Bologna, crisi di gol
La speranza è Di Vaio

Nel momento più difficile del campionato un’intera squadra guarda al centravanti come all’uomo che può portarla alla salvezza: il capitano ha ritrovato la condizione fisica ed è pronto a caricarsi sulle spalle un reparto in crisi
BOLOGNA, 23 aprile - Giù al campetto, quando butta male, quelli che tremano e temono, mani sui fianchi e schiena piegata, si girano sconsolati verso il più forte: pensaci tu, tiraci fuori dai guai, vai avanti che noi ti seguiamo. Così il Bologna di oggi chiede aiuto a Marco Di Vaio: l’hai fatto l’anno scorso, ripetiti per favore. Alla vigilia di Bologna- Parma, il capitano sembra aver finito la fase di assemblaggio da post infortunio e si candida - esattamente come l'anno scorso - ad essere l'uomo della firma-salvezza a piè di pagina.
LO STOP - Era il 14 febbraio, a Livorno, quando Di Vaio, rincorrendo un pallone a centrocampo, sentì il crack alla coscia: lesione del semimembranoso sinistro: un mese di stop. Aveva appena segnato il gol della vittoria, regalando al Bologna tre punti pesantissimi. E' stato il secondo guaio stagionale per un giocatore che l'anno scorso aveva sempre timbrato il cartellino. Ricordate? Di Vaio saltò anche le prime due partite di campionato (Fiorentina e Bari) per un fastidioso problema al tallone, che l'aveva tormentato per tutta l'estate, segnando fin dall'inizio il cammino di una stagione a strappi. Ed è fuorviante mettere a confronto i 9 gol di quest’anno con il botto dei 24 dell’anno scorso.
LA RIPARTENZA - E’ stato un cammino gibboso quello che ha portato Di Vaio fino a qui. Colomba ha assecondato il suo recupero, gli ha dato minutaggio, l’ha aspettato nell’attesa del risveglio. Molte cose dicono che il momento potrebbe essere arrivato. La condizione fisica è finalmente buona, la carica psicologica è quella dei giorni migliori, il senso di responsabilità non è mai mancato ma forse, in queste ore, è diventato un segno distintivo. Pure la scelta del silenzio stampa, avallata dal capitano a nome di tutta la squadra, anzi nata da un confronto tra il capitano e la dirigenza, va letta in questo senso. Tra l’altro: anche ieri durante la partitella i tifosi l’hanno incitato a lungo. Hanno capito che se c’è un uomo in grado di spingere il Bologna oltre la linea di galleggiamento, quell’uomo è lui.
CRISI ATTACCO - Così Di Vaio diventa la scialuppa di salvataggio di una squadra che ha bisogno di ritrovare le antiche certezze. In un reparto che va in bianco dalla notte dei tempi, il centravanti rappresenta la carta buona per anticipare la chiusura della pratica. Un paio di cifre: nelle ultime sei partite, da quando cioè è cominciata la crisi, gli attaccanti del Bologna non sono riusciti a segnare un solo gol su azione. L'unico a togliersi una soddisfazione è stato Adailton, ma su punizione (a Palermo). Per risalire all'ultimo gol di un attaccante bisogna risfogliare al contrario la stagione fino al 7 marzo, stinco di Zalayeta e gol al Napoli.
UOMO SALVEZZA - L'idea di Colomba di confermare modulo e uomini di Udine, potrebbe tenerlo largo sulla sinistra, ruolo che - inutile nasconderlo - non gli è gradito. Ma per la causa del Bologna, quando ormai si è alle battute finali; Di Vaio non sottilizza. L'anno scorso Di Vaio segnò più del 60% dei gol del Bologna. Quest’anno si accontenterebbe di molto meno. Nello sprint finale dell’anno scorso, e parliamo delle ultime quattro partite, Di Vaio segnò due gol pesantissimi (il rigore a Torino e il momentaneo 1-1 in casa con il Lecce) e uno per la gloria (il 31 sul Catania che fece calare il sipario sulla stagione rossoblù). Tornare ad essere decisivo, tornare a segnare gol pesanti, tornare Di Vaio. Lo chiede a se stesso, glielo chiede il Bologna.

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