Piscedda: «Zeman un vero spot per il calcio»
Il ct della Rappresentativa di Serie Bwin: «Sogno un calcio in cui i presidenti, anziché prendere calciatori dall’estero già costruiti e da lanciare, scommettano sui nostri talenti»
mercoledì 26 ottobre 2011
ROMA - Forma perfetta, sorriso compiaciuto, Massimo Piscedda conferma anche da selezionatore azzurro di avere idee chiare e obiettivi precisi. Chiamato dal presidente Andrea Abodi a rifondare la Rappresentativa di Serie Bwin, la «B Italia», l’ex laziale (4 stagioni in A e 5 in B in biancoceleste, compreso lo storico campionato della salvezza della Lazio partendo da -9 grazie allo spareggio di Napoli contro il Campobasso, gol di Poli il 5 luglio del 1987) è l’uomo giusto al posto giusto. Le recenti politiche, non solo cadette, di valorizzazione del prodotto a partire dai settori giovanili hanno esaltato la mission del difensore capitolino, peraltro reduce da diverse annate alla Federcalcio come allenatore delle varie Under e anche per questo a suo agio a lavorare con i giovani. Ieri il ritorno da Belgrado dove i suoi Under 21 hanno battuto la Serbia col risultato di 1-0, gol decisivo del napoletano Maiello, attaccante del Crotone, dopo l’amichevole che apre una serie di incontri internazionali che porteranno la «B Italia» in novembre in Russia e in primavera in Cina. Piscedda, intanto, è già orgoglioso dei suoi ragazzi. «Sono loro il futuro del nostro calcio. Ogni società dovrebbe avere a mio avviso un settore giovanile organizzato e produttivo come i grandi club europei che, non a caso, poi sono anche vincenti nelle varie competizioni internazionali. Invece, da noi, si continua a tenere rose vaste con tanti calciatori con contratti pluriennali benché abbiano già oltrepassato abbondantemente la soglia dei trent’anni. Ma che senso ha tutto questo? Sono stato a vedere la Lazio Primavera e giocava Stendardo titolare. Boh!».
Dunque, la mission della Serie B a cui pensa lei, ha come perno centrale i giovani. E’ così?
«Giovani e calciatori d’esperienza che possano aiutare la crescita dei nostri migliori ragazzi. Non è un caso che Ferrara ha già convocato una dozzina di giocatori di Serie B nella sua Under 21 e ci segue per vedere all’opera anche quelli che per varie ragioni non riesce a studiare in campionato. Lavoriamo ad un unico progetto nell’interesse del nostro movimento calcistico».
Nel campionato cadetto, però, continuano a trovare spazio tanti stranieri. Perché?
«Credo dipenda dal fatto che nessuno abbia più voglia di rischiare partendo dal basso e, dunque, anche dai settori giovanili. E’ un errore clamoroso perché l’esperienza anche di altri paesi ci insegna che laddove si puntano risorse nella direzione della programmazione i risultati sono evidenti sia dal punto di vista del ritorno economico che puramente tecnico. Io sogno un calcio in cui i presidenti, anziché prendere calciatori dall’estero già costruiti e da lanciare, scommettano sui nostri talenti. E non è un discorso discriminatorio o classista: dovrebbe essere la normalità che conviene a tutti. In serie B, da quando la Lega ha riottenuto l’indipendenza, le politiche di incentivo all’utilizzo dei giovani sono al centro del progetto».
Anche in Serbia si sono visti elementi interessanti.
«E' vero. Si può lavorare bene con questi ragazzi, la Rappresentativa è un'opportunità. Ma le società debbono dare ancora più spazio ai loro talenti».
Insomma, tutti sulle tracce di Zeman. In questo il boemo è più avanti anni luce. Lui con i giovani ci ha sempre lavorato e continua a farlo. Se pensiamo a Insigne, Immobile, Verratti e al suo Pescara meraviglia. O no?
«Zeman è un vero spot per il calcio giovanile. Come sa far fruttare lui i talenti non ci riesce nessuno. E poi gli anni passano, ma la sua idea di calcio è sempre più propositiva e da sogno».
Ma il suo Pescara è da Serie A?
«Cetamente potrà competere in un campionato lungo e imprevedibile. Ovviamente ci sono squadre dal punto di vista dell’organico più forti e più attrezzate. Penso al Torino, al Padova e alla stessa Sampdoria. Sono convinto che se Atzori avrà la possibilità di lavorare sereno, non fallirà. Magari dopo aver spiegato a più di qualche calciatore retrocesso dalla serie A di calarsi bene nello spirito della categoria. Ma le compagini attrezzate per competere per i play off sono tante».
Cosa ha portato Zeman al campionato cadetto?
«Una nuova mentalità»
E la Reggina dove può arrivare?
«Spero il più in alto possibile. Breda mi sembra un tecnico concreto. E poi i discorsi del presidente Foti si conciliano perfettamente con le tematiche giovanili affrontate sinora».
L’Ascoli e il Modena sorprese in negativo?
«Castori continua a combattere contro una crisi societaria difficile. Lo scorso anno ha compiuto un miracolo. Speriamo possa ripeterlo, certo, l’ultima penalizzazione è una brutta botta. Sul Modena resto fiducioso: sono convinto che Bergodi ne verrà fuori alla grande».
Uno sguardo al campionato di serie A: Lazio da scudetto?
«Discorso complesso. Innanzi tutto, non vedo uno squadrone che possa ammazzare il torneo e sganciarsi. Al momento, ci sono 5/6 squadre che possono competere per il titolo e tra esse inserisco anche Lazio, Udinese e Napoli. Ma come si fa a togliere dal gioco le milanesi e la Juve?».
E la Roma rifondata da Luis Enrique, dove la mettiamo?
«Intanto, il fatto stesso che il tecnico spagnolo faccia giocare tanti giovani, è già una cosa che mi piace moltissimo e di per sé positiva. Anche qui, ribadisco, bisogna lasciargli il tempo di lavorare e di sviluppare le sue idee».
Come va gestito il tramonto di un campione unico e insostituibile come Totti?
«Francesco è un calciatore che sa gestirsi da solo. Secondo me, può ancora contribuire ad una Roma competitiva».
La vicenda Del Piero come la spiega?
«Ci trattiamo di fronte ad un grande campione che ha dato tantissimo al calcio italiano. Merita il rispetto di tutti noi».
Hamsik-Cavani-Lavezzi, i famosi tre tenori, possono fare la differenza per il Napoli?
«Si tratta di calciatori incredibilmente bravi. Il calcio internazionale prevede anche altro per fare bene. Tuttavia Mazzarri se la sta giocando bene in Champions League sia pure in un girone difficilissimo. Per quanto riguarda lo scudetto, vale il ragionamento fatto poco fa. I partenopei sono in quel numero di cinque o sei club in grado di vincere».

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