Chieti: i gol di Quagliarella e le magie di Grosso

Dalla mancata iscrizione in C2 nell’estate del 2006 alla rinascita del club sotto la guida del patron Bellia

mercoledì 22 febbraio 2012

CHIETI – Il ritorno in Prima Divisione per festeggiare i novant’anni di storia. In realtà si tratta più di un sogno che di un obiettivo vero e proprio, a Chieti (foto Sergio D'Andrea) comunque ci credono e oltre che ai risultati del campo – la squadra veleggia a ridosso della zona play off – la società anche su quel fair play finanziario da tutti annunciato e da queste parti attuato in concreto da anni. Cinque per l’esattezza, all’insegna dell’equilibrio nelle spese, eppur conditi da successi in serie.

IL FALLIMENTO – Dalla mancata iscrizione al torneo di C2 dell’estate del 2006, con il conseguente inevitabile fallimento, alla rinascita. E’ quello il punto più basso della storia del calcio a Chieti. Si riparte dalla Promozione e paradossalmente l’entusiasmo della piazza tocca livelli altissimi. Viene fuori la fierezza del popolo teatino, che si narra discenda da Achille. Sul campo solo vittorie, sugli spalti perfino in quattromila. L’anno dopo, in Eccellenza, il canovaccio si ripete. Quindi la serie D e il salto definitivo verso l’alto grazie al presidente Walter Bellia che, da solo o quasi, riporta il Chieti in quella serie C che l’ha visto protagonista ben 48 volte in novant’anni.

LA MAGLIA – Colori nero e verde che poco c’entrano con Chieti. Si trattò di una scelta obbligata, visto che negli ’20 non c’erano risorse a disposizione per acquistare maglie nuove. Fu intercettata una cassa proveniente da Venezia e spedita in Abruzzo per evitare il saccheggio da parte degli austro-ungarici intenzionati a invadere il Veneto. All’interno una muta di maglie del Venezia Calcio: il Chieti aveva così trovato i suoi colori.
 
LA CIVITELLA – Memorabili le sfide con i rivali della costa di Pescara che si disputavano alla “Civitella” in pieno centro storico. L’inaugurazione del nuovo stadio, successivamente intitolato al presidente Guido Angelici, risale al 1970. Il Chieti battagliava sotto la guida di Ezio Volpi, tecnico dai modi gentili che la tifoseria amò al punto da dedicargli la Curva degli ultras. IL 2000 – prima del fallimento arrivano i risultati migliori, con il presidente mai troppo amato, Antonio Buccilli. A inizio millennio ecco la promozione in C1, campionato nel quale milita il meglio del calcio regionale. Piero Braglia e Dino Pagliari gli allenatori di riferimento del periodo, il Chieti sfiora i play off promozione prima di affondare.
 
I GRANDI NOMI – E’ il 1990 quando da Chieti passa Enrico Chiesa, giovanotto magrolino su cui la Sampdoria non sembrava credere molto. Dieci anni dopo è l’eroe del mondiale di Germania, Fabio Grosso, a infiammare la platea teatina. Nel ruolo di trequartista, Grosso realizza ben 9 reti e si lancia nel calcio che conta. Nel 2003, il Torino spedisce in Abruzzo a farsi le ossa Fabio Quagliarella. Due stagioni in nero-verde, la seconda da capocannoniere con ben 17 reti realizzate.
 
PRESENTE E FUTURO – Il Chieti è oggi tra le formazioni dall’età media più bassa dell’intero panorama di Lega Pro. Tanti i giovani di prospettiva, molti dei quali di proprietà del club. Originario di Tollo, Silvio Paolucci è l’allenatore che valorizza i talenti scelti uno ad uno dalla coppia di direttori formata da Di Giampaolo e Battisti. Se sarà Prima Divisione bene, ciò che più conta è però far quadrare i conti. Il premio arriverà.

Ufficio Stampa Lega Pro

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