Dal Brasile alle Ferrari
Ecco i condannati a vincere

La condanna dei numeri uno: vincere. E non è sempre bello. Condannati a trionfare, è il destino di pochi e può logorare l’anima più delle sconfitte

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ROMA, 28 giugno - Il sogno dell’appassionato di calcio è fare l’allenatore di una nazionale, soprattutto. Il Brasile. Povero illuso. Sentitelo, il ct del Brasile, Carlos Dunga: «Il Brasile deve vincere. Se vince, doveva farlo segnando tanti gol. Se vince segnando tanti gol, in genere l’avversario era debole...». Uno ci sorride su, ma è la condanna dei numeri uno: vincere. E non è sempre bello.

Condannati a trionfare, è il destino di pochi e può logorare l’anima più delle sconfitte. Dunga, da quando è ct della Seleçao, ha vinto una Confederations Cup in maniera brillante, una Coppa America in maniera altrettanto brillante, il girone sudamericano di qualificazione Mondiale senza patemi. Però, dalle sue parti, lo mettono alla gogna a ogni tentennamento della squadra. Ha europeizzato la Seleçao come nessuno prima, ora ha una squadra capace di abbattere (non solo battere...) anche avversari meno tecnici ma più votati alla corsa. Ora vince anche con il fisico. Ma ai brasiliani non basta. Scontato che, dovesse arrivare in finale e azzardarsi a non vincere, Dunga sarebbe caldamente «invitato» a fare la valigie.

Dalle parti della Ferrari possono capire. La Rossa è la squadra di F1 più affascinante, vincente e acclamata del pianeta. Detiene tutti i record sportivi e commerciali legati al mondo dei motori. Ma provino, come stanno facendo, a non riuscire a lottare per il Mondiale per un paio di anni: via alle rivoluzioni, caccia ai capri espiatori, proposte di ritiro delle superlicenze dei (a quel punto presunti) piloti ferraristi da parte dei tifosi.

Chiedete a Federer e Nadal: gli esperti di tennis li definiscono in flessione - a parte i problemi fisici dello spagnolo - perché a Wimbledon, dopo tre partite peraltro tutte vinte, hanno concesso rispettivamente tre e quattro set agli avversari. E’ il destino dei fenomeni: devono vincere, possibilmente stravincere e sperare che l’avversario di turno non faccia la figura del brocco. Altrimenti è troppo facile, no signor Dunga?

Andrea Fanì
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  1. Proftruth Scrive:
    29/06/2010 03:59:44

    grande golfista73, famme capì... quanto hai goduto??? ahahah tanto lo vinciamo noi, e voi già a casa con Lippi???

  2. golfista73 Scrive:
    28/06/2010 18:12:33

    quanto godrò nel vedere brasile - cile 0-2

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