La luce di Baggio oscura
il sogno della Nigeria

Dopo tre partite spente, Roberto Baggio ritorna 'Divin Codino' riacciuffando gli avversari all'ultimo minuto degli ottavi di finale di Usa '94. Da lì un crescendo del numero 10 azzurro fino alla finale contro il Brasile
ROMA, 11 maggio - Ci tira giù dall'aereo, Roberto Baggio, quel 5 luglio di Boston dell'anno 1994. Nascosta contro l'Irlanda, umiliata dopo 22' contro la Norvegia, assente contro il Messico, la classe cristallina del codino torna a splendere divina ad un minuto e mezzo dal precoce ritorno in patria, con una carezza velenosa a Rufai e a tutta la Nigeria.
Le preghiere di Sacchi e della Nazione sono state esaudite, l'Italia è agli ottavi di Usa '94 grazie a Salenko e alla sua cinquina al Camerun. Gli azzurri, in un calderone infernale, si trovano di fronte l'outsider africana, le Super Aquile di Finidi e Oliseh, dei gemelli del gol Yekini e Amokachi e soprattutto del funambolico Okocha, la via africana al dribbling. Baresi è in panchina col menisco rotto, Amunike ci sta mandando fuori dal Mondiale, la speranza Zola è durata 12' (il tempo di un rigore negato e di un rosso incredibile), il nostro numero 10 caracolla sotto il sole che si diverte a fiaccargli le forze e ad imprigionarlo in quell'appellativo, coniglio bagnato, che un deluso Avvocato ha coniato per marchiarlo. E tale resta fino all'89'. Fino all'ultimo afflato di vita calcistica, fino all'ultimo assalto disperato. Perché, se c'è una cosa che l'Inghilterra insegna, niente è finito finché non è finito.
Lo sparring partner, l'uomo assist, è Roberto Mussi, terzino generoso e vincente, ex pupillo di Sacchi promosso titolare. E' lui, dopo un contrasto vinto in area avversaria, a consegnare il pallone decisivo al destro di Baggio. E' una rasoiata che passa tra Eguavoen e Massaro e si infila in basso a destra della porta di Rufai, è il viaggio di Ulisse che si infila tra Scilla e Cariddi e prosegue verso l'agognata Itaca quando tutto sembrava perduto, è la rinascita di un talento puro che finalmente decide di uscire dall'oblio e si riprende il ruolo di faro assoluto della Nazionale, che guiderà fino a quella maledetta giostra dei rigori di Pasadena. 'Roberto Baggio! Santo dio, era ora', commenterà Sandro Ciotti.

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