Prandelli: «Italia, il nostro Europeo comincia oggi»
Il ct azzurro: «Dopo un anno abbiamo scollinato. In Polonia e Ucraina dovremo essere protagonisti. Ma per arrivare pronti a quell'appuntamento dobbiamo lavorare fin da subito. Balotelli? Ora deve pensare solo a fare il calciatore, nel City avrà una concorrenza spietata»
FIRENZE, 7 settembre - Un’ora a spiegare, raccontare, annunciare. Cesare Prandelli il giorno dopo la notte della qualificazione a Euro 2012 allarga analisi e prospettive azzurre, a 360 gradi.
Prandelli, qual è l’aspetto più importante di questo 1-0 alla Slovenia?
«Ho percepito che tutti volevano questa vittoria. Caratterialmente abbiamo fatto un passo avanti importante: abbiamo tutti sempre pensato di vincere».
Una prova di carattere, insomma.
«Senza carettere né determinazione non si arriva da nessuna parte. Sono stati i giocatori a fare questo. Ho cambiato qualcosa alla fine del primo tempo. Non è un momento di grande condizione fisica eppure i miei hanno dato tanto».
Un altro pregio di questa Nazionale?
«La disponibilità, la voglia di sentirsi coinvolti in questo progetto, la serietà e anche a voglia di aggiungere qualche cosa in più dal punto di vista della conoscenza del gioco».
Cosa manca ancora?
«La giusta intensità. Con la migliore condizione crescerà. Un altro problema si è visto contro la Slovenia. I difensori centrali debbono partecipare di più, sennò i centrocampisti si abbassano e rallentano il gioco. Abbiamo comunque margini di miglioramento. Andrò alla ricerca di una squadra capace di fare bene le due fasi, con equilibrio, sapendo cambiare magari tatticamente in corsa»
In Polonia-Ucraina per vincere l’Europeo, come ha detto Pirlo?
«Non è giusto ragionare così. Prometto carattere, generosità, serietà per provare a vincere. Ma non mi sembra giusto fare proclami. Siamo consapevoli che dobbiamo pensare a quello che ci aspetterà. Dobbiamo arrivare preparati. Mi piace che un campione del mondo come Andrea pensi positivo. Però anche ieri ci sono state cose buone e altre meno. Per la qualità comunque lui è uno indispensabile».
Come definirebbe la situazione azzurra, dopo un anno di esperienza.
«Abbiamo scollinato, credo. Noi ma anche la Under 21. Ripeto, abbiamo prospettiva. I giovani interessanti li abbiamo nel gruppo, ma anche nella squadra di Ferrara. Lì ci sono elementi di sicura prospettiva».
E come è cambiato Prandelli?
«Quando siamo qui mi sento me stesso. Quando lavoro sul campo. Adesso abbiamo un compito particolare: seguire il gruppo, con un occhio di riguardo a chi potrà mettere in discussione le mie scelte».
Le sue maggiori difficoltà da ct?
«Il poco tempo per provare certe cose. Devi dare per scontato che certe cose siano state assimiliate».
Quali sono le sue prospettive adesso?
«Per me l’Euoropeo inizia oggi. Se pensiamo di andare in vacanza sei mesi sbaglieremmo»
Agenda di lavoro fitta
«Penso che dobbiamo crescere come squadra e come gruppo. L’obiettivo tecnico è saper cambiare durante la partita. Poi ho un’idea...».
Quale idea?
«L’idea è quella di poter fare una serie di stage mirati e per reparto: un giorno a dispozione in una settimana per la difesa, un altro, nella settimana seguente per il centrocampo, uno per l’attacco. In quella occasione fare due allenamenti. Questo per avere continuità di rapporti. E per portare avanti il nostro progetto. Ognuno per dire nei propri club interpreta la fase difensiva a modo proprio. Non avendo blocchi di squadra, ho bisogno di lavorare. Parlerò con Abete di questo. Spero di avere l’appoggio dei club».
Il modulo base resta quello con centrocampo a rombo e due attaccanti rapidi?
«Possiamo giocare così o con due attaccanti diversi, più forti fisicamente. L’importante è che in caso di cambio il centrocampo sappia adattarsi. Con le tre punte per esempio, ieri sera, nel finale, in mezzo hanno lavorato bene».
E’ stata la notte dell’Italia, è stata la notte di Balotelli, nonostante avesse vissuto una immediata vigilia complicata
«Tutti siamo rimasti molto sorpresi quando gli è arrivato il mandato a comparire a Napoli. Non è facile gestire certi argomenti nel giorno della gara. Lui però era molto sereno per questo non ho cambiato piani»
E sembra che adesso siano cambiate le prospettive di Mario in azzurro
«Ho sempre detto che lui ha grandi potenzialità, deve però pensare a fare il calciatore. Può e deve mettere in difficoltà il suo club, le scelte di Mancini, cercare continuità».
E’ tutto quello che si aspetta da Balotelli?
«Mi aspetto una crescita, non solo da lui. Mi auguro che tutti accumulino più esperienza internazionale, è quello il livello che ti aiuta a migliorare. Tornando a Mario, qualcosa è accaduto. Penso che la chiave sia stata il sorriso che lui ha regalato ai ragazzi del carcere di Sollicciano, lunedì. La gente quando è entrato, senza pregiudizio, lo ha abbracciato».
Sul piano tattico cosa cambia con lui in campo
«Se gioca con Cassano o Rossi, lui si decentra a sinistra. Dunque a metà campo devo cambiare qualcosa con l’interno di destra. Mi auguro che col tempo Mario si renda conto di essere attaccante, capace di svariare sul fronte d’attacco: sarebbe tanto per me»
Il sorriso di Balotelli ma anche la faccia scura di Gilardino
«Gila era meno sereno degli altri, per questo l’ho lasciato fuori nuovamente. Non sono preoccupato, gli ho parlato, deve stare tranquillo. Sono state settimane particolari, ora si parte, ritroveremo il Gila di sempre, quello che fa gol e si impone all’attenzione anche nostra».
Un giudizio su De Rossi
«Daniele ha recuperato bene rispetto alla stagione scorsa, si è presentato fisicamente e mentalmente preparato. Io confido nella sua capacità di adattarsi a questo modulo»
Giuseppe Rossi invece sembra in un momento di involuzione
«Quest’anno la Champions lo aiuterà a consolidare le qualità che ha, dopo aver fatto benissimo in campionato. Lui non è un personaggio, è timido ma ha personalità, deve far parlare in campo».
La sua è comunque una Nazionale già fatta?
«Assolutamente no. Il gruppo è aperto, i ragazzi lo sanno».
Cosa sta cercando in particolare?
«Dipende. Prendiamo la difesa. Abbiamo dei giocatori con determinate caratteristiche. I centrali sanno leggere le situazioni, gli esterni hanno grande generosità, spingono, cercano la profondità. Io sono contento ma cercherò anche altro. L’idea poi è quella di seguire centrocampisti che abbiano capacità di manovra, di impostazione».
I “grandi vecchi” del nostro calcio, i Totti, i Del Piero, possono ancora sperare?
«Se Di Natale facesse 25 gol.. non avrei remore a chiamarlo. Se a fine campionato qualcuno fosse stato protagonista di una grande stagione e stesse bene fisicamente certo che ci penserei...»
Che campionato si aspetta? «Molti allenatori andranno a ricercare i risultati attraverso il gioco. E’ una cosa di cui abbiamo bisogno».
Candidate allo scudetto?
«Il Milan è davanti a tutti, di qualche lunghezza. Le altre potranno provare a insidiarlo». Per chiudere: un suo giudizio sulla questione tassa di solidarietà... «Se è legge, si paga e basta»....E sullo scontro Ulivieri-Tavecchio. In ballo ci sono 5600 di Prima, Seconda categoria e Juniores. «Penso che più allenatori preparati a tutti i livelli ci sono e meglio è. Coverciano è una grande scuola, invidiata da tutto il mondo. Sono convinto che anche a livello dilettantisco ci debbano essere tecnci selezionati e qualificati».
L’ultima su un triste anniversario: l’11 settembre dieci anni dopo
«Ero a Venezia, ci stavamo allenando, interrompemmo l’allenamento, ricordo l’orrore e la rabbia».
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antimilano83 Scrive:
07/09/2011 13:33:51coppia d'attacco buona sarebbe PAZZINI E BORRIELLO due falchi in aria di rigore. BORRIELLO dovrebbe giocare in nazionale a roma lo stato attuale e' riserva ma anche CASSANO al milano lo e'!!spero che Marco faccia coppia con PAZZINI me piace come attacco

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