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venerdì 30 gennaio 2015

Cinema, Unbroken: l'incredibile storia del soldato Zamperini

Al cinema il film di Angelina Jolie sul mezzofondista di origini italiane, che passò dall'Olimpiade di Berlino ai campi di prigionia giapponesi, sopravvivendo a torture e sofferenze

di Leandro De Sanctis
ROMA - Se Angelina Jolie non fosse stata sua vicina di casa, l’incredibile storia di Louis Zamperini, narrata dal libro di Laura Hillenbrand non avrebbe avuto la possibilità di essere conosciuta nel modo in cui solo i film riescono a fare. “Unbroken”, il cui significato in italiano è letteralmente non rotto (e guardando il film si capisce quanto sia azzeccato) ma anche indomito, mette in scena la vita del ragazzo di origini veronesi sbarcato in America con i genitori, avviato all’atletica dal fratello e capace, correndo con la maglia nera di Torrance, Southern California, di guadagnarsi a soli 19 anni la partecipazione all’Olimpiade di Berlino 1936 (fu il più giovane atleta della spedizione), dove giunse ottavo nei 5000 con un ultimo giro strabiliante. 
Dai campi dell’atletica ai campi di prigionia giapponesi. La terra rossa su cui affondavano le scarpette chiodate degli atleti dell’epoca, il filo di lana sul traguardo le “padelle” cronometriche degli allenatori che prendevano i tempi. E poi il fango ed il carbone, gli scontri a fuoco sugli aerei (Louis era “puntatore”) l’oceano prigione d’acqua senza futuro per molti, il dolore e l’indicibile sofferenza, la crudeltà dei criminali di guerra nipponici che incontrò sul suo cammino. Una vita che non fu mai facile per lui, prima ragazzino italiano odiato in terra straniera, poi negli anni della guerra e della prigionia, quindi nella sempre difficile e tormentata fase del ritorno ad una normalità che tale non avrebbe più potuto essere. 
Lo sport sarebbe stata la sua terra promessa, approdo naturale dove convogliare le sue qualità di indomito combattente della vita, se non fosse stato proiettato in guerra e costretto durante la prigionia a superare prove di indicibile violenza, aggrappandosi alla sua forza interiore per non mollare mai. Proprio come fanno i campioni. Angelina Jolie, con il piccolo grande aiuto dei suoi amici (i fratelli Cohen hanno dato un contributo importante alla sceneggatura) ha realizzato un bel film, impreziosito da una fotografia che alterna colori e regala emozioni, con inquadrature che a volte fissano le immagini come quadri aerei, un montaggio che opportunamente dà tregua dalle scene di guerra con i flashback sull’atleta Zamperini e un sonoro che restituisce con straordinaria efficacia le convulse e terrificanti scene di ordinarie battaglie aeree, il rumore dei proiettili delle mitragliatrici che violano gli aerei. 
Musica epica d’ordinanza, tramonti fotografati a volte come cartoline e una violenza insistita, indubbiamente protagonista dell’inferno vissuto da Louis Zamperini, ma su cui forse si indugia troppo, nella reiterazione della crudeltà psicopatica del frustrato comandante del campo di prigionia (Mutsushiro “The bird” Watanabe), che rimanda fin dall’aspetto alle scene di “Merry Christmas Mr. Lawrence” che Nagisa Oshima girò nel 1983, con i faccia a faccia ravvicinati (e lì ambigui) tra Ryuichi Sakamato e David Bowie. Louis Zamperini, scomparso nel luglio scorso all’età di 97 anni, ha il volto e la determinazione silenziosa di Jack O’Connell, 24enne attore britannico lanciato da ragazzo dal film This is England e poi protagonista delle serie tv Skins.
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