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lunedì 17 febbraio 2014

Conte con una parola azzera 8 anni di battaglie

Non sappiamo se avesse studiato tutto o se gli sia scivolato inavvertitamente il piede dal freno, ma il tecnico della Juve ieri ha detto qualcosa di molto poco juventino. Furibondo per certe affermazioni di Capello, ha disintegrato l’avventura bianconera dell’attuale ct della Russia: «Qui non ha mostrato un gran gioco e i suoi due scudetti sono stati revocati».

di Stefano Agresti
ROMA - Non sappiamo se avesse studiato tutto o se gli sia scivolato inavvertitamente il piede dal freno, ma Conte ieri ha detto qualcosa di molto poco juventino. Furibondo per certe affermazioni di Capello, ha disintegrato l’avventura bianconera dell’attuale ct della Russia: «Qui non ha mostrato un gran gioco e i suoi due scudetti sono stati revocati».

Revocati? Mannò, per tutta la Juve quei due scudetti esistono. Il mondo bianconero ha combattuto per riottenerli, ancora non si è arreso all’idea di averli persi, ne ha fatta quasi una ragione di vita: non siamo a ventinove, siamo a trentuno. Tanto che quel numero, trentuno, è scolpito enorme perfino sullo Juventus Stadium, in barba a verdetti e giudizi, consigli e opportunità. In un istante, con una parola, Conte ha cancellato otto anni di lotta: «Revocati». Roba da interisti, magari da granata; roba che suona stranissima in bocca a uno che è bianconero nell’anima.

Che avesse preparato tutto o meno - la sensazione però è che non abbia calibrato bene quanto stava dicendo, andando oltre le intenzioni - Conte ha inevitabilmente indispettito i suoi datori di lavoro. A cominciare da Andrea Agnelli, che più di ogni altro si è esposto nella battaglia, scontrandosi a suon di carte bollate con la Federcalcio, la giustizia sportiva e anche l’Inter. Perciò l’allenatore, richiamato all’ordine, ha poi cercato di ritoccare certe considerazioni. Ma la frittata era fatta.

Le parole di Conte sono destinate a lasciare una traccia nell’infinita querelle post-Calciopoli: anche di queste discuteranno, da oggi, juventini e antijuventini. A noi, di Conte, piace evidenziare non solo la qualità come allenatore, ma anche il coraggio. Per carità, non affronta i carrarmati a mani nude, però in sette giorni ha sfidato i suoi calciatori (sgridati e privati del giorno di riposo), i suoi tifosi (per proteggere Giovinco) e un santone della panchina (Capello). Tra falsi e opportunisti, uno così fa la sua bella figura, a prescindere da quello che possano avere pensato ieri i dirigenti bianconeri e anche a prescindere dai risultati.

La sua Juve, poi, porta pure i risultati. Ieri è ripartita, facile facile, dopo il pari e il caos di Verona. Ma la Roma c’è ancora, all’apparenza lontana (meno 9), in realtà sempre in corsa (una partita in meno e lo scontro diretto in casa). Come preannunciato da Garcia, e nonostante l’assenza di Totti (e dei tifosi in curva), i giallorossi hanno reagito subito all’eliminazione bruciante in Coppa Italia. Bravissimo Destro: due gol da grande attaccante. Belle anche le due reti del Napoli, che sfrutta l’occasione: ora la Fiorentina è scivolata a sei punti. Giornata fondamentale in coda: Catania e Livorno vincono gare pesantissime, il Cagliari si fa risucchiare, il Sassuolo si adagia sul fondo. L’effetto Malesani non s’è visto: tre partite, zero punti.
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