Catanzaro e l'era Ceravolo: si volava grazie al vino

L’indimenticato presidente cui è intitolato lo stadio ideò una tassa sull’uva per reperire risorse economiche

martedì 10 gennaio 2012

CATANZARO – L’isola felice (del calcio) che non c’è più a Catanzaro. Un po’ come la canzone di Eduardo Bennato. Invano da decenni a questa parte si è cercato di ricrearla, ma si potrebbe dire con marcato insuccesso. La squadra abitante pressoché fissa nell’ultima serie del calcio professionistico e con la triste e brutta aureola del fallimento. Due ricorsi al Tribunale negli ultimi cinque anni. E allora i tifosi che hanno vissuto gli anni ruggenti del Catanzaro vivono di ricordi. E anche di rievocazioni. Ecco, poco tempo fa ad opera di un gruppo di sostenitori lo sforzo per ricordare il quarantunesimo (1971-2011) della prima promozione in serie A. La prima di una squadra calabrese, il vittorioso spareggio del San Paolo di Napoli sotto gli sguardi di trentamila tifosi. Reclutati alcuni protagonisti tra cui il loro condottiero, Gianni Seghedoni, mentre convitato di pietra quel grande presidente che fu Nicola Ceravolo, al quale è stato intitolato lo stadio. Esiste un premio annuale in suo nome: l’ultima edizione ha toccato quest’anno la terza tappa. I premi assegnati a Claudio Ranieri – uno dei protagonisti della seconda promozione in serie A – Marcello Lippi e, per ultimo, Fabio Capello.

RAMBONE, LA TRIPLA CESSIONE - La prima ascesa della squadra calabrese in serie A nel ruolo di provinciale. Vero è che era reduce da undici campionati in serie B, ma anche vero che erano stati gestiti quasi con la bacchetta magica appunto da quel grande uomo di calcio di Ceravolo. L’amatissimo presidente, stante le scarse risorse economiche della società che capitanava con un gruppo di amici, riusciva a compiere miracoli gestionali, acquistando giocatori in calando nella carriera e, quindi, dalla bassa quotazione del cartellino e dopo la rivalutazione nelle fila del Catanzaro, cederli convenientemente. Il caso più eclatante, quello di Gennaro Rambone, ruolo ala destra, venduto al Napoli tre volte, ovviamente con andata e ritorno a Catanzaro.

LA TASSA SUL VINO - Ceravolo, alla ricerca di risorse economiche, facendo leva su alcuni capi delle istituzioni locali, tifosi anche loro, s’inventò la tassa sul vino, ovvero una percentuale sulla vendita del prodotto dell’uva, a quei tempi dal mercato florido in città tramite le tante osterie. Un solo anno la permanenza nella massima serie, ma Ceravolo non abbandonò mai il progetto della risalita. Si realizzò a distanza di quattro anni – allenatore Di Marzio – che sarebbero stati tre se il Catanzaro non avesse perso beffardamente lo spareggio a Terni contro il Verona. Il grande afflusso allo stadio umbro provocò nel viaggio d’andata la morte di un tifoso in un incidente stradale. Un solo campionato in serie A e sempre da parte di una squadra allestita al risparmio. Quella volta immediata l’ascesa nell’olimpo del calcio nazionale sotto la guida tecnica di Giorgio Sereni. Nella terza promozione il Catanzaro – condotto nel primo anno da Carlo Mazzone – piantò le radici nella massima serie e per ben cinque stagioni, nelle penultime due con piazzamenti al settimo posto. L’ultima annata (’82-‘83) e quando Ceravolo aveva passato il testimone ad Adriano Merlo, un friulano trapiantato a Lamezia, l’inizio di un declino quasi irreversibile con alterne impennate sino alla serie cadetta, ma massimamente tanta C2. che, va annotato, nopn ha appannato il ricordo delle gesta del pur piccolo Catanzaro, ma grande nella sua modesta dimensione.

Ufficio Stampa Lega Pro

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