Isola Liri, piccola realtà cresciuta a calcio e Blues
Quarta stagione tra i professionistico per una squadra che rappresenta dodicimila abitanti
martedì 17 gennaio 2012
ISOLA LIRI – Il poker dell’Isola Liri rende orgoglioso un ambiente che dal 1925, anno di fondazione, ha messo buone radici nel quadriennio tra i professionisti. La promozione in Seconda Divisione, conquistata nel 2008 al termine di una cavalcata trionfale in serie D tra l’entusiasmo generale di una tifoseria sempre vicina e appassionata, è un fiore all’occhiello anche se oggi è subentrata un po’ di forza dell’abitudine. Quella squadra, guidata in panchina da Guido Ferazzoli, però, non viene considerata la più forte in assoluto della storia biancorossa pur se è stata quella che ha raggiunto i maggiori traguardi. Come dimenticare le formazioni degli anni ’90, che in tanti campionati della vecchia Interregionale (12 consecutivi) hanno quasi sempre lottato per le prime posizioni, perdendo l’occasione di andare in C2 per una manciata di punti in maniera sfortunata nel 1993 e nel ’96.
I CAMBIAMENTI - In quelle squadre militavano giocatori di spessore, che hanno fatto la storia dell’Isola Liri e che, non a caso, adesso allenano anche in categorie superiori: lo stesso Pino Ferazzoli, Ciuffi, Nanni, Papadia. Risultati importanti per un centro di circa 12mila abitanti, famoso per le cascate sul fiume Liri in pieno centro urbano (caso unico in Italia) e una volta fiorente polo industriale, con le tante cartiere, parecchie delle quali hanno chiuso, mandando in crisi un intero territorio. Ma la città ha resistito, puntando sul commercio e sul turismo, con l’ormai famoso Liri Blues, festival musicale estivo, giunto alla sua 25° edizione, che ha portato ad uno storico gemellaggio con la città statunitense di New Orleans, patria della “black music” e che trasforma Isola del Liri in un vero e proprio salotto dei dintorni.
L’ERA COSTANTINI – Anche il calcio ha contribuito a portare in giro per l’Italia il nome di Isola Liri, grazie ad un gruppo di dirigenti appassionati, a capo dei quali si è distinto l’imprenditore locale Marcello Costantini, il presidente della promozione nei professionisti, coadiuvato dallo storico presidente onorario Ennio Quadrini (tutt’ora in carica) e dall’Amministrazione Comunale, sempre molto vicina ai destini della società biancorossa. Adesso la squadra allenata da Sandro Grossi, diventato una vera e propria istituzione del calcio isolano, prova a fare l’ennesimo miracolo della salvezza. C’è un contenzioso condizionato dai problemi economici della società, ora presieduta in tandem da Augusto Pomi e Pier Ruffino Pierro, con una ventilata cessione del titolo sportivo a fine stagione. Cosa che rischia di provocare la reazione dei tifosi biancorossi per rilanciare l’orgoglio isolano.
TERRA BATTUTA – Nessuno dimentica gli anni pionieristici in cui si giocava nel vecchio stadio Nazareth, con il terreno di gioco in terra battuta e i distinti che erano una collina sassosa che si inerpicava fin su i tornanti della strada che conduce ad Arpino, dove si incendiavano i copertoni per impedire la visione ai “portoghesi” che si infilavano tra i cespugli per seguire la partita. Altri tempi.

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