Un nuovo Bologna
La missione di Malesani

C’è un problema di modulo, di forma fisica e di mentalità e la squadra schierata a 5 è troppo schiacciata all’indietro. Tocca al tecnico rossoblù trovare le giuste soluzioni, dopo il primo ko in campionato all'Olimpico contro la Lazio. Domenica al Dall'Ara arriva la Roma

    BOLOGNA, 14 settembre - Il cantiere deve restare aper­to, visto il Bologna di Roma contro la La­zio Alberto Malesani dovrà ancora lavo­rare tanto. Sul piano tattico in tutte e tre le fasi del gioco, «quella di non possesso palla, quella di mezzo e quella di posses­so palla», come ha sottoli­neato lo stesso tecnico ve­neto. Poi sotto il profilo del­la mentalità, come chiede il presidente Sergio Porced­da, anche se la consapevo­lezza di pensare più in grande non dovrà per nien­te al mondo far perdere quelli che sono i giusti equilibri sul campo. E anche sul piano fi­sico, perché va detto come il passaggio da Franco Colomba a Malesani sia stato ac­compagnato da metodi di lavoro diversi. Nel senso che il tecnico veneto pretende dai suoi una grande intensità e anche l’in­tensità va allenata, «perché se tu non sei intenso tutti i giorni non puoi poi preten­dere di esserlo la domenica» , la sua pun­tualizzazione.

    L'ANALISI - Una nostra idea: il Bologna all’Olimpico è andato in campo con tanti concetti nella testa e tanta voglia di por­tarli avanti, ma non sempre volere è pote­re, quando poi ci sono di mezzo anche gli avversari. Morale: il Bologna di domenica è rimasto a metà del guado, è stato anco­ra un po’ quello di Colomba (come d’altra parte lo era stato quello che aveva affron­tato l’Inter nella “prima” di campionato) ed è stato solo a tratti quello che vuole Ma­lesani, con la conseguenza che ha finito per non essere carne e per non essere neanche pesce.
    SQUADRA SCHIACCIATA  - Quel­lo che è parso evidente a tut­ti è che il Bologna modellato sulla difesa a cinque è rima­sto troppo schiacciato, per­ché quando nemmeno uno dei due esterni di centro­campo (Garics a destra e Rubin a sinistra) accompagna l’azione puoi anche non ri­schiare niente nella fase di difesa, come è successo per una sessantina di minuti, ma va anche detto che poi rischi di non esse­re sufficientemente propositivo nella fase attiva del gioco ( soprattutto quando pal­leggi poco dietro e rimani basso anche nelle uscite, considerato che i due centra­li esterni Esposito e Britos non si allarga­vano a dovere) e di lasciare troppo isolati i due giocatori di attacco.

    Leggi l'articolo completo nell'edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio

    Claudio Beneforti
    Scrivi un commento
    Per poter inserire un commento/articolo devi eseguire il login


     


     
    Se non sei ancora registrato clicca quì: REGISTRATI
     
    in edicola
    Vai alla prima pagina