Malesani: «Una corsa
anche a Bologna? Chissà»

Il neo allenatore dei rossoblù: «Rifarei la corsa nel derby: era nel mio stile, nel mio modo di essere. Non me ne è mai fregato niente di quello che pensano gli altri. Non riesco a fare quello che vogliono loro. In questo mondo può sembrare un difetto ma, se lo si analizza bene può essere anche un pregio. Ora che sono avanti con gli anni mi trattengo di più. Ma chissà, se mi viene, magari una corsa la faccio anche qua»

BOLOGNA, 4 settembre - Presentandosi al Bologna aveva tranquillizzato tutti dicendo di essere diventato «più saggio». Pochi giorni dopo Alberto Malesani conferma il suo mutamento: «Ora mi contengo di più. Riesco a gioire internamente, prima non ce la facevo». Allo stesso tempo però, stuzzicato dai cronisti nella prima conferenza stampa dopo quella di presentazione, il tecnico veronese non smentisce la sua essenza di allenatore-ultrà: rifarebbe la corsa sotto la curva nel derby contro il Chievo quando allenava il Verona? «Sì, perchè io non porto una maschera». E anche perchè, spiega Malesani, «era nel mio stile, nel mio modo di essere. Non me ne è mai fregato niente di quello che pensano gli altri. Non riesco a fare quello che vogliono loro. In questo mondo può sembrare un difetto ma, se lo si analizza bene può essere anche un pregio. Ora che sono avanti con gli anni mi trattengo di più. Ma chissà, se mi viene, magari una corsa la faccio anche qua».

Esultare «con la propria gente», in fondo, non è un peccato così grave. «Noi allenatori - va avanti - viviamo enormi stress. A me non piace chi litiga, o prende in giro avversari. Non mi dà fastidio, invece chi gioisce o si arrabbia». Cose che fanno, per il tecnico, anche guide di grandi club. «L'anno scorso in Inter-Siena, finita 4-3 per i nerazzurri, ho visto cose inaudite. C'era tutta Milano dentro al campo». Il suo carattere in carriera, gli è costato. «Sono stato giudicato più per quello che per i risultati. Solo l'anno scorso a Siena, il vento è un po' cambiato». Anche se retrocessi, infatti «è stato apprezzato il mio lavoro». Pure in rossoblù «sono stato accolto bene, senza pregiudizi. In questi giorni sono rimasto sorpreso dal calore dei tifosi. Un affetto simile a quello che avevo sentito a Firenze. Per me è importante, mi sento meno solo».

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