Pisa, il sogno della A che manca da vent'anni

Da Chamot a Simeone, da Dunga a Tardelli fino a Vieri. Da sempre il club nerazzurro ha sfornato grandi talenti

martedì 11 ottobre 2011

PISA – Ha vent’anni l’ultima serie A del Pisa. Era la squadra di Mircea Lucescu, di Simeone e Chamot, Padovano e Piovanelli, Larsen e Calori. Forse l’ultimo capolavoro di Romeo Anconetani, quasi il suggello a oltre un decennio vissuto da protagonista in A e B. Quel Pisa fu considerato la rivelazione del primissimo scorcio della stagione con quel primo posto da tutti inatteso. L’avventura finì male, soprattutto per gli infortuni che tolsero dal giro prima Piovanelli – convocato da Sacchi in nazionale – e poi Padovano. Da quel maggio amaro, la serie A si è trasformata in un miraggio. Anche se il Pisa di Gianpiero Ventura (2007/2008), primatista assoluto dei successi esterni in B, aveva fatto sperare nel grande balzo (eliminato dal Lecce nella semifinale play off).

LA STORIA – Una finalissima scudetto persa nel ’21 sul neutro di Torino con la Pro Vercelli; due giocatori – Bretoni e Biagi – medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino del ’36 con la nazionale di Vittorio Pozzo; 17 giocatori in azzurro (8 presenze nella A, 7 nella B, 42 nelle giovanili) e molti altri nelle rappresentative dei paesi d’origine; due successi nella Mitropa Cup dell’85 e dell’88; una Coppa Italia di C (2000); tanti giocatori e allenatori che hanno salito le scalette dell’Arena Garibaldi per ritagliarsi poi un futuro da prime stelle. L’elenco è lunghissimo: da Joszef Ging, ungherese, forse il più grande tecnico della storia del Pisa, fino a Lucchi, Agroppi, Vinicio, Simoni, Lucescu, Castegner fino ai più recenti Braglia e Ventura. E fra i calciatori come non ricordare Gianluca Signorini, Chamot, Faccenda, Chiappella, Andrea Fortunato, Simeone, Dunga, Berggreen, Been, Cuoghi, Sclosa, Marco Tardelli, Vieri, Kieft, Piovanelli, Padovano, Incocciati, Loni (cannoniere di tutti i tempi). L’elenco completo sarebbe lunghissimo.

LA DIMENSIONE PERDUTA
– Due fallimenti – 1994 e 2009 – hanno precipitato una realtà capace di capitalizzare l’interesse di una città intera e di una provincia appassionata, nel vortice dei campionati minori. La prima volta si è addirittura ripartiti dall’Eccellenza regionale per ritornare – gestione Gerbi-Posarelli – a una dimensione accettabile in C1 (semifinale play off col Brescello e trionfo nella Coppa Italia di categoria, anno 2000). Percorso portato avanti dalla famiglia Mian-Gentili (sfiorata altra promozione in B) fino all’avvento di Covarelli (cadetteria ritrovata) e al tonfo fatale, in tutti i sensi, di Pomponi.

LA REALTA’ ODIERNA
– Oggi l’Ac Pisa 1909 è in fase di ricostruzione dopo il fallimento del 2009. In quella torrida estate, un imprenditore della provincia, Carlo Battini, il presidente del Grosseto Piero Camilli e Umberto Aringhieri rilevarono dal sindaco di Pisa, marco Filippeschi, la neonata società. Uscito di scena Umberto Aringhieri, subentrarono l’avvocato Valentini e Carlo Sbrana. Cavalcata trionfale in D, ripescaggio in Prima Divisione, salvezza e rottura dei soci. Ora Camilli sta per uscire di scena e Battini acquisirà il 91 per cento delle quote, con futuro da scrivere e interpretare. E’ arrivata un’offerta dalla Terravision, ma sembrano spuntare all’orizzonte altri imprenditori (per il momento ignoti) insieme all’ipotesi di un ingresso nella sala dei bottoni di Fabrizio Lucchesi ex di Roma e Fiorentina.

Ufficio Stampa Lega Pro

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