Marotta esclusivo: «Elia
e Aogo sono da Juve»

Intervista del Corriere dello Sport-Stadio al dg bianconero: «Due giovani di qualità come piacciono a noi: è vero, ci interessano. Dzeko è un obiettivo che non tramonta ma è dura. Faremo altri colpi, priorità a un terzino sinistro e a un esterno destro. Vogliamo fare bene, la garanzia è Andrea Agnelli, e a chi storce il naso per gli acquisti fatti in provincia ricordo Anastasi, Cabrini o Prandelli: divennero grandi a Torino»

TORINO, 21 luglio - La Juventus, da oggi, sarà in ritiro a Varese, città e culla professionale del dg Beppe Marotta. Una scelta dettata dalla qualità delle strutture sportive, che per l’uomo venuto dalla Sam­pdoria diventa un viaggio nei luoghi del cuore: «Ho co­minciato qui la carriera, mai avrei immaginato di tornare da dirigente bianco­nero: inutile nasconderlo, sono emozionato» .

Marotta si volta indietro, magari solo per un momen­to: si rivede ragazzo, ripen­sa a un calcio artigiano, rivi­ve il primo successo che fu una promozione in B, cate­goria appena ritrovata dai biancorossi dopo stagioni di oblìo. E’ piacevole, rovista­re nel passato. Ancora di più per un uomo che ha la re­sponsabilità di guardare sempre avanti. Perché la ri­nascita della Juventus non può attendere, perché i tifo­si sono stanchi di arrancare dietro l’Inter, perché l’ulti­ma stagione è un’ombra da scacciare, perché non si può scialare ma nemmeno sbagliare, perché c’è una squa­dra da completare ma an­che - attività più oscura ­una società da rimodellare.

«Una società forte, profes­sionale, competente, umile» sintetizza Marotta, perché per tornare grandi non ba­sta collezionare i campioni. Sono qualità importanti e mai scontate, tipiche di quel vecchio calcio artigiano, fat­to di sacrifici, sostanza, en­tusiasmo, conti in ordine, tempestività, intuizione: qualità che non stridono con l’alto management e che Marotta non ha mai abban­donato; qualità che annoda­no, in fondo, il Varese anni Ottanta e la Juve del futuro.

Biglietti esauriti a Cosenza per l’ami­chevole con il Lione, febbre alta a Modena per il debutto in Europa Lea­gue: Giuseppe Marotta, ha anche lei la sensazione che attorno alla Juventus si respiri un’aria nuova, anzi antichissima? «Dopo una stagione deludente, era fon­damentale restituire entusiasmo ai tifosi. Il nostro lavoro è soltanto all’inizio, ma loro hanno imparato a fidarsi: garantisce il ritorno, dopo 48 anni, di un Agnelli al­la presidenza».

Eppure, davanti ai primi acquisti, qualcuno fa lo schizzinoso. Martinez dal Catania, Pepe dall’Udinese, Bonucci dal Bari: eroi di provincia che non accendo­no la fantasia...
«Per cancellare certi pregiudizi, basta rivisitare la storia bianconera: l’hanno scritta campioni scovati in piccoli club e diventati grandi a Torino. Anastasi e Gentile s’erano messi in luce nel Varese, Prandelli e Cabrini tra Cremonese e Atalanta, Conte era cresciuto nel Lecce, Ra­vanelli aveva stupito alla Reggiana: vo­gliamo rinverdire quella tradizione».

E comunque, la campagna acquisti non è chiusa: Del Neri sostiene che man­cano ancora quattro rinforzi.
«Confermo, ma prioritari sono due: un terzino sinistro e un esterno destro. Gli altri sono legati a operazioni parallele, incastri obbligati dalla nuova realtà del mercato: non è più tempo di spese folli, il potere d’acquisto deve essere pari ai ri­cavi, d’altronde i Messi e i Cristiano Ro­naldo non sono alla portata di nessun club italiano».

Alla Juventus vengono comunque ab­binati nomi intriganti: Edin Dzeko, per esempio. «E’ un sogno che non tramonta, un obiettivo che inseguiremo finché possibi­le, benché consapevoli di enormi difficol­tà: il prezzo fissato dal Wolfsburg è alto e i club concorrenti hanno risorse mag­giori. Però fa piacere che il centravanti bosniaco abbia espresso gradimento per un’eventuale destinazione bianconera, vuol dire che l’appeal rimane forte».

Dzeko non è l’unico “sorvegliato” in Bundesliga: la trasferta di Lubecca è di­ventata un’occasione per discutere di Rinaldo Elia e Dennis Aogo.
«Soffermatevi su un aspetto statistico dell’amichevole con l’Amburgo: nella formazione iniziale c’erano Ekdal, Motta, Lanzafame, De Ceglie, il giovanissimo Ferrero... età media bassa, freschezza e qualità. Se questa è la filosofia, sia Aogo che Elia sono da Juve, però occorre sem­pre trovare un punto d’incontro tra le no­stre esigenze e quelle del club proprieta­rio dei cartellini».

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Antonio Barillà
36
  1. daniruti Scrive:
    21/07/2010 16:54:55

    dai caro kimiraikonen il napoli ti aspetta...su su fai il bravo non sparare sempre le solite cavolate..e ricorda che mexxe siete e mexxe resterete..vuoi una vocale o una consonante??

  2. Sabbellino Scrive:
    21/07/2010 16:54:09

    pisquito almeno io posso godere x le vittorie d estate tu nemmeno x quelle puoi godere

  3. kimiraikonen Scrive:
    21/07/2010 15:36:10

    allora da juve sono i perdenti perche questa squadra mi ricordo che voleva spendere 80 milioni per fare sempre leuropa league forse quest anno vediamo la juve al 18 posto perche solo la puo stare in serie bbbbbbbbbbbbbb oppure ccccccccccccc oppure falimentoooooooooooooooooooooooo

  4. pisquito Scrive:
    21/07/2010 15:26:10

    giuventini ridicoli!

  5. ONEKELA Scrive:
    21/07/2010 15:01:42

    Scusate ma chi sono???

  6. DiegoRibas97 Scrive:
    21/07/2010 13:41:56

    Cavani : ATTACCANTE da 8 gol in stagione voto : 6
    Inler : CENTROCAMPISTA da 1 gol in stagione : 5


    Pepe : ESTERNO da 6 gol in stagione : 7
    Martinez : ESTERNO da 13 gol in stagione : 8
    Bonucci: DIFENSORE da 4 gol in stagione : 7
    Lanzafame: ESTERNO da 8 gol in stagione : 7
    Motta : ESTERNO da 3 gol in stagione : 6

    Vedete un pò voi chi si sta rinforzando !

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