Panariello: «Passione Milan, Fiorentina e Napoli»

Il comico sempre più protagonista in teatro, cinema e tv: «È la vita che mi ha scelto. Fare l’attore è quello che sono» di VALERIA ANCIONE

    ROMA, 3 agosto - «È la vita che mi ha scelto». Andava ancora a scuola e non era bello. Andava ancora a scuola e non era il primo della classe. Che fare? Guardarsi allo specchio e dirsi... però sono simpatico. E la simpatia diventa la chiave del successo. Anzi qualcosa di più: l’innamoramento. Perché Giorgio Panariello è innamorato di quello che fa, del palcoscenico, di quell’uno per tutti. Così la vita lo ha scelto comico. Lo ha illuminato. Dopo avergli negato la presenza della madre - benedice addirittura i rapporti ossessivi e possessivi - e il volto del padre, gli ha restituito tutto sotto forma di passione, condivisa e apprezzata da milioni di persone che gli danno quel calore mancato. Ecco, signori, Giorgio Panariello: di professione uomo con una straordinaria energia a sperimentare, a non fermarsi. Perché si parte per fare il comico e si scoprono mille sfumature di un mestiere straordinario che non ha una stazione d’arrivo. «Avanti, sempre più avanti, sempre più avanti», diventa un’ossessione. Il traguardo che si vede e si allontana è il fuoco che muove questo attore che sogna l’eternità di Gino Bramieri e la genialità di Roberto Benigni.

    LE QUALITÀ - È stato proprio sui banchi di scuola l’inizio di Giorgio Panariello. «Un caso. Se non sei bello e non sei il primo della classe, devi sfruttare qualche altra dote. E io ero simpatico. Poi è venuta la radio e mi sono innamorato. Questo lavoro è una cosa che ti prende dentro. Io non penso ad altro. A un certo punto la vita ti si illumina. Anche se non ci si sente mai arrivati. Parti per fare il comico e scopri che puoi essere anche drammatico. Fai un ruolo e subito dopo puoi andare bene per un altro. Io voglio solo andare avanti. Il successo c’è e va benissimo, ma non è quello il traguardo. Mi piacerebbe diventare come Gino Bramieri».

    L'AMORE PER I CANI - Non è il lavoro che ha cambiato la vita di Giorgio Panariello. «Fare l’attore è la mia vita, ma i cani mi hanno cambiato. Ero molto preso da me stesso. Un po' narciso. Volevo realizzarmi e non mi soffermavo su quello che avevo attorno. Poi sono arrivati loro: prima Zeus e poi Crusca. L’incontro con i cani mi ha fatto fermare. Un cane devi amarlo, ti fa scoprire il rapporto con la natura. Ti rendi conto che c’è tutto un mondo a te sconosciuto. Altri padroni di altri cani e le tolette, i parchi, le scuole di addestramento».

    IL PALCOSCENICO - E poi cinema, teatro, tv e anche la scrittura, ma vince sempre il palcoscenico. «Dal vivo mi sento più a mio agio. Sul palco si può essere se stessi. Il teatro è il momento dell’improvvisazione. E’ forte il contatto con il pubblico, è un momento in cui mi relaziono con la gente. E’ chiaro che la televisione ti dà una grande popolarità e paga di più. Anche il cinema va bene. E il mio libro è una metafora della vita. il protagonista è un po’ come ero io prima dei cani. Certo un po’ esasperato. Mi piacerebbe farci un film».

    I GENITORI - Un libro è sempre un’occasione per riflessioni importanti e quella sulla mamma era spontanea. «Io non sono stato fortunato, sono cresciuto con i nonni, mia mamma non è stata presente e il mio papà non so ancora chi sia. Se penso a una mamma l’immagino invadente. Mi dispiace quando vedo i giovani arrabbiati con i genitori, ma si rendono conto cosa fanno questi genitori per loro?»

    GLI IDOLI - Adora Woody Allen («Lui è un’icona»), mentre Renato Zero ha ispirato la sua vita. «Venivamo dagli anni Settanta: i Baglioni, i Venditti, i Dalla, tutti chini e cupi sul pianoforte a macerarsi. Poi ho visto Renato. E ho scoperto che era il teatro e ho pensato "voglio fare questo". Le sue trasformazioni, i suoi trucchi... imitarlo mi ha permesso di fare le prime cose in tv». Il suo idolo però è Roberto Benigni: «Io sono un attore comico, lui è il comico. Un genio». Poi ci sono i modelli: Sordi e Totò, ma Panariello si accontenta di essere se stesso. «A me va bene».

    PASSIONE SPORT - Non è uno sportivo («sono cintura nera di… danza classica»), ma ha passioni sportive, il Milan per esempio e non la Fiorentina nonostante sia toscano. «Perché il Milan? Perché mio zio era milanista e appena nato mi regalò una copertina rossonera e intorno ai sei anni il primo completino. Era la maglia di Rivera. La Fiorentina? In Toscana solo a Firenze si tifa viola. Però sono affezionato anche alla Fiorentina. Una simpatia nata negli anni di Batistuta. Anche il Napoli è una squadra che mi piace sarà perché il nonno era di Torre del Greco e il mio amico Salemme è grande tifoso degli azzurri». Trova addirittura simpatico il tecnico dell’Inter Mourinho. «Come tutti i grandi antipatici a un certo punto sono talmente antipatici che a me fanno ridere».

    Valeria Ancione

    06/08/2009 17:26:26
     
    e n'colpoooo tifa tuttii!!

    05/08/2009 19:56:23
     
    solo per precisare, il cognome Panariello e un classico torrese non partenopeo..........

    05/08/2009 13:01:50
     
    PER CICCIOWEB7
    ...E NON PENSO PROPRIO...
    E POI IL SIGNIFICATO NON E' QELLA PAROLA CHE DA DEL BAST...O

    A QUALCUNO...
    E' PIU COMPLESSO,NON HO VOGLIA DI SPIEGARTI.
    CIAO

    05/08/2009 11:26:02
     
    falco24,A NAPOLI TUTTI SANGUE PRESTATI..

    04/08/2009 21:26:02
     
    PER PANARIELLO
    DAL COGNOME CHE PORTI E' UN CLASSICO PARTENOPEO,UN CONSIGLIO,SOLO NAPOLI,SE NO SEI UN SANGUE PRESTATO.
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