Ramires, corsa e grinta per
conquistare subito l'Inter

Una mezzala destra in grado di imprimere improvvise accelerazioni alla manovra, di appoggiare l’azione e di scegliere i tempi giusti per inserirsi sulla trequarti
ROMA, 20 marzo - L’Inter l’ha fatto seguire da Luisito Suarez, che è volato diverse volte in Portogallo per preparare una dettagliata relazione sulle caratteristiche di Ramires, 23 anni da compiere il 24 marzo, centrocampista brasiliano del Benfica, corsa e grinta, energia e velocità, falcata lunga e forza nei contrasti. Una mezzala destra in grado di imprimere improvvise accelerazioni alla manovra, di appoggiare l’azione e di scegliere i tempi giusti per inserirsi sulla trequarti: ritmo e intensità, spirito di iniziativa e progressione, cambi di marcia e buona mira, ma anche una particolare attitudine al pressing e alla fase difensiva. Ramires si è già guadagnato un posto nella lista dei convocati del Brasile per il Mondiale in Sudafrica: il ct Carlos Dunga lo considera un giocatore completo, attento agli equilibri di una Seleçao che dovrà trovare un punto d’incontro fra l’esigenza di produrre spettacolo e la necessità di tornare a casa con la Coppa.
LA MISSIONE - Suarez l’ha studiato dalla tribuna in tre partite di campionato: contro lo Sporting Braga, il Porto e il Rio Ave. Ha raccolto sempre indicazioni positive su Ramires, che è anche nei piani del Manchester City e del Chelsea, come ha scritto di recente il giornale portoghese “A Bola”. Un Benfica, allenato da Jorge Jesus, che giovedì scorso si è qualificato per i quarti di finale dell’Europa League, dopo aver eliminato il Marsiglia vincendo (2-1) in trasferta e pareggiando all’andata, in casa (1-1), allo stadio “da Luz”. Nel prossimo turno affronterà il Liverpool di Rafa Benitez e Alberto Aquilani. Ramires Santos do Nascimento è stato acquistato dal Benfica nella scorsa estate, il 16 luglio del 2009: trattativa chiusa con il Cruzeiro in cambio di otto milioni di euro. Nel club di Belo Horizonte si era fatto largo accanto ad altri talenti. Al suo fianco c’era il fantasista Kerlon, tesserato più avanti dall’Inter e prestato prima al Chievo e poi all’Ajax. Così come c’era il centravanti Guilherme, che è passato in seguito alla Dinamo Kiev e che ora si è legato al Cska Mosca, prossima avversaria dell'Inter in Champions League.
LA STIMA DI DUNGA - Il Benfica aveva scoperto Ramires durante l’ultima edizione della Confederations Cup, disputata quasi un anno fa, a giugno, in Sudafrica e conquistata proprio dal Brasile di Dunga in finale contro gli Stati Uniti (3-2). Ramires aveva cominciato l’avventura nelle retrovie, ma dopo due partite era diventato titolare soffiando il posto ad Elano, ex Manchester City e ora al Galatasaray. Da riserva a pilastro del centrocampo per aiutare i mediani Felipe Melo e Gilberto Silva a sorreggere un attacco formato da Kakà, Robinho e Luis Fabiano. Ma Ramires si era fatto già notare alle Olimpiadi di Pechino, un anno prima, nel 2008. Una medaglia di bronzo vinta sempre sotto la guida in panchina di Dunga: facevano parte di quel gruppo anche il portiere Diego Alves (Almeria, corteggiato dal Milan), i difensori Rafinha (Schalke 04) e Thiago Silva (Milan), i centrocampisti Hernanes (Sao Paulo), Lucas Pezzini (Liverpool) e Anderson (Manchester United), il trequartista Diego (ora alla Juve e in quel periodo ancora al Werder Brema), gli attaccanti Pato e Ronaldinho, altri simboli del Milan. Ramires è nato a Rio de Janeiro il 24 marzo del 1987: è alto un metro e 80 per un peso di 73 chili. Magro e agile, ma il suo fisico leggero non lo penalizza sui campi pesanti e nei contrasti. E’ abituato a fare a sportellate con gli avversari, ha dimostrato di saper sopportare le insidie di un calcio fisico e muscolare. Gli piace giocare senza parastinchi, con i calzettoni arrotolati intorno alle caviglie: nel suo modo di correre ricorda un po’ Toninho Cerezo, che in Italia ha fatto innamorare i tifosi della Roma e della Sampdoria e che in Brasile era stato uno dei leader dell’Atletico Mineiro (sette scudetti fra il 1976 e il 1983).
LA STORIA - Famiglia povera e infanzia complicata, quella di Ramires, cresciuto nelle favelas di Rio. Il calcio ha sempre rappresentato la sua grande passione. Ha cominciato a giocare per la strada, poi ha bussato alla porta del Joinville, società di Santa Catarina: a quindici anni ha superato il provino, è stato aggregato alla squadra Allievi e ha iniziato a mettersi in luce con la maglia Tricolor (nera, bianca e rossa) che ha nel suo stemma l’immagine di un coniglio. Nel campionato statale, il Catarinense, Ramires ha fatto il debutto da professionista verso la fine del 2006: cinquantasei presenze e cinque gol. Il suo talent-scout è stato Sergio Ramirez, un allenatore uruguaiano che guida il Joinville (serie C) dal 2006: è un ex terzino della Celeste e del Flamengo. In precedenza ha lavorato sulla panchina del Bragantino e del Rio Branco. La svolta della carriera di Ramires è arrivata all’inizio di marzo del 2007, quando il Cruzeiro l’ha preso dal Joinville spendendo appena duecentoventimila euro. A Belo Horizonte è stato preso in consegna dal tecnico Dorival Junior, che l’ha lanciato subito nella mischia contro la Juventude (2-3). La sua prima stagione è stata convincente e ricca di applausi: trentadue partite e tre gol contro il Palmeiras, l’Atletico Mineiro e il Vasco da Gama. Nel 2008 ha proseguito la scalata: è stato eletto dalla stampa come uno dei migliori centrocampisti del Brasileiraro e ha festeggiato anche la conquista del campionato Mineiro, dopo aver incrociato sulla strada un altro allenatore decisivo per la sua crescita, Adilson Baptista, 42 anni, ex tecnico del Figueirense e del Gremio, ed ex difensore del Corinthians, del Jubilo Iwata, dell’Internacional di Porto Alegre, dell’Atletico Mineiro, del Cruzeiro e dell’Atletico Paranaense. Sessantuno gare e dieci gol: questo il bilancio complessivo dell’esperienza di Ramires nel Cruzeiro. Grande velocità, abbinata a uno spiccato senso tattico e ad un’agilità che gli permette di sorprendere spesso i suoi avversari. In Brasile i tifosi del Cruzeiro lo avevano soprannominato “O Guerreiro”, il lottatore. E anche nel Benfica si è costruito un presente da protagonista: diciannove partite (tredici complete) e quattro gol in campionato (al Guimaraes, al Vitoria Setubal, al Belenenses e al Leixoes); dieci gare in Europa League; quattro presenze e una rete (allo Sporting Lisbona) nella Coppa del Portogallo. Nella nazionale verdeoro ha giocato undici volte e ha firmato con il Benfica un contratto fino al 2014. Ha il passaporto brasiliano e può essere tesserato solo come extracomunitario. Nel Benfica indossa la maglia numero otto ed è uno dei pezzi pregiati del club insieme con i difensori Luisao e David Luiz; i centrocampisti Ruben Amorim, Javi Garcia e Fabio Coentrao; l’esterno sinistro Di Maria e l’attaccante Saviola, autore di undici gol fra campionato e coppe. Il Benfica non vince lo scudetto dal 2005 ed è primo in classifica dopo ventidue giornate: ha 55 punti, uno in più del Braga e nove in più del Porto, terzo. In campionato ha perso solo una gara: il 31 ottobre in trasferta contro il Braga (0-2, gol di Hugo Viana e Paulo Cisar).
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PinoAlfredo Scrive:
24/03/2010 19:41:43Finalmente un interista che parla di Maicon.
La verità è che si gioca in dieci da molto tempo, ma non mi risulta che Mourinho abbia criticato in pubblico il brasiliano con le valige in mano.
Per quello c'è Balotelli, un parafulmine a 360 gradi di anni 19. -
Mai_Stati_in_B Scrive:
22/03/2010 11:13:06Luisito fallo comprare subito a Moratti! qst e' una forza della natura! e poi ci vuole uno che spinga meglio di Maicon che qst anno nn mi sembra in gran forma!

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