Sorrento, nostalgia della B disputata al San Paolo
Dopo la vittoria della serie C 1970-1971, il trasferimento a Napoli per l’inadeguatezza alla serie dell’impianto Italia
martedì 08 novembre 2011
SORRENTO – Da quarant’anni abita qui il sogno di tornare in B. Il Sorrento l’ha disputata una sola volta dopo aver vinto il campionato di serie C 1970-1971 davanti alla Salernitana. L’avventura fu aperta e chiusa in dodici mesi giocando al San Paolo di Napoli e le partite casalinghe per l’inadeguatezza della serie cadetta dello stadio Italia. Due miti il braccio e la mente dell’impresa: l’armatore Achille Lauro come patron e il vice presidente Andrea Torino, il “Dottore”, dentista per hobby e manager di professione. I “fedelissimi” sono tutt’ora in grado di ripetere a memoria la formazione vincente: Gridelli, Nazzi, Fiorile, Noletti, Mamilovich, Lorenzini, Angrisani, Costantino, Sportiello, Savarese e Bozza, guidati da Giancarlo Vitali, ex ala destra del Napoli di Lauro, deceduto mercoledì scorso a 86 anni. Più il jolly di lusso di questa squadra: il ventenne Beppe Bruscolotti, in seguito capitano del Napoli fino al primo scudetto azzurro del 1987 con Diego Maradona.
LA CITTA’ – “Torna a Surriento” è una delle canzoni più amate del mondo. Dietro la squadra rossonera c’è l’attrazione di una città turistica di 17.500 abitanti con la sua antica tradizione di accoglienza ai visitatori. Detto con i numeri: ogni anno 500mila arrivi e tre milioni di presenze turistiche, di cui un milione inglesi, nei 120 alberghi di Sorrento e Sant’Agnello che formano il comprensorio penisola sorrentina di circa 80mila abitanti con gli altri quattro comuni di Massa Lubrense, Piano, Meta e Vico Equense. Ma la lunga presenza della squadra nel calcio pro’ è quasi un “miracolo” a fronte del pubblico che in media supera di poco i mille spettatori.
LA STORIA – La società fu fondata nel 1945 sulle orme del Nazario Sauro 1929, la prima squadra cittadina che giocava in uno stadio allestito di volta in volta per le partite nell’attuale piazza Antiche Mura dove ora sorge il Parco Ibsen. Il Comandante Achille Lauro (dopo il figlio Gioacchino) e il dottor Andrea Torino diedero verso la fine degli anni Sessanta una svolta alla storia del club dai colori rossoneri, voluti dal dirigente Ugo De Angelis perché era tifoso del Milan. La serie B, campionati più o meno brillanti tra C1 e C2 fino al 1982. Calciatori lanciati verso la A come Bruscolotti, Franzoni, Scarpa, Loddi, Petta, Nappi e Corti. E un favoloso primato che ha resistito a lungo: il portiere Gridelli rimase imbattuto per 1537 minuti nell’annata del salto in B. In seguito, il salto dalla C2 alla C1 del 1984-1985 con la presidenza dei fratelli Pollio, il dg Carletto Cuomo, Canè in panchina. Dopo la retrocessione a tavolino nei dilettanti del 1989, la lunga presidenza di Antonino Castellano fino al 2009. Vent’anni, record di durata come patron, con il ritorno tra i professionisti (in tandem con Giglio) prima di passare la mano a Gambardella.
LO STADIO – Qui non c’è lo stadio per la B, vecchia storia. Quarant’anni fa il club dovette giocare a Napoli le partite casalinghe in serie cadetta, oggi lo stadio Italia ospita la Prima Divisione tra una deroga federale e l’altra. A fine stagione è previsto il restyling dell’impianto, ma sembra che non sua praticabile l’adeguamento a tutte le normative della serie cadetta. Per l’idea profilata di costruire un nuovo stadio consortile nel comune di Piano, a 4 chilometri da Sorrento, nessun progetto approvato e servirebbero almeno 4-5 anni per realizzarlo. Ma il tifoso ragione con il cuore: “La squadra in B, poi si vedrà”.
Ufficio Stampa Lega Pro

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