Balotelli e Verratti istinto e razionalità

Il centrocampista del Psg continuerà a crescere passo dopo passo, perchè il suo calcio è mettere insieme conoscenze diverse fino a sintetizzarle come ha fatto Pirlo, mentre l'attaccante del Milan andrà avanti a strappi, perché il suo calcio è istinto. Verratti e Balotelli giocano come sono: uno è riflessione, l’altro è reazione

venerdì 08 febbraio 2013

    ROMA - Per l’anagrafe Balotelli ha due anni in più di Verratti, per il campo ha invece qualche anno in meno. Al di là dei ruoli, delle caratteristiche tecniche e della statura, c’è una differenza ancora più netta: la testa. Verratti ha quella del giocatore, Balotelli quella della pop-star. Questo non vuol dire che il parigino diventerà più forte del milanista, vuol dire però che il primo continuerà a crescere passo dopo passo, perchè il suo calcio è mettere insieme conoscenze diverse fino a sintetizzarle come ha fatto Pirlo, mentre il secondo andrà avanti a strappi, perché il suo calcio è istinto. Verratti e Balotelli giocano come sono: uno è riflessione, l’altro è reazione.

    Tutti noi dovremmo maneggiare con più cura Mario Balotelli. Per noi intendiamo la stampa, i tecnici e i dirigenti. Invece la stampa lo tira su e lo tira giù secondo i giorni e i momenti, lasciandolo però sempre in prima pagina; i tecnici lo esaltano e lo sculacciano secondo il rendimento e i risultati; i dirigenti lo definiscono una mela marcia e poi riaprono la campagna abbonamenti per sfruttarne l’impatto sulla gente. Mario crede di essere al centro del mondo, invece è un balocco nelle mani di chi ha più potere di lui. Avrebbe bisogno di uno scudo, ma lui conosce solo se stesso come scudo. Non ci sono vie di mezzo, non c’è continuità, non c’è una crescita costante, ancorché punteggiata da momenti altalenanti. O è quello della doppietta di Germania-Italia a Varsavia o è quello che spara le pallonate sui tabelloni pubblicitari dell’Arena di Amsterdam perché sa che sta giocando male. Non gli basta stare dentro la partita: o è “la partita”, o è fuori partita. In Nazionale ha giocato 17 gare, ma solo tre volte è stato Balotelli: nell’amichevole in Polonia, nella semifinale di Euro 2012 e più di recente contro la Danimarca a Milano.

    Adesso ha pure problemi di condizione, problemi nascosti con la doppietta al suo debutto milanista, ma dovremo abituarci a fragorose esplosioni seguite da deludenti esibizioni. Il suo istinto decide quando fare Balotelli e quando fare balotellate. E’ l’unico inaffidabile a cui nessun allenatore può rinunciare.

    Alberto Polverosi
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    1 commenti

    1. Karibes
      Karibesalle 12:28 del 08/02/2013

      beh....dovresti maneggiare anche tu con più cura quando scrivi x il tuo Cavani caro Polverosi visto che con la Spagna stava cercando lumache... hahahahahahaha

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