Il Milan nella tradizione del calcio italiano

Se Milan-Barcellona si fosse giocata in un salotto forse avrebbe vinto il Barça. In un campo, peraltro bruttino, di battaglia, ha vinto il Milan. Adesso aspettiamo, con il cuore più leggero, che l’impresa si compia in casa dei sovrani

venerdì 22 febbraio 2013

    MILANO - Era paonazzo e rabbioso Giovanni Trapattoni quando, il giorno dopo Barcellona-Fiorentina 4-2 in Champions League nel settembre ‘99, rispose a chi aveva osato mettere in dubbio il valore del suo calcio contropiedistico di fronte al possesso palla di Van Gaal, all’epoca tecnico dei catalani: «Vai a rivedere i filmati di Bayern-Ajax (il Trap sulla panchina bavarese, Louis su quella dei lancieri, ndr), non ti fermare al risultato, guarda il gioco, guarda le occasioni e soprattutto guarda quanti tiri hanno fatto. Possesso palla? Certo, come no, ma per farsene cosa della palla se non arrivano in porta». Va detto che la sera prima al tiro ci erano arrivati, eccome.
    Aveva un’espressione perfida e compiaciuta Claudio Ranieri quando raccontava come aveva portato il Valencia alla conquista della Coppa del Re: «Appena arrivato in Spagna, mi parlavano solo del palleggio, del fraseggio stretto. “Bello, dissi ai miei giocatori, ma io vi dimostro che in tre passaggi arrivo in porta”. Così vincemmo la Coppa».
    Spuntava il solito ghigno cattivo sulla faccia di Josè Mourinho quando la notte di Barcellona-Inter 1-0 commentò la qualificazione dei nerazzurri alla finale di Champions: «Loro felici con la palla, noi felici a Madrid».
    E’ probabile che Allegri non fosse a conoscenza di queste piccole grandi storie di calcio, ma mercoledì sera sembrava l’erede assoluto di un patrimonio calcistico tutto italiano (Mourinho, calcisticamente parlando, è italiano almeno quanto Trapattoni). Non aveva altre strade da percorrere che non ripercorrere il cammino del nostro calcio, con la concretezza, la furbizia, la solidità, il sacrificio e l’organizzazione che la scuola degli allenatori di Coverciano ha mostrato all’intero pianeta.
    Ogni tattica, anche quella che rasenta la perfezione, ha un lato debole, basta impedire agli avversari di scoprirlo. Il lato debole del Milan sarebbe affiorato se per caso avesse preso gol. E siccome Allegri ne era cosciente, ha fatto in modo che il Barcellona non arrivasse neppure a costruire le premesse di quel gol. Non c’era un giocatore fuori posto nel Milan, non uno che abbia perso anche solo per un attimo la concentrazione. Sui tagli (rimasti ipotesi a San Siro) degli esterni del Barcellona c’era un tornello che filtrava tutto: nessun catalano è entrato in area con armi improprie, il lavoro del Milan era teso a rendere innocuo il Barça, a disarmarlo. O meglio, quella era la prima parte del lavoro. La seconda è stata pura esaltazione. Una volta recuperata la palla, ha accelerato sugli esterni che Dani Alves e Jordi Alba hanno aperto alle incursioni di El Shaarawy e Muntari, giunto in piena libertà in area catalana in occasione del secondo gol. In quei momenti, il Milan è ricorso a energie finora inesplorate e soprattutto inattese. Qui è nata la sorpresa (per il Barça) di cui parlavamo alla vigilia.
    Allegri si era difeso a denti stretti anche nelle altre quattro partite contro il Barcellona della scorsa edizione della Champions. In quei 360 minuti, i catalani avevano tenuto palla con la stessa percentuale di due giorni fa, intorno al 65 per cento, ma avevano tirato in porta una settantina di volte. Mercoledì un solo tiro di Xavi da fuori area. L’anno scorso, il Milan aveva ancora dei fenomeni, quest’anno non più e forse non è un caso se questa nuova squadra ha assunto nell’occasione una dimensione proletaria, quasi contadina (per furbizia e programmazione), capace di sfidare con un orgoglio naturale (e non derivato dalle coppe già in bacheca, perché di coppe questi giocatori non ne hanno vinte ancora) un avversario troppo snob, con la puzza sotto il naso. Se Milan-Barcellona si fosse giocata in un salotto forse avrebbe vinto il Barça. In un campo, peraltro bruttino, di battaglia, ha vinto il Milan. Adesso aspettiamo, con il cuore più leggero, che l’impresa si compia in casa dei sovrani.

    Alberto Polverosi
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    4 commenti

    1. Fabrizio De Sanctis
      Fabrizio De Sanctisalle 10:49 del 24/02/2013

      Bellissimo quest articolo.

    2. Walter Brancatisano
      Walter Brancatisanoalle 03:00 del 24/02/2013

      bellissimo articolo

    3. Karibes
      Karibesalle 19:36 del 23/02/2013

      hahahahahahahah...,mi chiedo se il CdS non prova imbarazzo a pagare questi giornalisi?

    4. arial89
      arial89alle 10:32 del 22/02/2013

      Bellissimo articolo, vero in tutte le sue sfaccettature...forse i fenomeni sul campo oggi nn giocano in Italia, ma i fenomeni in panchina, nel mondo, sono tutti italiani o sono passati dall'Italia...

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