Tutto sulla Pellegrini e la Lazio di Spinozzi: i libri

La campionessa del nuoto si racconta tra record, paure e amori. Da Lorenzo a Chinaglia, sei anni indimenticabili in biancoceleste di M. GRILLI

    FEDERICA PELLEGRINI SI RACCONTA
    La morale del libro, e della vita stessa di Federica Pellegrini, è contenuta nella prima riga del libro: «Tutto, in me, è una gara senza fine». Vivere, nuotare, amare, trovando un equilibrio solo al termine di sfide dolorose e continue, fuori e dentro di sè, come svela il titolo del primo capitolo, «Federica vs la Pellegrini», quasi a voler confermare la differenza che c'è tra la donna, con le sue ansie e le sue paure (tra le quali quella di affogare...) e la collezionista di record. In questo libro - una sorta di diario, intrigante e scorrevole - è Federica a prendere il sopravvento ed parlare, a svelarci il suo universo, i suoi amori, gli ormai famosi tatuaggi, le grandi vittorie e i momenti bui - il litro di vino bevuto da sola, il gelato divorato per pura rabbia, la solitudine di certe serate, il blocco che la prendeva prima di certe gare - raccontandoci quanto è stato difficile e a volte doloroso diventare "la Pellegrini". Poche pagine sono dedicate ai suoi trionfi, la maggior parte si sofferma sul suo mondo più intimo, la sua famiglia - resta nella mente la descrizione dello stato d'animo della madre, che parallelamente ai trionfi della figlia capisce che la sta perdendo, poco per volta - lo splendido rapporto col fratello, e naturalmente il suo amore, Luca Marin. Belle le pagine dedicate alla Camera di Chiamata, quella stanza intermedia tra gli spogliatoi e i blocchi di partenza, dove ogni atleta studia e sfida le rivali. Perché per la Pellegrini tutto è lotta, «una lotta di opposti, un continuo passaggio dal giorno alla notte, un alternarsi della luce più abbagliante con le ombre più cupe. Questo è il mio carattere. Questa sono io».

    Io nuoto per amore, di Federica Pellegrini; Mondadori, 101 pagine, 16 euro.  


    SPINOZZI, SEI ANNI DA LAZIO
    Un libero all'antica, un calciatore professionista dalla carriera più che dignitosa, la barba a inquadrare il volto, una mente sveglia e il tackle sempre pronto. Arcadio Spinozzi da Mosciano Sant'Angelo, provincia di Teramo, racconta qui sei anni di Lazio, vissuti tra il 1980 e il 1986, di una Lazio romantica e sempre in bilico tra serie A e la B, in difficoltà nel vincere le partite come nel far quadrare i conti economici. E' chiaro, siamo lontanissimi dalle luci sfavillanti e dai trionfi in serie delle squadre di Cragnotti, come anche dalle speranze della società di Lotito. Qui si parla di un'altra Lazio e di un altro calcio, più romantico e ruspante, che non può che generare nostalgia in chi ha vissuto quelle stagioni. Spinozzi non nasconde nulla, dal calcio scommesse alla corte agli arbitri, alle pasticche misteriose. Inevitabilmente, però, le pagine più interessanti e divertenti sono quelle che raccontano «da dentro» personaggi e vita dello spogliatoio biancoceleste, dalla presenza inquietante di Moggi, detto «Barabba», agli scherzi continui di D'Amico, dai tormenti a luci rosse di Garlaschelli agli allenatori improponibili come Lorenzo, alle speranze tradite di Chinaglia presidente. Anni particolari e duri anche fuori dal rettangolo di gioco, vissuti in prima persona, come nel caso del rapimento di Emanuela Orlandi nel quale Spinozzi venne incredibilmente coinvolto. Sei anni indimenticabili, raccontando i derby con la Roma di Falcao e Liedholm, la presenza continua dei tifosi in sottofondo, le salvezze all'ultima giornata. Sei anni di Lazio per vivere, come racconta lo stesso Arcadio, «l'angoscia e il tormento, l'esaltazione e la gioia», sei anni splendidamente racchiusi nelle lacrime spese al Maestrelli, il giorno dell’addio.

    Una vita da Lazio, di Arcadio Spinozzi con Stefano Greco; Castelvecchi Editore, 286 pagine, 14 euro.

    16/09/2009 16:25:54
     
    x i membri.
    La Volete finirla co' ste scambi ?? Fate i bravi, dai!!!

    16/09/2009 15:33:08
     
    as roma fusion (mista) alla fortitudo e alla virtus 1927 giorno x ora ippiselon!!

    ve sete impossessati de 'n simbolo che nun ve appartiene. la lupa ora è i lsimbolo di ROMA. eravate piccoli e ve sete voluti senti grandi...

    ma la storia non la cambierete mai!

    16/09/2009 13:14:48
     
    SS LAZIO 9 gennaio 1900, Piazza della Libertà.

    15/09/2009 16:29:27
     

    15/09/2009 16:23:41
     
    per l´ignoranza che ti contradistingue ti consiglio di studiare la storia dell´impero dei cesari...cui vessillo raffigurava l´aquila e non la lupa che come sempre veniva anni dopo.....s.s.lazio 1900 tu 1927 se bisnonni o nonni erano romanisti fatte du conti.....sicuramete se so rifarditi o pure c´iavevano la palla de vetro. i colori rappresentano snche la madonna..informatevi e studia la fusione della rom che neanche il giorno sapete...stefano p. navona e non qualchevostra borgata

    15/09/2009 15:00:28
     
    Il simbolo di Roma è sempre stato uno solo: l'aquila.
    Se poi parli si as riomma i simboli sono tanti: la soppressata, la burrata, la cassata, la pastiera, ecc...
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