I grandi del calcio riuniti
per ricordare Bulgarelli

A San Pietro in Casale inaugurazione di un centro sportivo intitolato al grande "Giacomino". Da Capello a Zoff, da Suarez a Di Vaio, da Pascutti a Pavinato accorrono per rendere omaggio al più grande campione della storia del Bologna a un anno e mezzo dalla sua morte
SAN PIETRO IN CASALE, 13 settembre - Tutti in fila per Giacomo Bulgarelli. Né la pioggia né il vento hanno scoraggiato un bel pezzo del calcio di oggi e di ieri, arrivato a rendergli omaggio in un centro sportivo della bassa bolognese, a lui appena intitolato. Tutti in fila a San Pietro in Casale, per passare una giornata d'altri tempi ricordando anche quel calcio che non c'è più, di cui "Giacomino", scomparso un anno e mezzo fa, è stato un così nobile alfiere.
Così succede che dall'Inghilterra si muova anche il ct Fabio Capello, deciso a non voler parlare coi cronisti di null'altro, se non di quell'uomo, conosciuto prima sul campo, poi meglio, in televisione. Uno che «non è mai andato dietro al vento che tirava. Ma che è sempre stato se stesso, con grande personalità». Altro compagno di "avventure e telecronache" è Bruno Pizzul: «Con lui si stava insieme così, in modo conviviale. C'era sempre un clima cordiale, che mi ricordava il calcio di una volta, quello che qualcuno, sbagliando, chiamava in modo spregiativo "pane e salame", ma che era soprattutto un gioco».
Poi Luisito Suarez, che fa memoria delle «tante lotte sul campo, come quello spareggio che ricordo poco volentieri (nel 64' il Bologna vinse lo scudetto battendo 2-0 l'Inter all'Olimpico, ndr). Ma a quel tempo, più grandi erano le lotte, più forti erano le amicizie fuori». E Gianni Rivera, che racconta la «strada fatta insieme in nazionale» e «di quando insieme fondammo l'Aic, per difendere i più deboli». Giovanni Lodetti, «la grande emozione e sorpresa che provai quando mi chiese di fargli da testimone di nozze». Giancarlo De Sisti, «un modello per tutti i centrocampisti». Dino Zoff, «il suo spirito e la sua verve». Giancarlo Antognoni, che l'ha conosciuto quando ormai Bulgarelli era a fine carriera, lo dipinge come, appunto, «una persona d'altri tempi».
Poi c'è il suo Bologna, quello, tra gli altri, di Ezio Pascutti, che si commuove, dicendo, semplicemente «che era un compagno e un fratello». Del capitano dello scudetto del '64, Mirko Pavinato e di quello di oggi, Marco Di Vaio. Di Franco Colomba, rimasto per sempre colpito da «quando io, ragazzino, a 18 anni, venivo accompagnato a casa in auto da un campione come lui». Di Eraldo Pecci, che si guarda intorno, vede tutta questa gente riunita e dice che gli sembra di essere dentro al suo vecchio album di figurine.
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FLAVIANOBERTULIN Scrive:
14/09/2010 00:12:33UN SALUTO AD UN GRANDE
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SashaGa Scrive:
13/09/2010 23:46:09Grazie Giacomo!
Per il resto del calcio nostrano sei stato una persona distinat e simpatica, un esempio; per Noi di Bologna sei il Capitano, il Simbolo. Il cuore di Bologna batte sempre con te

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