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mercoledì 09 luglio 2014

La vittoria è della Germania, ma la disfatta è solo del Brasile

La grandezza dei tedeschi e le assenze di Neymar e Thiago Silva non bastano a spiegare la più grande umiliazione della storia del calcio brasiliano.

di Alberto Polverosi

La vittoria della Germania si può commentare con la grandezza della nazionale di Loew, ma la storica disfatta del Brasile no, fin lì non c’è arrivata nemmeno la fantastica Germania di Loew. La disfatta, la tragedia calcistica del Brasile, la più grnde umiliazione della sua storia, è opera esclusiva del Brasile, della squadra e del Paese. Si è sgretolato sotto il peso di una responsabilità inaccessibile per una squadra che non è mai stata squadra in tutto il Mondiale.

Le scelte di Scolari sono state pazzesche, inspiegabili, assurdo l’attacco con Bernard (un Giovinco in formato minore) e Fred (un Balotelli bianco), ma non può essere questo a spiegare quanto abbiamo visto sul campo di Belo Horizonte. E non possono bastare le assenze di Neymar e di Thiago Silva a giustificare quello che resterà per sempre ingiustificabile. Il Brasile ha cominciato a correre indietro fin dal primo minuto, scappavano tutti in avanti e lasciavano praterie davanti a Julio Cesar. Era folle quel modo di giocare, anzi, di stare in campo. Ci sono stati dei momenti in cui la Germania sembrava non credere a quanto stava succedendo, a quell’area brasiliana occupata da ragazzini impauriti. Non poteva essere una semifinale del Mondiale. Basta guardare i gol: nessun tedesco ha tirato in porta, tutti hanno appoggiato la palla in rete. Triangoli, incroci, smarcature rapide e facili, succedeva tutto davanti a Julio Cesar. Soltanto il 7-0 di Schurrle è arrivato con una micidiale labbrata di sinistro. Mai visto niente di simile in partite di questo livello. 

Il Brasile era troppo più debole della Germania, avrebbe potuto fermarlo (pensare, sperare, sognare di fermarlo) solo giocando in difesa. Sempre in difesa. Ma il Brasile sentiva di dover vincere questo Mondiale non difendendosi, doveva vincerlo da protagonista, attaccando. Così è rimasto schiacciato fra l’idea impossibile di attaccare e la necessità assoluta di difendersi. E alla fine il pianto del suo gioco è diventato il pianto vero alla fine della partita, con le lacrime di Oscar, di David Luiz e di quel bambino che in tribuna singhiozzava.

Quando il massimo della qualità individuale si fonde col massimo della qualità collettiva nasce la Germania. E’ stata mostruosa, con un paio di giocatori che sembrano macchine infallibili. Uno è Muller: prende la palla e ti viene subito da pensare che ora farà qualcosa per segnare o far segnare e sarà qualcosa di unico, di irraggiungibile per i brasiliani. L’altro è Neuer, che magari in questa storia c’entra poco, ma in partita sì: ogni volta che interviene si ha la certezza che prenderà la palla.

E poi tutto il resto, il record di reti mondiali di Klose raggiunto in Brasile e sotto lo sguardo atterrito di Ronaldo che glielo deve cedere nel giorno della tragedia calcistica del suo Paese, il decimo gol in due Mondiali di Muller, la partita stratosferica di Khedira, l’efficacia di Kroos, la stupenda doppietta di Schurrle entrato dopo un’ora di partita. Dietro a questo gruppo, un allenatore vero, da questa notte dentro la storia del calcio tedesco. E quando la storia sfumerà i suoi effetti, allora Loew sarà leggenda.

Aspettiamo l’altra semifinale, ma se la Germania perde questo Mondiale siamo proprio curiosi di sapere chi lo vince...
 

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