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giovedì 17 luglio 2014

Juve, ecco perchè Allegri non è la scelta migliore

Il popolo bianconero è schierato, compatto, contro il nuovo tecnico. E’ un’opposizione di pancia, com’è normale e giusto che sia quando il giudizio arriva dai tifosi, ma anche di testa. Pure noi abbiamo più di una perplessità sulla scelta del nuovo allenatore bianconero. Ecco perchè

di Stefano Agresti
ROMA - Il popolo della Juve è schierato, compatto, contro Allegri. E’ un’opposizione di pancia, com’è normale e giusto che sia quando il giudizio arriva dai tifosi, ma anche di testa. Pure noi abbiamo più di una perplessità sulla scelta del nuovo allenatore bianconero. Le sintetizziamo in tre punti. 1. Pirlo. Allegri, al suo primo anno nel Milan, l’ha messo ai margini e poi, forte dello scudetto conquistato, l’ha spinto all’addio. Le successive straordinarie stagioni di Andrea alla Juve hanno dimostrato quanto il suo accantonamento fosse sbagliato: ancora oggi, a 35 anni suonati, continua a essere uno dei centrocampisti migliori del mondo, oltre che unico e insostituibile. Pirlo non è un centravanti o un portiere, uno che se fa bene il suo lavoro lo metti in campo e se gioca male lo lasci fuori, sostituendolo con un pari ruolo: attorno a lui devi costruire la squadra. Allegri al Milan non l’ha fatto perché, evidentemente, riteneva più adatti alle sue idee altri interpreti, più muscolari, certamente più scarsi. E’ quanto meno legittimo pensare che quelle idee non siano cambiate radicalmente in 4 anni. Al di là delle dichiarazioni distensive delle ultime ore, è opportuno chiedersi se e come verrà utilizzato Pirlo nella nuova Juve, dopo che per tre stagioni è stato l’uomo chiave. E questo senza entrare nei rapporti personali tra i due. 2. L’ambiente. Quando, in estate, Conte era vicino all’addio, la Juve aveva scelto Mihajlovic. Decisione intelligente: tra i tecnici sul mercato (Mancini, lo stesso Allegri) era senza dubbio quello che avrebbe incontrato meno ostacoli da parte del popolo bianconero. Allegri, invece, è in questo momento il più inviso alla piazza: in tutti i sondaggi almeno otto tifosi su dieci - un’enormità - hanno osteggiato la sua candidatura, e nelle classifiche di gradimento era alle spalle di Mancini e Spalletti. E’ chiaro che una società non può far scegliere l’allenatore alla gente, ma la benevolenza - o almeno l’indifferenza - del pubblico è preziosa, soprattutto quando si deve sostituire un tecnico amatissimo come Conte. Invece si è puntato sull’uomo meno gradito. 3. Allegri. Vincere non è mai facile, lui ci è riuscito al primo anno di Milan e questo indubbiamente conta. Non bisogna trascurare, però, che è arrivato allo scudetto con una signora squadra: aveva Ibrahimovic, Thiago Silva, Boateng, Cassano, Pato, più tantissimi campioni un po’ avanti con gli anni, ma pur sempre fenomenali (Abbiati, Nesta, Zambrotta, Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Inzaghi). Una volta andati via i top, in particolare Ibra e Thiago, a causa della crisi societaria rossonera, Allegri è pian piano naufragato. Non è stato il principale responsabile del crollo rossonero, ma certo non si è inventato niente per frenare il declino. Insomma, qualche perplessità - anche di questo tipo - è legittimo nutrirla. Così come, quando la Juve puntò su Conte, definimmo subito azzeccatissima la scelta (lo avevamo apprezzato in tutte le sue precedenti esperienze), oggi ci permettiamo di avanzare più di un dubbio su Allegri. Giudicare dopo è comodo e meno rischioso, noi riteniamo doveroso parlare prima. Il campo dirà.


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