Abete: «Non rinnego Lippi
Dal primo luglio Prandelli»

Il presidente federale: «Ora abbiamo l'obbligo di ripartire: presto presenteremo il nuovo ct. Bisogna avviare una riflessione sulla crisi strutturale del calcio italiano»

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CENTURION (SUDAFRICA), 25 giugno - «C'è grande tristezza, ma abbiamo l'obbligo di ripartire, il primo luglio presenteremo Prandelli». Lo ha detto il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete all'indomani dell'eliminazione dai Mondiali. «Non rinnego la scelta di Lippi. Ora bisogna avviare - ha aggiunto - una riflessione sulla crisi strutturale del calcio italiano».

«NON MI DIMETTO»
- «Dimissioni? Se è legato alla scelta di aver richiamato Lippi il problema non si pone. Ma la logica della poltrona non mi appartiene. Mi assumerò le mie responsabilità di fronte alla base che mi ha eletto e al governo del calcio». «Mi aspetto le critiche, non gli insulti al nostro ritorno - dice Abete all'indomani dell'eliminazione azzurra - Sarebbero gratuiti. Ma se arriveranno, li prenderemo. Se poi qualcuno è felice per questa brutta figura, ha la mia solidarietà umana...Io preferisco stare col 99 per cento di italiani tristi».

«LIPPI NON DEVE ESSERE UN ALIBI» - Grande tristezza, amarezza, ma lucidità: questo chiede Abete. «Abbiamo l'obbligo di ripartire, per il peso che il calcio ha nel nostro paese, per la passione di milioni di tifosi: ho parlato con Lippi - ha raccontato Abete - sia ieri sia oggi. E a lungo con Buffon. Resterò sempre grato al tecnico, nè mi pento di averlo richiamato, me ne assumo la responsabilità e preferisco prendermi qualche insulto di troppo, piuttosto che rinnegare i rapporti personali: andrò a rivedere quanti erano d'accordo e quanti contrari, due anni fa...Non credo abbia sopravvalutato questa squadra, non è stato lasciato solo, nè ha pesato l'annuncio anticipato del nuovo ct: visto che Lippi aveva deciso di andare via, ditemi voi quale sarebbe stata l'alternativa, scegliere dopo il Mondiale un tecnico senza contratto e presubilimente di seconda fascia? Lippi ora si è assunto tutte le responsabilità, ma non deve essere un alibi per nessuno». Chiama in causa i club «che devono capire che questo Mondiale è un danno per la nazionale, ma lo è anche per tutto il calcio italiano: non c'è successo del nostro calcio senza il punto di riferimento della nazionale»

«ITALIA STUPEFACENTE» - Da dove cominciare, però, è difficile dirlo, vaso di coccio tra due vasi di ferro come sono le federazioni. «Uefa e Fifa non favoriscono le federazioni, se il principio della solidarietà è quello per il quale la Fifa premia con 250 mila dollari Andorra come la Germania, e se le partite di qualificazione a Euro 2012 sono anticipate di un giorno per restituire ai club in anticipo i loro giocatori» sottolinea Abete. Ma l'Italia è una crac nel crac: «C'è una crisi di competitività della nazionale, e non solo ieri quando il primo tempo della squadra è stato stupefacente e non sapevo davvero cosa dire - ammette il presidente Figc - Non abbiamo mai vinto nel 2010, abbiamo faticato nelle qualificazioni, ricordate Cipro? Eravamo usciti da Euro 2008, la nostra Under 21 fatica a qualificarsi all'Europeo contro Galles, Ungheria e Bosnia...».

«TROPPI STRANIERI» - Quadro fosco, e solo in parte rimediabile: «Nessuno può impedire a un club di seconda divisione di schierare 11 stranieri», dice, senza salire fino all'esempio dell'Inter. «In Premier il 62 per cento dei giocatori non è convocabile perchè straniero, contro il 23 per cento di quindici anni fa; in Francia il 49, in Italia il 42 , in Francia il 41, in Spagna il 31: ma visto che Germania e Inghilterra hanno avuto meno problemi di noi, è chiaro che non è solo un problema di quantità, ma di qualità».

IL FUTURO - Rafforzare il settore tecnico e il settore giovanile, incentivare la crescita di baby-talenti italiani, chiedere ai club un'alleanza, creare attorno a Prandelli un progetto a lungo termine; e puntare sulla legge-stadi. «L'avevamo chiesta da prima, la qualità degli stadi è la prima cosa che mi ha colpito in Sudafrica, anche se sono vicine a bidonville che gridano vendetta al cospetto di Dio - la chiosa di Abete - Le critiche di alcuni ministri? Nessun motivo di dolermi con il Governo, fa parte di logiche non sportive...».

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  1. criptex Scrive:
    26/06/2010 10:30:40

    Abete sei vergognoso pur di rimanere attaccato a quella poltrona faresti di tutto,purtroppo sei lo specchio di questa triste Italia dove nessuno ha il coraggio di prendersi le proprie responsabilità...Ma dov'è la dignita?dovresti dimetterti e fare in modo che il ciclo Prandelli sia devvero nuovo in tutto e per tutto.

  2. cristianoroberto Scrive:
    26/06/2010 10:21:40

    Si farà in modo che tu abbia lo stesso lo stipendio e gli annessi privilegi basta che ti metti da parte. Così almeno il danno economico sarò molto inferiore di quelli che stai facendo nella tua sciagurata gestione.
    Incompetente raccomandato.

  3. mexes1 Scrive:
    26/06/2010 10:08:59

    Abete e la sua banda non si dimetteranno, sono protetti dai presidenti di squadre che loro aiutano a vincere i campionati, la commedia continuerá, mi dispiace per Prandelli che é una persona onesta.
    Montano

  4. falkangelo Scrive:
    26/06/2010 08:10:22

    UNA MANIFESTAZIONE CONTRO PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI ABETE NON SAREBBE MALE, PERCHE' QUESTO QUI "E MO SI SMUOVE DALLA POLTRONA" NONOSTANTE LE TANTE SUE GRAVI RESPONSABILITA'.

  5. lucio2505 Scrive:
    26/06/2010 06:47:08

    Tu e lippi dovete scomparire, andate a fare un altro mestiere. Sei solo un incapace attaccato alla poltrona perchè prendi un sacco di soldi dalla Federazione, abbi un pò di dignità sei peggio dei politici (e ho detto tutto)..VATTENE

  6. CicaFab Scrive:
    26/06/2010 01:11:56

    Per fare tutto cio' bisogna operare dei cambi radicali dai vertici della Federazione ai selezionatori delle Nazionali minori che lavorino in sintonia con Prandelli per sviluppare un gruppo di giocatori da vertice mondiale.

  7. CicaFab Scrive:
    26/06/2010 01:11:40

    Per ritornare ai vertici del calcio Mondiale ed Europeo bisogna cambiare il 'Sistema Italia' investendo nelle Nazionali minori per aprire un ciclo, o meglio una serie concatenata di cicli che permetta la Nazionale Italiana di proporre un calcio moderno, all'avanguardia e capace di autorinnovarsi.

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