Guidolin: La Juve è nata per la Champions League

Il tecnico dell'Udinese: «Il bel calcio di Conte, il suo nuovo stadio valgono l'Europa. Ce la giocheremo con coraggio: non smetteremo di stupire»

venerdì 27 gennaio 2012

ROMA - Caro Guidolin, dato che tutti le chiedono di domani sera, della Juve, io le chiedo di mercoledì sera e del Barcellona: il suo calcio è veramente inarrivabile?
«Il Real Madrid con una partita aggressiva e coraggiosa ha dimostrato che le distanze non sono più così ampie. Il Barça ha più certezze, più autostima, un gioco memorizzato. Ma il gap si può colmare mettendo in campo coraggio, aggressività e, ovviamente, una grande squadra».

A sua memoria calcistica, la squadra di Guardiola può essere catalogata tra gli eventi «rivoluzionari»?
«Sì,
Lo scudetto sarà una lotta a due tra il Milan di super Ibra e la Juve Noi? Nonostante tutto siamo vivi
insieme all’Ajax e al Milan di Sacchi. L’Ajax ci ha fatto conoscere un calcio fatto di ruoli interscambiabili, di coralità; il Milan ci ha fatto conoscere una squadra italiana capace di competere utilizzando lo strumento di un gioco coraggioso...»

E il Barça?
«Direi che ha sommato le due rivoluzioni. Mette insieme grande qualità tecnica, giocatori di eccezionale personalità, straordinaria autostima. Appena comincia la partita invadono la metà campo avversaria e cominciano a creare palle-gol. Da quando c’è Guardiola è migliorata anche la fase di non possesso: persa palla, partono subito in pressione per riconquistarla».

Guardando la Liga o la Premier non ha l’impressione che il calcio italiano si sia perso per strada qualcosa?
«No. Io non enfatizzerei tanto i campionati stranieri. Sono convinto che le nostre Grandi possano tranquillamente competere anche con Real Madrid e Barcellona. Penso al Milan ma anche alla Juventus. La Premier è affascinante per l’atmosfera ma la qualità tecnica non è straordinaria».

Ci frega l’ambiente...
«Quello sì. Avremmo bisogno di stadi accoglienti, confortevoli, capaci di spingere la squadra. Per giunta impianti simili potrebbero creare ricchezza. Sì, questo è il primo problema del nostro calcio».

E il secondo?
«L’esasperazione dei toni: mi piacerebbe un calcio in cui educazione e rispetto prevalgono sull’arroganza e la maleducazione, in cui si tifa per e non contro, in cui la cultura sportiva è più vicina a quella dell’Europa del Nord, un calcio in cui è concesso agli allenatori e ai calciatori di poter sbagliare un po’ di più».

Per questo
A Udine mi sento un po’ all’estero Mi hanno lasciato fissare la durata del contratto: ho scritto io 2015...
ama Udine.
«Qui mi sento un po’ all’estero. Ho una società che mi appoggia, che ha avuto pazienza nonostante avessimo conquistato un solo punto in cinque partite. il club mi ha proposto l’allungamento del contratto dicendomi: decidi tu per quanti anni ancora. Credo che in Italia non sia mai accaduta una cosa del genere».

E lei ha detto: 2015. Avrà sessant’anni: l’età della pensione?
«Lei mi conosce e sa che soffro un po’ il giorno della partita. Confido di essere così saggio per capire il momento giusto in cui staccare la spina. Potrebbe essere il 2015 o anche prima, non so dare una indicazione precisa e non voglio che mi si dica: hai detto una cosa e ne fai un’altra. Una cosa è certa: mi piacerebbe fare dell’altro, sempre nel calcio».

Cosa?
«Andare in giro per il mondo a scoprire giovani talenti. Un ruolo che sarebbe bello svolgere in una società come l’Udinese che ha uno sguardo globale sul mercato calcistico».

La partita la stressa e la bicletta?
«Quella mi rilassa. E d’altro canto, il calcio è lavoro e passione perché senza passione non si fa bene nessun lavoro; la bicicletta è una valvola di sfogo e una passione non professionale».

Anche i cani la rilassano...
«Bellissimi. Ora ho due cani e due gatti. Un gattino lo abbiamo recuperato su una siepe qualche giorno fa, lo avevano abbandonato, non era più grande di una mano. Lo abbiamo svezzato e adesso gioca con i cani».

Prima lei parlava degli stadi: domani sera giocherà in uno impianto bello e accogliente.
«Guardi, la Juve come società è veramente un passo avanti. Ha vissuto qualche anno difficile ma ora ha uno stadio che spinge la squadra, in cui tifosi
Ho sfiorato Juve e Roma: niente rimpianti. Dopo? Mi piacerebbe poter girare a caccia di talenti
si sentono a casa, che si riempie sempre, anche per un quarto di Coppa Italia: quello dell’altra sera è un gran segnale. Hanno indicato una strada, speriamo che tutti gli altri la seguano. Il mio presidente, ad esempio, lo stadio lo avrebbe già fatto. Purtroppo in Italia non c’è una corsia preferenziale per chi propone qualcosa che produce bellezza, ricchezza, benessere collettivo».

E’ stupefacente quello che sta facendo la squadra di Conte?
«Non può produrre stupore una squadra che ha tre, quattro fuoriclasse e un gruppo di ottimi giocatori. Sta facendo bene, molto bene, quello sì».

Anche Conte a volte gioca con la difesa a tre. E’ una nuova moda?
«No, più semplicemente una opportunità. Noi continueremo a giocare così. E’ una opzione in più da utilizzare quando pensi che possa funzionare. Noi italiani spesso cambiamo pelle. Il Barça a volte usa la difesa a tre, in Premier, invece, non viene utilizzata. Forse noi abbiamo qualche conoscenza in più».

Come definirebbe il calcio di Conte?
«Moderno, aggressivo, dinamico, di qualità. Un calcio europeo ecco perché dico che se la Juve fosse in Champions, farebbe molto bene».

Lei la Juve l’ha sfiorata. E ha sfiorato anche la Roma. Le manca l’esperienza in una Grande?
«Sono contento così, sono a mio agio in questa storia personale, in pace con me stesso. Non ho rimpianti».

Come se l’immagina la partita di domani?
«Partita dura. La Juve gioca a ritmi alti. Anche noi. Una sfida tosta, molto tosta: mi auguro che la mia squadra sia in grado di sostenerla. Dovremo avere molto coraggio».

Lo scudetto è un discorso che riguarda...
«Milan e Juventus. Io non scommetto
Il primo problema del nostro calcio sono gli impianti. Poi c’è la tensione Barça come Ajax e Milan di Sacchi
mai ma in questo caso penso di potermi sbilanciare senza essere smentito dalla realtà».

Cosa ha in più il Milan e cosa la Juve.
«Il Milan ha un gioco più ragionato e un fuoriclasse come Ibrahimovic, uno che ti può far vincere una partita anche quando la squadra non gira al massimo. Da questo punto di vista, la Juve la partita se la deve sudare un po’ di più ma può tranquillamente reggere il confronto».

In Champions il Milan troverà una squadra che voi conoscete bene: l’Arsenal.
«Il Milan può passare il turno ma l’Arsenal è un ottima squadra. E’ un ottavo difficile. Quando l’affrontammo noi, gli inglesi avevano dei problemi. Però li avevamo anche noi. Se non li avessimo avuti, probabilmente saremmo riusciti a qualificarci. Però, siamo usciti a testa alta, abbiamo fatto un’ottima figura»

In campionato l’Udinese dove arriva?
«Sinceramente non lo. Sino ad ora abbiamo stupito tutti».

Perché?
«Tutti dicevano che quando si comincia l’anno con un preliminare di Champions si rischia di intraprendere un viaggio ricco di insidie, molti ci ricordavano quello che è accaduto alla Samp. Abbiamo avuto alcune partenze eccellenti, poi i problemi legati ai giocatori che avevano partecipato alla Coppa America, adesso quelli legati ai ragazzi che sono andati in Coppa d’Africa. Nonostante tutto, siamo lì. Ecco, questo è veramente stupefacente. Non so dove arriveremo ma mi auguro che i miei ragazzi continuino ad aver voglia di stupire».

Antonio Maglie
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