Del Piero esclusivo:
«Juve, possiamo tutto»

Intervista al capitano: «Voglio giocare fino a 40 anni e vincere ancora qui. Non ci poniamo limiti. La sfida diretta con l’Inter ci dirà dove arriveremo. Agnelli porta entusiasmo, Marotta e Del Neri sono ok. Bello avere l’anima italiana. Krasic mi ricorda Nedved. Ferrara? Niente rancori, io... La Nazionale? Se serve...»

TORINO, 21 settembre - Passano gli anni e diciotto sono tanti. Ad Alessandro Del Piero non bastano anche se compirà trentasei anni il prossimo 9 novembre. Dietro al suo angolo ha piazzato qualche altro campionato doc, altri gol e magari anche il traguardo delle trecento reti. Non è lontano: per adesso con la maglia della vita - quella della sua Juventus - ne ha fatti duecentoventisette, gliene mancano ventitrè. Il capitano bianconero - al contrario di quel che poteva sembrare lo scorso anno e persino a inizio stagione quando lo davano a un passo dall’addio ­è invece al centro del nuovo progetto Juventus firmato Agnelli, Marotta, Del Neri anche se ovviamente non lo ha detto. E’ sembrato in perfetta linea con le idee del suo allenatore e con filosofia e orientamenti di una società prima guidata da John Elkann seppure dall’esterno e adesso da suo cugino Andrea Agnelli che è il nuovo presidente bianconero. Due coetanei di Del Piero per una Juve che ha ricominciato tutto da capo dopo la brutta stagione passata: nuova la squadra, ma nuovi anche società, staff tecnico, staff medico, sistemi di gestione. Alex ha parlato di una Juventus no limits ma anche quando ha fatto riferimento a se stesso non ha posto paletti. Malgrado i quasi 36 anni, è ancora animato da straordinarie motivazioni. Non ha esitato a fare i complimenti a Galliani per i tre acquisti doc fatti dal Milan (Ibrahimovic, Robinho, Boateng), ha dato una garbata risposta a Ciro Ferrara che che lo aveva ironicamente preso in mezzo, ha indicato ancora nell’Inter la squadra da battere, ha detto a chiare lettere di condividere le strategie del suo presidente che vuole una squadra sempre più made in Italy e soprattutto gli scudetti lasciati sul terreno di Calciopoli.

NUOVO CORSO - La sua Juventus numero diciotto. Che ef­fetto le ha fatto di sentire Del Neri dire che “lo scudetto compete ad altri”? «Del Neri ha chiarito subito quello che vo­leva dire e io sono con lui». Cioè? «E’ cominciato un nuovo corso, la Juven­tus ha cambiato tutto: giocatori, dirigenti, staff tecnici e anche i medici. Stiamo lavo­rando per consolidare le fondamenta della nuova costruzione. Ribadisco: fondamen­ta». Bisogna accantonare le ambizioni allo­ra... «No. Ma capire che l’ambizione adesso è quella di ricostruire bene questa nuova ca­sa. Parlare del tetto (cioè dello scudetto) quando siamo ancora alle fondamenta non ha senso». Quindi? «Sono con Del Neri: non poniamo limiti a noi stessi». Ma da quello che ha capito, questa squa­dra può vincere qualcosa o no? «Vincere ora significa attrezzarsi per tor­nare i vecchi livelli e quindi anche ai vecchi obiettivi. Poi può succedere di tutto». Si aspettava tante difficoltà dopo calcio­poli e il ritorno in serie A? «Mi aspettavo le difficoltà che abbiamo avuto. Però..... » Però? «Dopo la promozione in A abbiamo fatto due anni straordonari. Un terzo posto con qualificazione in Champions League e addi­rittura il secondo posto l’anno successivo. Sono state grandi imprese ma sono state di­menticate oppure poco apprezzate. Purtroppo è andata male l’anno scorso. Adesso abbiamo cominciato una nuova storia».

LA FAMIGLIA AGNELLI - Dalla triade alla presidenza Cobolli per passare attraverso quella di Blanc e ora di Andrea Agnelli. E’ roba da Juve nuovo cor­so o passaggio frenetico ma obbligato per­chè figlio del passato burrascoso? «I repentini avvicendamenti sono figli di quel che è successo. Tanti cambiamenti ravvicinati forse non fanno parte del dna bianconero, ma le cose che contano sono al­tre». Vale a dire? «John prima e Andrea adesso garantisco­no quello che è sempre stato: la famiglia Agnelli dietro a questa grande società che ha la voglia matta di riemergere. Dal 2006 a oggi tutti si sono impegnati al massimo». Cosa può dare Andrea Agnelli presiden­te? «Ancora più entusiasmo. Andrea e John sono miei coetanei li conosco bene, siamo figli della stessa epoca. Bene, credo che An­drea abbia raccolto nel modo corretto lo spirito che ha generato l’accordo con John di caricarsi sulle spalle la responsabilità Ju­ventus. La loro è stata una scelta oculata. Sono due ragazzi in gamba che hanno nelle mani i destini di tante persone. Nella Ju­ventus hanno messo la faccia ma anche per­sonalità, idee, entusiasmo. Vedo solo positi­vo nella loro opera».

FERRARA E IL MERCATO - Dalla battaglia che il presidente Agnelli ha intrapreso in sede istituzionale per ria­vere indietro gli scudetti maltolti, cosa si aspetta? «Gli scudetti appunto. Ma per me sono e sono sempre stati ventinove. E’ scritto an­che sul mio sito». Ferrara non è stato carino nei suoi con­fronti. A una precisa domanda del collega Antonio Giordano sul vostro rapporto, con ironia ha detto che non vi frequentate la­sciando intendere molto rancore. E’ vero? «Non ho motivo di coltivare rancori nei confronti di Ciro. Lui non so. E’ vero che da quando Ferrara ha smesso di giocare ci sia­mo frequentati poco. Sono falsi invece i pro­blemi che, secondo alcuni, sarebbero sorti tra noi lo scorso anno. A Ferrara auguro di tornare a lavorare presto per dimenticare in fretta la brutta stagione dell’anno scorso. Ma brutta per tutti, non solo per lui». Il mercato della Juve è stato definito di “basso profilo”. Che ne pensa? «La Juventus ha cambiato dieci giocatori e a me sembra un salto importante. Il pro­cesso di ricostruzione è lungo e difficile. Abbiamo portato a Torino ragazzi di buona qualità che hanno una grande voglia di af­fermarsi».

Leggi il resto dell'intervista sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

Luciano Bertolani
67
  1. MaximCo67 Scrive:
    23/09/2010 20:18:28

    Certo che possiamo tutto.....mica avremo paura della seconda squadra di Milano?
    L'inter è al capolinea.
    Grande Alex, grande esempio di professionalità...
    voi come unico italiano tenetevi Materazzi(il più antipatico e piagnucolone di tutti i tempi ahahahahah )

  2. marino3 Scrive:
    22/09/2010 14:32:02

    a tutto il popolo BIANCO-NERO ...siete uniciiii FORZA JUVE ... P.S. ssaluti da palermo

  3. Scrive:
    21/09/2010 22:02:14

  4. SciabolataMorbid Scrive:
    21/09/2010 20:04:13

    Poba...Giuanniè...Poba!!!

  5. obbiettivo1 Scrive:
    21/09/2010 19:39:30

    cari sfigati interisti uno come del piero lo avete sempre sognato ma non lo avrete mai ne nasce uno ogni ventanni, per voi adesso vincere facile è bello in champion ancora gridano vendetta per i rigori non assegnati in campionato stendiamo un velo pietoso, e poi cistanno le vostre intercettazioni che sono molto piu gravi di quelloe della juve ma che sa perchè la federazione prima non le aveva prese in consideraziione forse perchè c'era guido rossi?

  6. Giuanniello Scrive:
    21/09/2010 16:35:15

    Xsciabolatamorbida

    Beeee Beeeee Beeee Beeee....

  7. mariolone1970 Scrive:
    21/09/2010 16:04:25

    caro alex del piero non ti preoccupare, il sistema è ciclico una volta tu u navolta li e una volta io. oggi in italia il fascismo e bello di nuovo, domani lo sarà il comunismo e poi la dc ancora, e cosi via, noi italiani siamo dei mazzochisti e ci piace ritornare al passato. agnelli che dire chiudono le fabbriche, licenziano, minacciano, pero sono bravi, tifanojuve e vanno a mesa la domenica. per li interisti e milanisti, e altri, che pensate che i vostri presidenti sono diversi, sono uguali

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