Africa, illusione sprecata
In bilico il sogno Mondiale

Vedremo meglio nelle prossime ore quale sarà il destino del calcio di questo continente, ma il clima, rispetto alla gara d'esordio, è cambiato: meno ottimismo e più scetticismo

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    JOHANNESBURG, 22 giugno - Il sogno è svanito laddove sarrebbe dovuto diventare realtà: l'Africa padrone nel calcio più o meno come lo è in alcune discipline dell'atletica leggera. Le condizioni perché questo avvenisse c'erano tutte. Tanto per cominciare il luogo in cui si celebrava il rito Mondiale: il Sudafrica, prima nazione del continente a ospitare la manifestazione dopo numerosi tentativi falliti. In secondo luogo, la rappresentanza: forte numericamente (mai in una fase finale del Mondiale si erano presentate ai nastri di partenza sei nazionali africane) e qualitativamente (in pratica, tutte le migliori, tutte quelle che hanno indotto gli osservatori nel tempo a parlare di un calcio in via di emersione). In terzo luogo, il bisogno di novità, l'esigenza di indirizzare il calcio anche verso strade nuove meno battute ma anche più ricche di entusiasmo. Il sogno non solo non si sta trasformando in realtà, ma lentamente si sta spegnendo. Vedremo meglio nelle prossime ore quale sarà il destino del calcio di questo continente, ma il clima, rispetto alla gara d'esordio, è cambiato: meno ottimismo e più scetticismo.

    IL SOGNO SVANITO - E' da oltre un ventennio che si predice l'avanzata del calcio africano nel consesso internazionale. Prima sono arrivati gli exploit del Camerun e tutti pensavano si trattasse di un timido inizio. Poi sono arrivati i successi della Nigeria e tutti hanno concluso che il dado ormai era tratto, che era prossimo il momento in cui le nazionali africane avrebbero potuto competere da pari a pari con quelle europee e con quelle sudamericane. Accade, invece, che proprio nel luogo simbolo, l'Africa, per la prima volta la nazione organizzatrice conosca l'onta dell'eliminazione al primo turno. Certo, i Bafana Bafana hanno lottato sino alla fine, hanno addirittura riacceso le speranze dei tifosi africani per quarantacinque minuti, ma, in realtà, in questo torneo non hanno mai dato l'impressione di poter concorrere per un posto negli ottavi e se nella partita d'esordio non fossero stati baciati dalla sorte, probabilmente avrebbero chiuso con due sconfitte all'attivo.

    COLPE E PROPOSTE - Un uomo-simbolo del calcio sudafricano, Lucas Radebe ha individuato i colpevoli di questa mancata crescita del calcio del suo continente: gli allenatori che vengono dall'estero. A suo parere, infatti,solo «i tecnici africani possono fare la differenza perché conoscono i calciatori africani, lo stile di gioco africano e non pretendono di imporre stili europei». Sembra una ricetta un po' troppo semplice perché anche con i tecnici locali le nazionali africane non sono riuscite a crescere a sufficienza. Forse le motivazioni sono più ampie e profonde, affondano le radici in condizioni sociali che da un lato non facilitano la crescita dei campionati locali e dall'altro favorisce il trasferimento in Europa di un numero crescente di giovani (a volte giovanissimi) calciatori. Una riflessione che dovrà fare la Fifa perché se il Mondiale in Sudafrica doveva stimolare lo sviluppo, allora l'occasione è stata mancata.

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