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martedì 28 ottobre 2014

Cinema, il Mennea segreto che non ha mai smesso di correre

Presentato il documentario sul grande Pietro Mennea, ritratto di un "alieno" riservato, mito irraggiungibile dello sport. L'atletica, gli studi, la politica, l'amore

di Leandro De Sanctis

ROMA - “Mennea segreto”, il documentario realizzato da Emanuela Audisio proiettato domenica nell’ambito del Festival del Cinema di Roma, probabilmente non sarebbe piaciuto all’uomo simbolo dello sport italiano degli ultimi cinquant’anni. Troppo schivo e geloso del suo modo di essere per permettere a tutti di conoscerlo davvero, come il film tenta invece di fare, in qualche modo violentando la natura di Pietro, con lo scopo di far conoscere cosa c’era dietro a colui che è diventato un mito a quattro cifre: 19”72, il tempo del suo record mondiale sui 200 metri. Anche se il docufilm si concentra soprattutto su ciò che Mennea è stato dopo la sua lunga carriera di atleta e le sue cinque Olimpiadi. E si propone di raccontare e ricostruire non tanto come è nato quello che il presidente del Coni, Giovanni Malagò, definisce il più grande atleta italiano di sempre, ma come Pietro abbia cercato di vivere la sua vita oltre lo sport, ovvero l’atletica e il suo modo di essere applicati ad ogni percorso professionale.

Con l’illusione e la disillusione della politica, con la forza delle idee e dell’azione: scrive un libro sui costi dell’Olimpiade e lo manda al Premieri Monti, che di lì a poco ritirerà la proposta di candidatura di Roma. Si muove in prima persona nel fare beneficenza e dare supporto a chi ne ha bisogno.
    Si prova quasi imbarazzo inizialmente, quando la macchina da presa conduce oltre le ante dell’armadio che ancora contiene decine e decine di scarpe, da corsa ma non solo. E i suoi libri, i suoi quaderni di appunti dove meticolosamente annotava ogni cosa, programmi, tempi, considerazioni, ogni giorno della sua vita di sprinter. “Mennea segreto” è anche il segreto di Mennea, come emerge dalle testimonianze di chi l’ha conosciuto e con lui ha condiviso gare in pista e poi nel lavoro, ognuno da lui imparando qualcosa, quel modo particolare di essere campione prima e uomo poi, insaziabile di conoscenza e di competitività che aveva nel sangue. E tutti ammirandolo.
    Non mancano le immagini del record e dell’oro olimpico: chi le ha vissute se le ricorda, e chi le guarda come filmati di un’epoca già lontana, non può riprovare le emozioni e i brividi che a distanza di tanti anni ancora regalano certi fotogrammi, certe telecronache. I settantacinque minuti scorrono leggeri, con momenti di commozione e non rare risate, che le parole del professor Vittori e dello stesso Pietro Mennea inevitabilmente suscitano.

Sorrisi che probabilmente sarebbero piaciuti anche a Pietro, che avrebbe ascoltato imbarazzato le testimonianze dei suoi amici di Formia e magari li avrebbe rimproverati bonariamente («Non dovevi dire che facevo colazione in camera con cappuccino e plumcake...»), così come a Zuliani avrebbe detto che sarebbe stato meglio non raccontare cosa accadde quella volta che erano in America e... Ma come in ogni docufilm che si rispetti, sono le parole dei testimoni a delineare il ritratto di Pietro Mennea adulto. La segretaria del suo studio legale, la moglie Manuela Olivieri, i suoceri inizialmente diffidenti per via della diversa estrazione sociale, più che per la differenza d’età, ma poi conquistati senza riserve da Pietro. E poi il cugino Ruggiero, il grande Tommie Smith, indirettamente Muhammad Ali (che si stupì che l’uomo più veloce del mondo fosse bianco: «Ma io sono nero dentro», gli disse Mennea quasi a giustificarsi) Franco Fava prima compagno di stanza in Nazionale poi giornalista, il giudice Imposimato, il presidente della Federatletica Alfio Giomi, Gianni Minà, Mauro Moretti (che ha dedicato a Pietro Mennea il treno Frecciarossa 1000, il più veloce delle linee italiane). Ecco, il limite che si avverte, un non so che di incompletezza, è un certo squilibrio verso l’ultima parte della vita di Pietro Mennea, una specie di alieno che non ha mai smesso di correre.
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