Se non sei ancora registrato clicca quì: REGISTRATI
     
    in edicola
    Vai alla prima pagina