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venerdì 01 agosto 2014

Il commissario l'unica strada

Questo giornale dall’inizio, in solitudine, ha indicato la strada del commissariamento come la migliore. Non in assoluto, si capisce. Ma la migliore in questo contesto. Non c’entrano le persone, Tavecchio e Albertini, quanto quella discontinuità che nessuno dei due rappresenta e che è invece necessaria per riportare il calcio rapidamente fuori dalla zona retrocessione in cui è finito

di Stefano Barigelli
ROMA - C’è un mondo a parte in questo Paese: si chiama calcio. L’argomento su cui poggia la decisione di Tavecchio, e quella dei suoi sostenitori, di andare avanti verso la presidenza federale è che la democrazia non può essere sopraffatta: le Leghe si sono democraticamente espresse per Tavecchio, dunque deve fare il presidente. L’argomento ha però una falla: di quale democrazia parliamo? Di quella che regola le votazioni della Federcalcio? Allora sarebbe meglio definirla diversamente, la democrazia è un’altra cosa.

È come se il presidente del Consiglio lo eleggessero gli iscritti ai partiti e non i cittadini. Certo non si può pretendere che tutti i tifosi partecipino a questo duello elettorale, ma non ci vuole un sesto senso per intuire che anche nel calcio gli italiani vorrebbero riforme e rinnovamento. Questo giornale dall’inizio, in solitudine, ha indicato la strada del commissariamento come la migliore. Non in assoluto, si capisce. Ma la migliore in questo contesto. Non c’entrano le persone, Tavecchio e Albertini, quanto quella discontinuità che nessuno dei due rappresenta e che è invece necessaria per riportare il calcio rapidamente fuori dalla zona retrocessione in cui è finito. Al momento è prevalsa un’altra scelta: quella della divisione, dello scontro. Sulla Lega di serie A abbiamo già espresso il nostro giudizio: ha responsabilità pari soltanto, in alcuni presidenti, all’arroganza che mostrano. Il nostro calcio è in buona misura in queste condizioni per colpe loro. La più importante scelta comune negli anni ha riguardato la spartizione dei diritti televisivi. La politica espressa in questi anni dalla Lega si è ridotta a una semplice questione di potere: un po’ poco considerata la situazione.

Tavecchio se sarà eletto dovrà fare una parte delle riforme da lui stesso indicate insieme con il governo: dubitiamo molto che il rapporto sarà così sereno come da tutti auspicato. Molti presidenti dall’alto dello spirito di avventura che li sospinge, alzeranno le spalle o faranno qualche battuta, magari greve, come già è avvenuto. Salvo poi chiedere sgravi fiscali o andare con il cappello in mano da Delrio per rifare gli stadi. Ma il calcio è roba loro. I tifosi non contano niente: pagano ma non votano.
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