Mancini rimane al City
anche senza la Champions

Il presidente del club inglese Khaldoon al Mubarak: «Roberto svolgerà un eccellente lavoro con noi per molti anni»
LONDRA, 7 maggio - Roberto Mancini resta: parola del presidente del Manchester City, Khaldoon al Mubarak. «Roberto svolgerà un eccellente lavoro con noi per molti anni», ha assicurato Mubarak in una videointervista sul sito del City. «Lui è il nostro allenatore. Ha fatto un ottimo lavoro arrivando a stagione iniziata - ha aggiunto il presidente - e riorganizzando la squadra. Io sono molto soddisfatto e (il proprietario, ndr) Sheikh Mansour è lietissimo del modo in cui Roberto è intervenuto sul team. Siamo del tutto convinti che lui sia l'allenatore giusto per questo club». La dirigenza ha assecondato così le pressanti richieste della stampa e dei tifosi. «Mancini deve restare», titolava ieri a nove colonne il principale giornale cittadino, il Manchester Evening News; lo chiedevano a gran voce anche i tifosi, che, pur con l'amarezza per la Champions sfumata, si sono schierati senza esitazioni al fianco del tecnico italiano.
NESSUN PENTIMENTO - Dopo la sconfitta contro il Tottenham, fatale per le ambizioni dei Citizens, Mubarak è sceso negli spogliatoi per rincuorare la squadra e congratularsi comunque con Mancini per il lavoro di questi cinque mesi a Manchester. Complimenti sinceri, ribaditi davanti alle telecamere dall'amministratore delegato Garry Cook. Nessun pentimento, dunque, da parte della società che lo scorso dicembre aveva esonerato Mark Hughes proprio per rincorrere l'obiettivo più prestigioso, il quarto posto. Un traguardo mancato alla penultima giornata (il Tottenham ora è avanti quattro punti) ma che non può offuscare i meriti dell'allenatore di Jesi, a partire dal cambio di ritmo della squadra dal suo arrivo.
BILANCIO - Nelle prime 17 partite di campionato il City gestione Hughes aveva raccolto 29 punti (media 1,7), vincendone sette. Dopo la rocambolesca vittoria sul Sunderland lo sceicco ha voluto cambiare. Mancini ha saputo confermare la vocazione offensiva della squadra (media due gol a partita) senza sacrificare gli equilibri in difesa: il suo City ha subito 17 gol in 20 partite contro i 27 in 17 del predecessore. Ma soprattutto ha conquistato più punti, 37, per una media finale di 1,85. Un rendimento che indica come Mancini, che può chiudere la stagione a 69 punti vincendo domenica sul campo del West Ham, avrebbe potuto centrare la qualificazione in Champions qualora fosse arrivato qualche settimana prima.
INGAGGIO - Anche perché il suo ingaggio (a fine dicembre) è coinciso con l'apertura del mercato invernale che il City ha voluto ridurre al minimo: Patrick Vieira in prestito dall'Inter, Adam Johnson dal Middlesbrough per sette milioni di sterline. Non solo. Mancini ha anche dovuto fare i conti con numerosi infortuni e indisponibilità, a cominciare da quelle di Emmanuel Adebayor e Kolo Toure impegnati in Coppa d'Africa. Ma pur nell'emergenza l'ex tecnico dell'Inter ha trasmesso un'identità tattica alla squadra, un 4-4-2 bilanciato, con due esterni offensivi, Johnson e Craig Bellamy, dietro alle due punte Adebayor e Tevez.
CONTRATTO - All'arrivo Mancini ha firmato un contratto di tre anni e mezzo, ma finora ha sempre vissuto in albergo. In settembre lo raggiungerà la moglie Federica e insieme si trasferiranno in un appartamento in affitto. Una sistemazione più stabile per condurre quel progetto a lungo termine appena cominciato. Non c'è dubbio che dopo il decimo posto dell'anno scorso, il quinto attuale rappresenti un miglioramento. «Per quanto mi riguarda voglio restare - le parole di Mancini -. Non sono io che decido ma credo che resti comunque una buona stagione per il club. Stiamo costruendo qualcosa di importante, c'è bisogno di tempo e pazienza». Una crescita che in estate richiederà altri investimenti, oltre alle inevitabili cessioni. Anche Adebayor potrebbe essere messo sul mercato, mentre Tevez - ha fatto sapere lo stesso Mancini - non si muoverà. E il sogno si chiama Fernando Torres.
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popiza Scrive:
07/05/2010 11:26:08A riprova che l'allenatore c'entra poco.
Infatti il miglior allenatore è quello che fa meno danni.

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