La Favola di Pato e il Selvaggio del Ring: i libri

Carlo Pellegatti ripercorre la breve ma splendida carriera del papero rossonero, mentre Dario Torromeo rievoca la leggenda nera del pugile Stanley Ketchel di M. GRILLI

    LA FAVOLA DI PATO
    È sicuramente una favola, il protagonista è infatti un angelo custode di nome Vasariah, di professione protettore di campioni di calcio. È anche un giallo, che ruota attorno a un mistero racchiuso nel nome "Tocinomacend". È soprattutto una storia vera, perché questo libro "di fantasia" ripercorre fedelmente la breve ma già splendida carriera di Alexandre Rodrigues da Silva, detto Pato. Dall'infanzia a Pato Branco, stato del Paranà, nell'Amazzona brasiliana ai primi calci nell'escolinha del quartiere, dal trasferimento a Porto Alegre per giocare nell'Internacional, all'acquisto da parte del Milan nell'estate del 2007, e finalmente all'esordio in maglia rossonera, segnando anche un gol al Napoli, il 13 gennaio 2008, data fatidica nella vita del papero rossonero, quando anche il mistero che angustia Vasariah sarà naturalmente risolto. Carlo
    Pellegatti, popolarissimo telecronista del Milan, ha lasciato libera la sua fantasia - quella che gli consente di coniare soprannomi a ripetizione per i suoi idoli rossoneri - e ci regala un libro divertente e godibile, dove realtà e fantasia si sovrappongono continuamente. Come nelle favole più riuscite.

    Pato col Diavolo, di Carlo Pellegatti; Mondadori editore, 148 pagine, 15 euro


    L’INFERNO DI KETCHEL
    Il pugilato è una miniera inesauribile di storie e personaggi, a volte ancora poco conosciuti, che raccontano sofferenze e umanità di un mondo molto particolare. Dario Torromeo questa volta ci porta negli Stati Uniti all'inizio del ventesimo secolo, per narrarci una vicenda che sarebbe piaciuta molto a Jack London, quella di Stanley Ketchel, considerato da alcuni il più forte peso medio del pugilato. Una storia di privazioni e di sangue, di violenza e di rabbia. Ketchel non sapeva chi fosse il suo vero padre, non sapeva nemmeno come si scrivesse esattamente il suo cognome (con una o due elle?) fu ucciso a soli 24 anni. Una vita breve ma intensissima, nel segno della violenza. La splendida foto in copertina ce lo presenta in una posa tipica dei tempi, con un paio di mutandoni che a noi possono far sorridere, ma la sua aggressività sul ring divenne presto famosa. È stato campione del mondo, fu soprannominato l'Assassino, arrivò a contendere al mitico Jack Johnson - che contro di lui finì addirittuta al tappeto! - la corona dei pesi massimi. Con una prosa coinvolgente e serrata, Torromeo ci racconta in prima persona, come fosse il protagonista a
    parlare - quasi a volerne prendere le difese, forse anche a giustificarne gli eccessi - la vita di Ketchel, ricostruendo un ambiente da fine dell'epopea del West e facendoci incontrare
    personaggi mitici del tempo come Geronimo, Buffalo Bill, la gang dei fratelli Dalton. Lasciandoci alla fine con un senso di inquietitudine, perché, come ci ricorda Sergio Rizzo nella prefazione, «il pugilato è cambiato in meglio mentre la vita, per i tipi come Stanley, è rimasta spietata». A chiusura del libro, una carrellata di racconti su altri otto campioni dei pesi medi: Robinson, Hagler, Monzon, Fitzsimmons, Dempsey, Benvenuti, Mazzinghi e Mitri.

    E chiamavano me assassino; Stanley Ketchel, il più grande dei selvaggi del ring, e altre storie, di Dario Torromeo, Absolutely Free, 165 pagine, 13 euro

    Massimo Grilli
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