Francia, l'eliminazione
diventa un caso politico

Dal ministro dello Sport all'Eliseo, l'uscita dal Mondiale è ormai polemica trasversale

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JOHANNESBURG, 24 giugno - E ora che il «disastro» (come lo definiscono oltralpe con un certo eufemismo) è diventato un caso nazionale, in Francia si interrogano su chi debba mettere a posto i cocci prodotti da Domenech, Anelka, Evra e, ovviamente, dal presidente della federazione francese di calcio, Escalettes. Ieri la trasformazione della vicenda in un affare di Stato, ha ricevuto il timbro dell'ufficialità. Appena Thierry Henry è sbarcato all'aeroporto di Bourget, un'auto scura della presidenza della Repubblica lo ha accolto e, con tanto di scorta e sirene spiegate, portato all'Eliseo, la residenza di Nicolas Sarkozy. La storia, dopo aver travolto la nazionale francese, rischia di far esplodere anche il clima politico.

IL REALISMO DI ROCHETEAU
- La prima a proporre la propria candidatura alla soluzione della vicenda, è stato il ministro dello sport, Roselyne Bachelot. «Sarò il ministro della riconciliazione», ha dichiarato, quasi che la storia avesse provocato una guerra civile. Peccato, però, che le sue proposte (la creazione di una commissione per indagare sulla vicenda) siano state bocciate da Sarkozy che preferisce convocare a ottobre gli Stati Generali dello sport (nella storia francese gli stati generali finiscono per riaffiorare quasi sempre). In sostanza la vicenda dagli spogliatoi degli stadi africani si è spostata nei corridoi e nelle stanze del Palazzo, inducendo un famoso giocatore del passato, campione d'Europa insieme a Platini, Dominique Rocheteau, ad affermare: «Non è anormale che i politici tentino di mettere le mani su un avvenimento ipermediatico come il calcio».

GHIGLIOTTINE E MALUMORI - La realtà illustrata da Rocheteau è di una evidenza lampante, soprattutto per noi italiani che da secoli dibattiamo sull'autonomia dello sport, sui sistemi di finanziamento per evitare che il mondo della politica condizioni pesantemente le scelte. Dunque, veramente nulla di nuovo sotto il sole. Così come non sono nuove le reazioni a certi tipi di comportamento. Perché, se da un lato Sarkozy vuole appropriarsi di un evento ipermediatico, come dice Rocheteau, dall'altro chi non può appropriarsene, perché è all'opposizione, grida allo scandalo. Daniel Cohn Bendit, leader degli ecologisti, non ha usato giri di parole: «Il presidente è lì per occuparsi dei problemi dei francesi, non per pasticciare con gli affari della Federazione calcistica». Al momento su una sola cosa sembrano essere tutti d'accordo: molte teste dovranno essere tagliate perché ogni rivoluzione ha una sua ghigliottina.

Antonio Maglie
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  1. miticomirko Scrive:
    24/06/2010 18:08:37

    Mr. ANTIPATIA, puoi gioire...mr. ARROGANZA ti ha imitato, non salutando con una stretta di mano il suo collega slovacco.
    Siete fatti della stessa pasta, e meritate di fare la stessa fine!
    Presuntuosi egoisti in cerca di gratificazioni personali e basta, indegni di rappresentare nemmeno un condominio, figuriamoci una NAZIONE...

  2. miticomirko Scrive:
    24/06/2010 17:39:43

    Mr. ANTIPATIA su con la vita, ora non sarai più solo, ti raggiunge mr. ARROGANZA
    Insieme potete girare uno spot su "come non si dovrebbe gestire una nazionale di calcio" da mostrare nei corsi di aggiornamento a Coverciano, con allegato un promemoria:
    1)NON CONVOCARE GIOCATORI LESSI CHE NELLE SQUADRE DI CLUB HANNO FATTO RIDERE, ESCLUSI DALLE COPPE EUROPEE E DEMOTIVATI
    2) CONVOCARE CHI SA GIOCARE A CALCIO
    3) IMPARARE A GESTIRE CAMPIONI "non allineati"

  3. fspicc Scrive:
    24/06/2010 17:37:10

    Veramente la frase finale non sarebbe esatta. l'originale è "Ogni rivoluzione ha il suo Termidoro".

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