Malesani, a Palermo ecco l'organizzatore
Una tarda mattinata di fine autunno di dieci anni fa, intorno a un tavolo pieno di borlenghi, le schiacciatine fritte di Modena, Alberto Malesani divise la categoria a cui appartiene in quattro definizioni
mercoledì 06 febbraio 2013
Una tarda mattinata di fine autunno di dieci anni fa, intorno a un tavolo pieno di borlenghi, le schiacciatine fritte di Modena, Alberto Malesani divise la categoria a cui appartiene in quattro definizioni: «Ci sono gli organizzatori, i gestori, i dislocatori e i ‘fai da te’». Eravamo a quel tavolo insieme a due colleghi e da allora quella battuta (che battuta non era) ha chiarito il lavoro dei tecnici meglio di tanti discorsi. Malesani non specificò a quale categoria appartenesse, ma potevamo (e possiamo ancora oggi) arrivarci per esclusione: non è un ‘fai da te’, non è un gestore (anzi) e non è un dislocatore. Non è facile scommettere sulla salvezza del Palermo, ma col Male in panchina potremmo scommettere sul gioco, forse anche sullo spettacolo che tornerà alla Favorita.
Il 3-4-3 è il suo marchio di fabbrica. Era partito così col Chievo vent’anni fa, quando allenava a Verona l’attaccante montelupino Riccardo Gori, il difensore Rolando Maran (che ritroverà come diretto rivale in Sicilia) e il centrocampista-fantasista Stefano Fiore. Quando arrivò a Firenze, per il suo debutto in A, piacque subito. Una questione di pelle. Dopo la tripletta di Batistuta e la vittoria dei viola a Udine, Malesani scattò sotto la curva dei tifosi a sbattere le mani sulla vetrata, impazzito dalla felicità. E se ancora oggi chiedete a Rui Costa chi è stato l’allenatore da cui ha imparato di più sul piano tattico vi farà proprio il suo nome: «Prima di conoscerlo avevo un difetto, scattavo senza sapere dove sarebbe andata la palla. Malesani un giorno fermò l’allenamento e mi disse: “Credi di avere gli occhi alla nuca?“. Da allora non ho più sbagliato».
Al Franchi andava in panchina in bermuda. Al Tardini, quando gli affidarono uno squadrone, si presentò in completo beige. Vinse la Coppa Italia, la Supercoppa Italia e la Coppa Uefa, ma a Parma volevano lo scudetto. E dopo Parma (tre stagioni, dal ‘99 al 2001, chiuse con un esonero) non tutto è andato bene nella carriera di Malesani. Modena, Panathinaikos (la sfuriata alla Trap), Udinese, Empoli (aveva Marchisio, Giovinco, Abate), un anno fermo poi Siena, Bologna e Genoa, in una stagione di soli tormenti. Non sono più arrivati i risultati, ma il gioco sì. A Siena, nonostante la retrocessione, all’ultima giornata la curva lo salutò con un lungo applauso.
E’ questo che si porta dietro Malesani, il gioco. Per dirla alla sua maniera, l’organizzazione.
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3 commenti
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Sara2012alle 18:17 del 09/02/2013
auguro a tutti i siciliani tifosi del Palermo di liberarsi al più presto di un rozzo e incapace come zamparini!
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alexlavalle 07:57 del 09/02/2013
A Palermo nemmeno Mourinho starebbe bene ,con un presidente che vende i migliori tutti gli anni ,cambia direttori sportivi ogni anno e cio influisce su programmazione e continuita ,gli allenatori nemmeno a parlarne minimo 2 o 3 a stagione ,,mi sembra il minimo che il Palermo sia ultimo !!!
E purtroppo per loro rischiano seriamente la serie B !!! -
gatto65alle 09:03 del 08/02/2013
speriamo non sia troppo tardi...speranze ridotte al lumicino...povero Palermo, adesso Zampa sarà contento di aver rotto il giocattolo, umiliato la gente di Palermo e non solo...cmq al di' la di tt sempre Rosanero nel cuore con la speranza di trovare un giorno un Presidente innamorato di questi colori, di questa terra meravigliosa e che non sia solo business personale.In bocca al lupo Malesani!!!




















