Malizia: «La mia parata più bella fu una papera»

L'ex portiere del Perugia: «Il nuovo Grifo è in una fase di ricostruzione, si è iniziato dalle fondamenta, rafforzando passo dopo passo la struttura societaria, che vede oggi l’ingresso in società di una figura autorevole e competente quale Luigi Agnolin»

martedì 04 ottobre 2011

    PERUGIA – Ha abbandonato subito l’inferno dopo appena un anno, del calcio dilettantistico dove era precipitata, ma anche la C2, dove è appena approdata, è un vestito che si sente troppo stretto. Tredici anni di A hanno lasciato il loro segno. Gli appassionati, che già alla fine degli anni Sessanta con la presenza di Lino Spagnoli e con il mitico Guido Mazzetti erano entrati nell’elite del calcio nazionale (in B) avevano poi centrato il paradiso con la trojka Franco D’Attoma-Silvano Ramaccioni-Ilario Castagner che erano arrivati a conquistare anche il secondo posto in campionato, dietro al Milan nella stagione 1978/79. Chi non ricorda i Bagli, i Frosio, gli Speggiorin, i Vannini, Ceccarini, i Malizia? Anche se con il cuore straziato dalla morte in campo, in una gara con la Juventus, del piccolo-grande Renato Curi. L’anno dopo non solo la squadra ingaggiò Paolo Rossi, il Pablito argentino, ma lanciò, prima in Italia, l’iniziativa dello sponsor, che ha segnato la storia del calcio italiano. Sembrava l’inizio di una favola e invece il Perugia finì travolto dal primo calcio scommesse e la società, guidata da Spartaco Ghini, si ritrovò in B prima e poi in C2. Da qui si risollevò fino all’arrivo di quel personaggio incredibile che è Luciano Gaucci. E’ il 1991. L’imprenditore romano rileva la squadra che orbita nel fondo classifica della C1 e arringa la piazza parlando di obiettivi come la serie A e la Coppa Uefa, che pareva lontano le mille miglia. Un visionario? No, un uomo, con molti limiti, ma lungimirante e che sa di calcio. Gaucci ingaggiò subito giocatori importanti (uno su tutti: Dossena) e nel giro di pochi anni lo portò davvero in A. Il tutto intervallato dallo scandalo del cavallo (un dono a un arbitro marchigiano) e anche dallo splendido spareggio di Foggia dove i Grifoni piegarono l’Acireale con più di 18mila tifosi al seguito.

    PROFETA – Altri 7 anni di A prima col profeta Giovanni Galeone, con Carletto Mazzone e poi con Serse Cosmi, con il quale arrivò in Uefa. Con la maglia biancorossa sono passati veri campioni: Rapajc, Nakata, Ahn, Kreek, Kalac e tanti altri, che sarebbe lungo citare, provenienti da ogni parte del mondo Anche colpi mediatici di Saadi Gheddafi. E campioni del mondo quali Gattuso, Grosso e Materazzi. Già perché Gaucci aveva messo in piedi uno staff di osservatori che direttamente o in tv seguiva i campionati di tutto il mondo e selezionava i migliori anche da paesi come l’Iran o la Cina che non avevano accesi i riflettori dell’attenzione sui propri giocatori.

    SOGNO – Anche questo sogno evaporò. Un brutto mattino il Perugia si risvegliò, vero incubo, col fallimento della società, con la cancellazione e dovette ripartire dalla C1. La brutta china proseguì, al peggio non c’è mai fine, con un secondo fallimento. Insomma le cicatrici sono molte sul corpo del Perugia, ma il fisico è nobile e forte (la società è nata nel 1905) e le speranze si sono ricompattate intorno a Roberto Damaschi, perugino doc. Il quale in un anno lo ha riportato subito tra i professionisti. Nella stagione della promozione, la compagine societaria diventa più forte con l’ingresso di Massimiliano Santopadre, vicepresidente con delega al Settore giovanile, imprenditore dell’abbigliamento, e il consigliere Gianni Moneti, imprenditore attivo nel campo della distribuzione alimentare.

    L'INTERVISTA - Malizia: Iniziai a urlare come un pazzo su un cross, Virdis si mise paura e sbagliò il gol.

    Si è ritagliato una bella pagina nel libro del calcio italiano. A Perugia, Nello Malizia ha lasciato una traccia indelebile: è il portiere del Grifo dei Miracoli. Il suo debutto, datato 11 aprile 1976, coincise con il successo per 2-1 sul campo della Roma.

    Dopo seguirono altri successi. Il ricordo più bello?
    Ricordo con gioia e con nostalgia il periodo che ho vissuto nel Perugia. Arrivavo da un piccola squadra, la Maceratese, e mi vidi catapultato in un mondo diverso, nel calcio che conta, come si dice”.

    La parata che non si scorda?
    Sarà paradossale, ma la parata più bella è un’uscita a vuoto! Torniamo indietro nel tempo all’anno della storica imbattibilità, il ‘78/’79. La partita era Juventus-Perugia. Quasi alla fine della sfida con il risultato di 2-1 a nostro favore, ci fu un cross sul quale sapevo di non poterci arrivare e c’era invece Virdis che avrebbe potuto agevolmente pareggiare. Decisi allora di uscire come una furia dalla porta urlando come un matto, a tal punto che, Virdis, spaventato, si abbassò con la testa e non prese il pallone, che andò a finire in fallo laterale, salvando il risultato. Quelle urla, a Perugia, ancora oggi se le ricordano”.

    Un aneddoto da ricordare?
    Ancora una volta è legato a Juventus-Perugia del 78/79. Alla vigilia della gara un nostro dirigente, rispondendo alle domande di un giornalista che gli chiedeva cosa prometteva alla squadra in caso di risultato positivo a Torino, rispose che avrebbe regalato ad ognuno di noi un vitello. Ricordo che la domenica, nel tunnel che portava al campo, i giocatori della Juve cominciarono a prenderci in giro, facendoci il verso della mucca, e come se non bastasse un nostro compagno, dopo la storica vittoria, andò da quel dirigente per riscuotere il premio”.

    Come vede il Perugia di oggi?
    Il Perugia è in una fase di ricostruzione, si è iniziato dalle fondamenta, rafforzando passo dopo passo la struttura societaria, che vede oggi l’ingresso in società di una figura autorevole e competente quale Luigi Agnolin. Si respira un’aria nuova nella città, c’è un entusiasmo che mancava da anni”.

    Ufficio Stampa Lega Pro

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