Mancini: «La Champions e poi voglio anche la Liga»
Il tecnico del City: «Il mio è un successo italiano. Rifarei la scommessa Balotelli: se mi segue diventerà... Messi»
martedì 15 maggio 2012
ROMA - Pensava fosse svanito il suo sogno, la Premier in due anni partendo quasi da zero. Mancavano ancora cinque minuti di recupero, quasi in ginocchio a bordo campo e le mani nei capelli: «Speravo nel 2-2 e in un miracolo del Sunderland, non sapevo più a cosa pensare, certo che era finita» . Poi il gol di Dzeko e il lampo di Aguero, una corsa sfrenata verso il calcio «made in Italy», l’abbraccio di tutti i suoi collaboratori. Roberto Mancini è il secondo allenatore italiano che ha vinto in Inghilterra: «E il primo è stato Ancelotti, un grandissimo allenatore e un grande uomo» racconta ormai stremato. Ci vorrebbe un giorno intero per recuperare gli sms e ringraziare tutti. «Meglio farlo tramite voi, tramite il vostro giornale. Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino e che mi hanno mandato i complimenti». Poi il racconto di un’emozione che si terrà nel cuore tutta la vita.
Mancini, ci racconti quei cinque minuti.
«Impossibile, non ricordo niente, ero in trance, non sapevo più in cosa sperare. Stavamo buttando via un anno di lavoro, ma ho sempre saputo che finché c’è vita c’è speranza. Non ho mai mollato, neanche quando ero sotto in classifica di sette-otto punti».
Ha rivissuto l’incubo di Wembley, quando perse la Coppa dei Campioni contro il Barcellona.
«Sensazioni diverse, dolori diversi. Un conto è perdere da giocatore, in campo: poi pensi all’anno dopo e ti rimetti a giocare. Qui sarebbe stato tutto più difficile. Dietro a uno scudetto c’è un lavoro pazzesco, collettivo e individuale. Stavamo sbriciolando tutto».
Non si sarebbe più ripreso, sia sincero.
«Questo non lo so, io sono un combattente, non mi arrendo e conosco le leggi dello sport. Dalle grandi sconfitte, nascono i grandi trionfi. Non si può inventare niente dall’oggi al domani».
In effetti lei ha sempre vinto partendo da zero.
«Alla Samp, da giocatore, un periodo straordinario e una squadra di campioni. E alla Lazio, sempre da giocatore: mancava la mentalità vincente, fu un ciclo che resterà nella storia del club».
Poi altre partenze in salita anche da allenatore.
«La Coppa Italia con la Lazio nell’anno zero, quello del fallimento quasi sfiorato. Le partite sembravano quasi un fastidio, ma il gruppo fu bravissimo a restare compatto. Poi all’Inter, credo una ventina d’anni senza un successo: sono arrivato alla Pinetina e ho cominciato da zero, sistemando le stanze del centro. C’era poco o niente: la mia squadra ha aperto il ciclo di Massimo Moratti».
Anche al Manchester City c’era poco.
«Tanta voglia e una forza economica che andava gestita bene. Sono arrivato in corsa, sfiorando un posto in Champions. Un anno fa la FA Cup, adesso la Premier. Credetemi, non è facile come sembra, arrivare primi in Inghilterra».
Ha speso cento milioni sul mercato...
«E’ vero, ma non ho comprato Messi, Cristiano Ronaldo o Ribery. Sono andato a cercare giovani emergenti per aprire un ciclo di cinque o sei anni. Mi piacerebbe che il Manchester City diventasse il Barcellona di questi anni. Ma ci vuole tempo e lavoro, noi abbiamo bruciato le tappe».
In che senso?
«Non credevo si potesse conquistare la Premier in soli due anni. Chi dice: Mancini ha vinto perché ha speso tanto dice delle stupidaggini. Non basta spendere per arrivare primi, soprattutto in Premier».
E’ più facile la Liga...
«Beh, quella è una sfida eterna tra Barcellona e Real Madrid. Non c’è altro. Qui devi battere ogni anno Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool e Tottenham. E nessuna partita è mai scontata, basta vedere come abbiamo rischiato di perdere lo scudetto contro il QPR».
Ma vincere anche in Spagna è il suo sogno.
«Vincere all’estero è il mio sogno. Sì, mi piacerebbe conquistare la Liga ma anche lo scudetto portoghese con il Benfica. Ci sono club che hanno fatto la storia del calcio: io sono pronto a tutto, ma ora penso solo al City».
La bandiera italiana sulle spalle: un’immagine emozionante.
«Io non credo di essere proprio simpatico a tutti, anzi, penso di stare antipatico a tanti, ma spero che in Italia siano felici del mio successo e di quello di Balotelli. Quando uno di noi vince all’estero, tutti devono essere orgogliosi».
L’hanno chiamata in tanti?
«Ho il telefonino pieno di sms, non so se riuscirò a leggerli tutti. Uno era di Moratti, altri della Juventus. Della nuova Juventus: Marotta, Nedved, Paratici. Spero di avere il tempo di rispondere a tutti».
Guardiola, Luis Enrique, Guidolin: tre allenatori che abbandonano per stress.
«La pressione è tanta, è sempre più difficile gestire una squadra e tanti campioni. A volte qualcuno ha bisogno di fermarsi. Io vado avanti, vivo di calcio e di pallone».
E’ rimasto sorpreso dall’addio di Pep?
«Beh, se alleni i più forti giocatori del mondo dovrebbe essere più facile e più bello».
Ha mai pensato: ora me ne vado e torno a casa.
«No, sapevo che avrei avuto dei momenti difficili, in campo e fuori, ma ho fatto una scelta e ho vinto. Mi mancavano il sole, la famiglia, i miei amici, un semplice piatto di pasta ma non ho mai mollato. Domenica sono stato ripagato di tanti sacrifici: è difficile ci sia una cosa più bella di quella che ho vissuto».
Magari la Champions.
«Ci proveremo la prossima stagione, bisogna migliorare, rinforzare la rosa e lavorare tanto».
Lei ha litigato con Ferguson. Ieri il tecnico dello United ha detto: ci vogliono cento anni per fare la nostra storia.
«Nessuno nega la grandezza di quel club, io l’ho capito appena arrivato a Manchester e ho anche capito che Ferguson è il più grande. Per questo mi godo un trionfo storico».
Balotelli è una vittoria o una sconfitta?
«Con me ha vinto lo scudetto a 17 anni, all’Inter, e ora a 21 ha conquistato la Premier. Rappresenta una vittoria: 12 gol, quasi tutti decisivi. Anche con il QPR ha messo il piede sulla palla del successo. Mario non si può discutere come giocatore».
Undici giornate di squalifica e tanti guai.
«Se capirà che deve smettere con certi atteggiamenti, diventerà come Ronaldo e Messi. Ogni tanto va fuori di testa, ma in Premier ci sono giocatori peggiori di lui, solo che non si chiamano Balotelli e non hanno tutti i riflettori addosso. Tipo quel Barton che domenica pomeriggio con noi ha cominciato a picchiare chiunque».
Dica la verità: scommetterebbe ancora su Balotelli?
«Sì, anche se mi ha fatto davvero incavolare. Dissi che non avrebbe più indossato la maglia del City ma sapevo che non era vero. Sto cercando di aiutarlo, di più non posso fare».
Lei è stato anche quattro mesi senza Tevez.
«Per me era finita dopo tre giorni. Lo portai a casa mia e gli dissi: chiedi scusa e ricominciamo. Non lo fece, voleva andare via, è scappato in Argentina ed è tornato da noi solo quando è sfumato il passaggio al Milan. Così ci ha ripensato e ci ha dato una mano».
Andrà via quest’estate, magari proprio a Milano.
«Non lo so cosa ha in mente di fare, ma non escludo sorprese. Per me è un top player e lui lo sa».
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4 commenti
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lukesmallsalle 14:22 del 15/05/2012
Sissì! Hanno solo speso 500 milioni da quando sono arrivati gli arabi… negli ultimi due anni, con l'arrivo di Mancini, ne hanno speso quasi 250 milioni. Ma si sa… lui è bravo. Sir Ferguson, colui che è stato palesemente insultato nel derby, con quei soldi avrebbe vinto tutto… compreso la coppa del nonno per almeno 5 anni di fila. Ma si sa… lui è bravo…
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lukesmallsalle 14:22 del 15/05/2012
Sissì! Hanno solo speso 500 milioni da quando sono arrivati gli arabi… negli ultimi due anni, con l'arrivo di Mancini, ne hanno speso quasi 250 milioni. Ma si sa… lui è bravo. Sir Ferguson, colui che è stato palesemente insultato nel derby, con quei soldi avrebbe vinto tutto… compreso la coppa del nonno per almeno 5 anni di fila. Ma si sa… lui è bravo…
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Costanzo Fascianoalle 02:43 del 16/05/2012
MANCI' ACCONTENTATI DELLA PRIMIER, HAI FATTO BENE, COI SOLDI DI ABDULLAH L' ARABO NE VINCERAI ALTRI 10 TITULI..

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